Vertigini …

“Caro Professore, “nella modernità”, come direbbero i salingarosiani, non si ha nemmeno più il sacrosanto diritto alle vertigini…

http://www.archiportale.com/immagini/FileProgetto/immaginigrandi/31734_5.jpg
Belli i cristalli a tutta altezza, fanno la loro figura nei prospetti, certo però che se rientro a casa ubriaco e mi son scordato di chiudere le tende (a proposito, ma saranno ammesse?) magari rischio di vomitare sul vetro, e questo non è bello soprattutto perchè mia moglie si incazzerebbe di brutto, e a ragione. Oppure, se invitassi la mia vecchia zia a vedere il nuovo appartamento, beh, dovrei mettere la cordicella e una striscia gialla a 90cm dal vetro, non si sa mai, poverina, lei soffre davvero di vertigini e non vorrei che mi-svenisse e poi battesse la capoccia sull’esimio cristallo di cui sopra…
Saluti vertigionosi,
”
Cristiano

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La Terza Roma …

Da Sergio Marzetti: …

“Mi ricordo, Isabella, quando, iscritto al corso di Ludovico Quaroni (non ricordo l’anno), ci venne proposto come tema una città lineare da Roma a, se ricordo bene, Perugia (sic!). Mi ricordo che ci diventai matto. A volte i segni che tracciavo sulle carte dell’Istituto Geografico Militare acquistavano qualche gradevolezza estetica ma che rapporto potessero avere quei segni con l’urbanistica, l’architettura o l’urbatettura era un problema, certo per mie manchevolezze, che non riuscivo a risolvere. Fu allora che passai con sollievo al corso di Saverio Muratori! Quale poteva essere la soluzione al problema?, problema che anche per me nasceva dalla velleitaria illimitatezza della forma lineare proposta? Forse una risposta la dettero i Piccinato ed altri con il P.R.G. di Roma del 1962, con L’Asse Attrezzato insomma. La forma era sì lineare ma ben limitata tra Pietrala e l’EUR. Voglio azzardare ancora di più: forse la Roma futura progettata nel Ventennio, quella Terza Roma che, si legge ancora sul Palazzo degli Uffici, si doveva dilatare “sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno” non era idea peregrina, come si volle affermare, più per antifascismo militante che per una attenta lettura. Anche lì il problema dei necesari limiti di quest’altra ipotesi di città lineare erano risolti dalla presenza della città storica ad Est e del mare ad Ovest. Non entro nel merito degli allora megalomani motivi dell’operazione ma che l’ipotesi, come ho detto, non fosse peregrina é dimostrato dal fatto che la speculazione economica ha ottenuto quello che la politica di regime anteguerra aveva immaginato e poi lasciato irrisolto per la sua dissennatezza e che la democratica politica del dopoguerra aveva negato tout court . Oramai una città lineare, ma slabbrata e disordinata, si é allungata lungo Il Tevere,la Via del Mare e la Cristoforo Colombo. Se così doveva essere ineluttabilmente, non sarebbe stato meglio che quest’espansione lineare, con una operazione meno ideologica ma più scientifica, si fosse conformata a più giuste regole dell’urbanistica?”

S.M.


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Double Face …

Pinacoteca Giovanni e Marella

Giacomo Balla

Velocità astratta

1913. Olio su tela. 260 x 332 cm

Balla

Giacomo Balla

Sul verso: Marcia su Roma

1931-1933. Olio su tela

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Bocchino … ciuff … ciuff …

“Caro prof. Muratore,

le invio un mio commento a un articolo”Parabola Futurista da Marinetti a Bocchino”, pubblicato su la Repubblica – Napoli, sabato 11/sett/2010, che considero interessante perché svela il riferimento storico-culturale della recente etichetta politica di Futuro e Libertà.  Il Futurismo, secondo l’autore dell’articolo, sarebbe l’ispiratore del nuovo movimento cui approdano i post-fascisti, dopo avere peregrinato nella giungla della politica post-bellica. Il Manifesto di Marinetti, le Serate Futuriste a Napoli, il Manifesto di Boccioni, gli appelli “allo svecchiamento, a lasciar perdere le oleografie stantie e a farsi protagonisti di un’autentica rinascita”, al grido di “uccidiamo il chiaro di luna”sono i riferimenti artistico-letterari più in voga, ma per ben comprendere il Futurismo e ciò che oggi potrebbe  essere   nelle città contemporanee bisogna soffermarsi sul Manifesto dell’Architettura  Futurista di Antonio Sant’Elia che così si  conclude:

“ L’architettura  come arte di disporre le forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita.

Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;
Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista”.

Il Sant’Elia non realizzò le architetture ideate nei suoi schizzi,  efficaci sì per indicare la mutata  dimensione dei problemi urbani, ma troppo ispirate a  quel macchinismo industriale che avrebbe  caratterizzato le sterminate periferie, effimere,  del secondo  dopoguerra e che ora  ci proponiamo di riqualificare. Fu profeta della caducità dell’architettura, o meglio edilizia, a causa dell’obsolescenza costruttiva e funzionale. Contro ciò si muove la  nuova cultura urbana  di revisione dei movimenti moderni, del recupero  della conservazione  della nostra memoria urbana  e delle risorse naturali, contro l’ inutile e dispendiosa velocità  dei roboanti mezzi meccanici di comunicazione. Ed è proprio qui, rispetto alle nuove tecnologie della comunicazione, che il Futurismo perde la sua forza propulsiva. Nella civiltà del tempo reale, del soft e dei clic, non c’è più posto per i sbuffanti  e inquinanti vettori  ciuff-ciuff,  per gli onomatopeici versi evocativi del treno che si  avvicina alla stazione o per le  mastodontiche architetture in celluloide della Metropolis di Friz Lang, Quel Futuro è già Passato e Presente, riproporlo sarebbe una beffa del destino!”

Isabella Guarini

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Non tutto è perduto. C’è  sempre il Sole delle delle Alpi Italiane!
da Isabella Guarini

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