Sogni nel cassetto e angeli in cantina …

Luigi Moretti
E’ di questi giorni la notizia dell’incarico a Calatrava dei nuovi impianti per il nuoto a Tor Vergata …

E pensare che Luigi Moretti mezzo secolo fa …

Non sarà il caso di dare un’occhiata nelle nostre cantine prima di ingaggiare, ancora una volta, la solita star di passaggio …

Le stucchevoli bestialità andaluse dell’onnipresente valenciano, buone per gli assessori di ogni provincia, cominciano a stancarci …

Possibile che dopo i capolavori di Nervi e Moretti, dobbiamo sorbirci Calatrava …

Eppure, siamo alle solite e la solita Repubblica, velina del Campidoglio, rispolvera l’armamentario già buono per Meier …

Sembra rileggere le stesse parole di allora …

… “Bianco, leggero, tecnologico: il segno dell’architettura contemporanea a Tor Vergata con il nome di una delle archi-star internazionali. E’ lo spagnolo Santiago Calatrava il sogno nel cassetto del Comune per il Palazzetto dello Sport, da realizzare per i mondiali di nuoto del 2009 nell’ambito della Città dello Sport il cui accordo è stato appena firmato. Il sindaco Walter Veltroni e l’assessore Roberto Morassut stanno lavorando per catturare il progettista spagnolo e affidargli un altro dei grandi progetti che nel prossimo lustro riusciranno a portare a Roma il florilegio praticamente completo dei grandi dell’architettura mondiale. Dopo Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Rem Koolhaas, Zaha Hadid, Odile Decq, Roger Diener, Paolo Portoghesi toccherà a Santiago Calatrava lavorare sulla luce, gli spazi, lo scenario della Città eterna.” …

“Ammazzete che acchiappo”, verrebbe da dire …

GM 25.11.05

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3 Responses to Sogni nel cassetto e angeli in cantina …

  1. luca rijtano ha detto:

    le foto sono di moretti, spero…

  2. alessio lenzarini ha detto:

    E’ possibile che il sig. Muratore non riesca a ritrovare, nel multiforme e complesso panorama dell’architettura contemporanea, almeno uno o due progettisti degni della sua stima e del suo interesse? Non mi sembra operazione difficile, a meno che non ci si attesti su posizioni declamanti la morte dell’architettura o simili banalità, ciclicamente ricorrenti con cadenza generazionale. Grandissimo Moretti, sicuramente bravi Fiorentino e Ridolfi (tanto per citare i pochi nomi di egregi architetti -tutti purtroppo dipartiti da tempo- elogiati e non criticati su questo blog), ma oggi? Sono tutti illusionisti e mercificatori? Si alzano tutti la mattina con l’intimo desiderio di deturpare la capitale? In tutta sincerità, sarei davvero interessato a conoscere anche qualche opinione del sig. Muratore sull’architettura contemporanea, vorrei sapere quali figure, quali correnti di pensiero, quali sperimentazioni ritenga importanti e compiutamente rappresentative dell’odierno dibattito architettonico: in modo da capire quali aspettative e prospettive ci siano dietro le sue critiche, gustosamente ironiche, ma pur sempre solo critiche. Se invece lo scopo di questo blog consiste ufficialmente nel rimpiangere i bei tempi andati e ironizzare sul presente, allora forse sono un po’ tardo io che non l’avevo capito subito…

    buona giornata a tutti

    arch. alessio lenzarini

  3. massimo mazzone ha detto:

    Contestualismo, globalizzazione e altri fatti.
    Scrive Milton Santos nel suo Per una geografia nuova, Sāo Paulo 1979: “…Ricordiamo ancora una volta che lo spazio si caratterizza tra le altre cose, per la differente età delle cose che lo caratterizzano e questo è valido per ogni tipo di sub spazio a prescindere dalla scala. Prendiamo ad esempio lo spazio agricolo. Noi incontreremo colture, strade, case e tecniche e strumenti che come le popolazioni coesistono ma il cui venire ad essere non fu contemporaneo. Se andiamo a considerare la realtà urbana la situazione si ripete. Attività, case, strade, viali e quartieri, niente ha la stessa età. Se ampliamo la scala alla dimensione di un continente o se restringiamo l’osservazione al più piccolo contesto, alla cellula territoriale più minuscola, non incontreremo mai elementi sincronici. Ogni variabile oggi presente nella caratterizzazione dello spazio appare con una datazione iniziale differente, per il semplice fatto che niente si diffonde al medesimo tempo e per questo ogni posto si distingue per le sue variabili costitutive. In ogni continente, paese, regione o sub spazio, ogni luogo rappresenta la somma di azioni particolari inizialmente localizzate in tempi diversi. Così la presenza simultanea di variabili di età diversa da come risultato che la combinazione caratteristica di ciascun luogo sia unica. Il luogo pertanto è il risultato di azioni multilaterali che si realizzano in tempi disuguali sopra ciascun punto della superficie terrestre. Questo sta alla base di una teoria che cerchi di spiegare la localizzazione specifica, dovrà considerare le azioni del passato e del presente, locali ed extralocali. Il luogo assicura l’unità del continuo e del discontinuo e talvolta la sua evoluzione mentre assicura una struttura concreta ed inconfondibile. In un punto determinato del tempo le variabili dello spazio sono asincroniche da un punto di vista genetico mentre tutte le variabili funzionano sincronicamente in ogni luogo. Tutto lavora a costituire un insieme coerente rispetto ad un ordine funzionale. Ogni luogo è in ogni istante un sistema spaziale a prescindere dall’età degli elementi costitutivi e dalla sequenza che li compone. In senso assoluto lo spazio è puntuale. Dentro ogni sistema storico le variabili si sviluppano asincronicamente però il sistema geografico cambia in forma sincronica. Un sistema spaziale è sostituito da un altro che ricostruisce la sua coerenza interna corrispondente se ogni variabile isolata mantiene una velocità di cambio propria. In tal senso sincronia ed asincronia non son di fatto opposte ma complementari perché nel contesto spazio temporare le variabili sono esattamente le medesime. Considerando le fasi tra le variabili e le porzioni di tempo corrispondente, si spiegano le diverse organizzazioni spaziali in luoghi differenti, quel che si chiama comunemente differenze regionali[…]Nella condizione attuale del mondo come mai in precedenza, la concezione dello spazio è chiamata a giocare un ruolo fondamentale nella schiavizzazione o nella liberazione dell’uomo. Nel terzo di secolo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, un gran numero di geografi hanno dato il loro contributo prezioso e pernicioso all’espansione del capitalismo, all’espansione di tutte le forme di diseguaglianza e di oppressione nel Mondo nel suo insieme ma in concreto nel Terzo Mondo. Dobbiamo prepararci ad un’azione nen senso opposto il che nella condizione attuale esige impegno sia nello studio che nell’azione, per produrre una base in grado di ricostruire uno spazio geografico che sia lo spazio dell’uomo e delle genti e non più lo spazio al servizio del capitale o di qualcosaltro[…] Quando la natura si converte in natura sociale tocca alla geografia di studiare e spiegare come la coscienza dello spazio possa essere un veicolo per la restituzione di un uomo nella sua completa dignità.I geografi e gli altri studiosi di scienze sociali si devono preparare a gettare le basi di uno spazio veramente umano che dia luogo all’uomo e al suo lavoro, che cessi di separarlo in classi di sfruttatori e di sfruttati; uno spazio materia inerte scambiato per l’uomo ma che non si rivolti contro, una Natura sociale aperta alla contemplazione diretta dell’umanità e non un artificio; uno spazio di riproduzione di vita e non una merce da scambiare per l’altra merce, l’uomo artificializzato.”
    Appare evidente che sia compito consapevole di chi si occupa di arte, architettura, scienze sociali, affrontare e chiarire, tali importanti questioni come appare pure evidente che, l’apparato propagandistico che l’architettura e l’arte, nel corso dei secoli, hanno rappresentato per il potere costituito, sfugga spesso al controllo, proprio con le Avanguardie Storiche come è evidente che la spinta Moderna(i concetti di S. Freud, Basetzung e das Triebe, carica psichica e pulsioni, ndr) mostra una irriducibilità ai paradigmi di ogni tipo di costruzione o analisi Postmoderna ipotizzate finora, ecco perchè Moretti Ridolfi o Luccichenti….
    Allora, la domanda è: essere in una data condizione, permette di criticarla? E ancora, parafrasando la Spivak, i subalterni possono parlare? O devono solo applau/dire?
    Saluti, massimo mazzone

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