His Lordship, Richard Baron Rogers of Riverside … a Pienza … cerca Papa …

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“Sesso, cibo e architettura” (le tre cose importanti della vita) …

Non gli basta il Leone … vuole un incarico …
Titola la stampa: “Rogers: Venezia mi premia. Ma qui in Italia costruire è impossibile”
Povera creatura … ha difficoltà a costruire in Italia …
politici e amministratori, affrettatevi … sennò il Lord, … Sua Eminenza, … s’incazza …
e così ci riferisce anche Fiorella Minervino su La Stampa del primo di settembre:
“PIENZA. Che grandi Papi ci sono stati nel passato e che architetti, Pienza è una meraviglia, tutti siedono dove vogliono, parlano, comunicano senza conoscersi. Ci sono gli spazi, con le aperture verso le colline, e l’armonia: così deve essere una città, luogo di scambi sociali, multietnici, di gente diversa che comunica, a tutte le età.
A parlare sulla piazza della cittadina toscana è lord Richard Rogers …
Richard Rogers è italianissimo. “Sono nato a Firenze nel 1933 (un anno più vecchio di Piano che mi chiama scherzando “vecchio”) – ricorda – da famiglia triestina. Mio padre studiava all’Università di Firenze medicina, mia madre amava la ceramica, il mio secondo cugino era Ernesto Rogers, il grande architetto dello Studio BBPR – Banfi, Belgioioso, Peressutti, Rogers – al quale si deve fra l’altro la Torre Velasca a Milano. Per questioni razziali la mia famiglia, che è italiana ma con lontane origini inglesi, si trasferì a Londra. Fui inviato come militare dagli inglesi a Trieste dove frequentai mio cugino Ernesto (ho fatto lì il mio primo e unico ballo con Elizabeth Taylor in Italia per le truppe americane) e mi sono convinto a seguire la sua strada” …
Lei viene premiato per l’impegno sulla città, per la sua idea di città sostenibile e compatta. Che cosa significa?
“Le città sono luoghi di incontro e dialogo. Sono il cuore della cultura e degli affari. Per mantenere una qualità di vita decente dovrebbero essere preparate per accogliere chiunque, ben connesse con trasporti pubblici, ben disegnate e in contesti giusti.
sono … necessari luoghi gradevoli dove vivere, incontrarsi, lavorare, divertirsi. Prima la gente se ne andava ad abitare in campagna perché non voleva più vivere in luoghi da incubo come le periferie dell’era industriale. Oggi il flusso è contrario …
La novità vera è il single, la città si popolano sempre più non di famiglie con bambini, ma di persone sole per lavoro o per scelta che a loro volta richiedono negozi, centri, luoghi di incontro. Il contatto umano è la base della città”.
Quante persone lavorano nel suo studio?
“Circa 130, come in una bottega rinascimentale …”
In che Paese l’architettura sembra funzionare meglio?
“In Spagna …”

Il Paese più difficile?
“L’Italia, qui non c’è la volontà politica …
Non posso giudicare il nuovo governo, ma sinora è stato un disastro, da 23 anni disegno progetti per Firenze e non succede mai nulla”
Qual è il suo sogno irrealizzato?
“Costruire un edificio pubblico in Italia, Piano sostiene che è impossibile” …
Lei si ritiene urbanista, architetto, studioso, saggista o cos’altro?
“Solo un uomo …
L’anno venturo al Beaubourg ci sarà una grande mostra dedicata al mio lavoro, l’ho intitolata Dalla casa alla città, poi inconsciamente mi sono reso conto che era una variante della formula “dal cucchiaio alla città” di Ernesto Rogers, il grande cugino che mi convinse a diventare architetto” …
Un giovane ci raggiunge, è il direttore dello studio italiano di Rogers e viene presentato: “Mio nipote Ernesto Rogers, abita a Firenze, è figlio di mio fratello …
Sorridendo il grande architetto se ne va con il nipote verso la casa che affitta in segreto ogni anno a Pienza, “la più bella città d’Italia” … “

P.S.
da un vecchio numero, del marzo 2001, de “IL SOLE 24 ORE” veniamo a sapere che a Londra vanno a ruba i manuali di cucina e si moltiplicano i locali firmati da celebri designer …
“Secondo una classifica … il saggio più venduto in Inghilterra negli ultimi dodici mesi è un manuale di cucina: Il ritorno del cuoco nudo …
D’altronde non è un caso che gli stessi protagonisti della rivoluzione culinaria britannica provengano essi stessi dal mondo del design: a partire da Terence Conran, fondatore a suo tempo della catena di arredamento Habitat e ancora oggi impegnato in prima persona nella progettazione di interni, alla coppia Ruth e Richard Rogers: se lui, già partner di Renzo Piano nell’avventura del Centre Pompidou di Parigi, è oggi il più influente architetto dell’Inghilterra laburista, lei sta rivoluzionando la cucina inglese con i suoi libri e programmi televisivi. Sono entrambi convinti del fatto che la buona tavola sia propedeutica all’attività creativa e hanno in progetto un libro a quattro mani dal titolo provocatorio “Sesso, cibo e architettura” (le tre cose importanti della vita). Insieme animano il celebre River Café, sulle sponde del Tamigi, un ampio locale dalle linee pure e moderatamente high-tech che un insolente “New Yorker” ha definito (senza ironia, pare) “il miglior ristorante italiano d’Europa”. Più che per la qualità del cibo viene ricordato di solito per lo squisito design – nonché per il conto finale, che, dopo un’onesta bagna-caoda con due fettine di carne e un dessert, accompagnati da un sano rosso piemontese o toscano, può raggiungere facilmente le trecentomila lire a testa” …

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6 Responses to His Lordship, Richard Baron Rogers of Riverside … a Pienza … cerca Papa …

  1. laboralab ha detto:

    Rogers a parte, Piano a parte, leggere Muratore è sempre coinvolgente. Linkato. Lab

  2. federico calabrese ha detto:

    ma veramente per voi e’ tanto importante ed interessante a chi assegnano un premio…
    io rifetterei su quello che dice della Spagna, che per lui e non solo per lui (Nouvel, Hadid, Chipperfiled, Foster, OMA, Herzog e de Meuron etc.) e’ il paese europeo dove l’architettura ha un certa dignita’ e di conseguenza l’architetto pure, e dove funziona abbastanza bene, ed e’ vero.
    mentre in Italia, NO, ed e’ vero!
    perche?

    saluti da Brisbane-Australia

  3. Andrea Cattabriga ha detto:

    almeno sulle tre cose importanti della vita…. beh, come dargli torto!

  4. isabella guarini ha detto:

    La Biennale d’Architettura, come tutte le odierne mostre d’arte, sono espressione degli “establishment” pubblici, finanziatori delle varie manifestazioni. Pertanto, le scelte sono necessariamente rassicuranti e celebrative di quanto le pubbliche istituzioni hanno prodotto. Manca quel tanto di sperimentale e di rischio che renderebbe meno noiose e scontate le esposizioni e più proficuo l’investimento del pubblico denaro. A chiusura delle varie manifestazioni, nessuno ha il coraggio di fare il bilancio, del rapporto costi-benefici. Anzi , mi sembra che il silenzio sia d’obbligo, nella speranza di far parte della prossima kermesse. L’indifferenza, inoltre, è peggiore di ogni altro sentimento di partecipazione nel bene e nel male. Provate a chiedere ai giovani architetti pareri sulla Biennale di Venezia in corso . La maggior parte dirà di non saperne nulla, nonostante VEMA, che qualche giornalista sprovveduto si ostina a chiamare VE-R-MA, ovvero la femmina del verme. A parte il gioco degli acronimi, personalmente penso che bisognerà discutere sulla proposta urbanistica rappresentata da Vema, per il semplice fatto che ripropone una schema di città indifferenziata,colonizzatrice, senza centro. Se non sbaglio la crisi dell’urbanistica moderma nasce proprio dalla considerazione che anche le città hanno un cuore. “the heart of the cities”.!

  5. Andrea Di Loreto ha detto:

    Lo dicono tutti, pure Fukkesas (detto anche carta vince-carta perde), che i politici italiani non hanno coraggio…
    che i costruttori nostrani non sono illuminati come quelli americani…
    pensandoci bene, ma loro che ci stanno a fare in Italia?!
    Vedo che Rogers, appena arrivato in Italia, ha imparato subito il gioco delle tre carte, oltre a saccheggiare il nostro ricettario…

  6. Gianluca Andreoletti ha detto:

    nemo profeta in patria, ;_)))

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