PATATEPOMODORIEPEPERONI …


il Tesoro messicano


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Scena urbana 1986 …

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SAVERIOMURATORIVITTIMADEIPUPAZZARIROMANI … DIERIEDIOGGI …

“… avevo cominciato a vederla nella pratica della città; cioè in quei famosi rilievi (non so se sapete) che abbiamo fatto a Venezia e che hanno dato luogo ad un certo criterio di guardare la città attraverso lo studio del tessuto urbano, dell’ambiente reale dell’edilizia, che mi sembra un fatto molto importante. Venuto a Roma io non ho fatto altro che seguitare per questa strada — una strada molto lunga, con­dotta avanti faticosamente anno per anno.

Voi pensate che io sia rimasto fermo a certe formule per­ché le vedete dall’esterno; molti le vedono dall’esterno. Invece noi abbiamo camminato su queste cose, abbiamo visto crescerci sotto gli occhi una certa realtà, abbiamo scoperto che era la vera realtà, quella che cercavamo e che invece — camuffata entro cristallizzazioni teoriche — si perdeva.

Veniamo da un secolo — l’Ottocento — in cui l’astra­zione analitica ha diviso veramente i fatti della vita; noi invece, da architetti, abbiamo bisogno di farla vivere in­sieme questa vita; io, venuto a Roma, ho cercato di appli­care questo criterio. Naturalmente non la sapevo tanto lunga; è stato un esperimento — ho cercato di sviluppare questo concetto che avevo acquisito a Venezia e di portar­lo nella pratica della progettazione.

Ed allora è venuto fuori tutto un programma che penso sia proprio quello che serve. Si tratta di portarlo più avan­ti, si tratta di portarlo su un piano più fortemente operan­te, ma è questo, in sostanza. Cosa ho fatto qui a Roma? Mi sono trovato in una . scuola di pupazzari, in una scuola che non aveva altro in testa che f are dei divi dei nuovi virgulti che tirava su — tutti quanti nel senso del bel di­segno e, qualche volta, del successo commerciale, cioè del luogo comune convenzionale. Visto che il quadro conven­zionale non funzionava e che non mi interessava minima­mente, anzi che deprecavo veramente i risultati pupazzetti­stici che erano smerciati nella nostra professione, ho cer­cato di reagire.

Non bisogna dimenticare che gli orrori — dal punto di vista non solo architettonico ma edilizio — che noi vedia­mo, son in gran parte frutto delle scuole d’architettura: è la verità, no? Sentendomi questa responsabilità sulle spal­le ho cercato di fare qualcosa contro: ho raccolto, secondo non solo le mie convinzioni ma tutte le buone convinzioni che circolavano nell’ambiente, gli sforzi contro i progetti­ni personalistici. La lotta contro i luoghi comuni, la lotta contro le cristallizzazioni teoriche già fatte, permettete, l’ho fatta io a scuola: e non è stata capita.

Questo è un famoso dramma che esiste, e che è bene sappiate. Può essere che io sia stato un cattivo politico …”

Saverio Muratori, “Discorso del Roxy“, 1963

CENTENARIO MURATORI ROMA

povero Saverio …

ieri …

vittima dell’ideologia e della chiacchera …

oggi …

ancora ostaggio della cosca di San Luca …

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ILVOLPINODIVITRUVIO …

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CAVEATCAVEAM

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L’opinione sull’arte di Archiwatch …

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VITRUVIUSDREAM …

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NELSEGNODELLACAVEARCHITETTIMALEDETTI …

QUALCHE ANNO FA FU BANDITO UN CONCORSO COMUNALE PER PICCOLI GIARDINI CITTADINI, DELLA DIMENSIONE DI QUELLO DELL’ORTO NELL’ANFITEATRO CASTRENSE. MOLTI FURONO ANCHE REALIZZATI: CEMENTO, TUBI DI FERRO, MURATURE IN QUANTITA’. NESSUNA  LAVANDA, MUGHETTI CORBEZZOLI, E, IN GENERALE, NESSUNA CULTURA DEL VERDE, CERTAMENTE  MOLTE PROVOCAZIONI,  MOLTE TRAVI CHE VIAGGIANO, MOLTI ANFRATTI PREOCCUPANTI.   MA DEL RESTO ANCHE A VILLA BORGHESE, TRA PAVIMENTAZIONI  ORMAI DIFFUSAMENTE IN ASFALTO E IN GHIAIA IL COLORE VERDE  RIMANE PIUTTOSTO RARO. LO SPAZIO NELL’ANFITEATRO CASTRENSE  SI RASSEGNI PURE AL SUO DESTINO DI RICEVERE LA SOCIALIZZANTE PRESENZA  D’UNA CAVEA, IL SEGNO CHE PIU’ PIACE SOVRAPPORRE  AGLI ARCHITETTI (PRIMA O POI IMPLACABILMENTE ARRIVERA’). A CHI VORRA’, ANCORA PER PO’, FINCHE’ SARA’ POSSIBILE,  RIMARRA’   LA POSSIBILITA’ DI RIFUGIARSI A S.LIBERATO, SUL LAGO DI BRACCIANO, O NEL GIARDINO DI NINFA. FINCHE’ LA MALEDIZIONE DEL SEGNO SOCIALIZZANTE DELLA CAVEA DA ARCHITETTO  NON
RAGGIUNGERA’ ANCHE QUEI LUOGHI. IN SEGUITO RIMARRA’ SOLO IL RIFUGIO NELLA LETTURA DI PIZZETTI E DI PEIRONE.
Sandro Ranellucci

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