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OGNI PAESE HA I POLITICI E I MONUMENTI CHE SI MERITA …
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
2 commenti
“DOVE PORTA QUEL PORTALE?” … DA FAENZA A LAMPEDUSA … LA FISSA DI MIMMO …
eldorado su: “QUESTA E’ MERDA …
“Dove porta quel portale?
Tar tar-ato di stronzi, grida in sostanza Sgarbi a proposito della vicenda della sfilza di portali “miesiani” di Daniel Buren a La Spezia, città smaniosa di adeguarsi al nuovo che avanza. Avanti un altro, prego!
E che dire allora del recente portale di Mimmo Paladino (e della “Ceramica Gatti”) che “contemporaneizza” l’antica normale facciata in mattoncini del MIC di Faenza? E’ adeguamento ai tempi nostrani: quando è moda è moda, quando è provincia è provincia. A La Spezia, a Faenza, a Napoli, a Roma … gli esempi non mancano!
(Chi vuole, i curiosi del portale, possono vedere il rendering della Porta Paladino alla ceramica amMICcata di Faenza, (la realizzazione effettiva è molto peggiore), digitando su google: “La nuova “porta” di Paladino è al MIC di Faenza. Sarà inaugurata oggi, 6 ottobre, alle 16 in occasione dell’open day al Museo per celebrare la giornata Unesco.”)
saluti,”
eldorado
Pubblicato in Architettura, Archiwatch Archivio
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Piccoli paesi dell’ornato d’Italia …
“Amici muratorini, mi punisco, vi punisco: c’è la partita Italia-Nonsoche; c’è il napolitano Immobile in campo, in Brasile, ma io me ne fotto. Sono in controtendenza, sto qui alla tastiera e vi scrivo. E vi ricordo che si dice che … che il concetto di centro storico, di borgo storico et similia, è evoluto a favore di quello di paesaggio storico vivente. Altro che partita di pallone alla TV!!
E vi dico che, gioite, gioite!!, domenica mattina a Cairano ho toccato con mano questo passaggio concettuale-pratico. Anzi, questo paesaggio storico vivente. Voi direte: ma Cairano addò stà??
Semplice: Cairano è un paese-presepio residuale dell’altissima Irpinia; un luogo abitato sin dalla preistoria, dal quale si ammira e sorveglia tutta la valle dell’Ofanto; una postazione ardita, suprema, (nel tempo antico) centrale per gli attraversamenti Nord-Sud (sotto ci passava l’Appia romana, andando verso la tellurica Conza e Calitri … verso la Puglia e Brindisi) e per gli attraversamenti Ovest- Est, (per la via etrusca che da Paestum, via Battipaglia, Salerno, Montella, Bisaccia portava fino a Siponto); domenica mattina, dicevo, ci siete ancora, amici muratorini?, ho toccato con mano e con occhio questo attraversamento pluri-millenario. Ma senza mio occhio fotografico per cui non posso inviarVi manco una foto d’accompagnamento alle mie parole. Che stanno tutte in me, nella mia capa fotografica. Peggio per voi!!
Posso però affermare e confermare che la cultura dell’ornato-morbido s’è rifugiata qui, in questi luoghi remoti, altissimi e preistorici. Tra candide e sensuali lenzuola ricamate e stese festose e fastose al sole; nei copriletto fabulosi e fabulanti lavorati all’unci-netto; nelle coperte trapuntate ‘e stelle e da antichi motivi decorativi. Un repertorio eccezionalmente ordinario, che si ripiega e si richiude dopo la festa, pronto per la prossima “spasa” sacra.
Si, perché tutto quel ben di Dio, manufatto dalle mani delle donne che furono, era stato esposto pèr onorare il passaggio della processione del Corpus Domini; del Corpo di Cristo nostro Signore et Padrone. Una processione bella, antica, semplice, elegantissima, cordiale. Con il bel pretino quasi orientale (questa è la Campania d’Oriente, che dà verso la Puglia, nda) che alzava sereno e sicuro il calice santo inquadrato ed evidenziato da una tendina gialla cubica e decorata, sorretta da quattro aste dei fedeli … fantastico, mille e un giorno a Cairano!!
Gli ornati al sole dialogavano perfettamente con le architetture degradanti delle case, tutte panoramiche, anzi direi meglio: panor-amiche. Cordiali, felici, poste e non oste come sono sulla crosta della montagna, con vista valle amica.
Ho gustato qui, in quegli attimi, in quei minuti, ore felicitanti ed emozionanti, l’antica cultura nostra dell’abitare. Con tutte le piante di fiori e gerani poste orinatamente in fila sulla strada, lungo le pareti della via, sui balconi fioriti. Una gioia, un lusso che è difficile immaginare in città; arredo urbano gratis, partecipativo, popolare, a costo zero per il Comune, …
E poi i segni residui della antica cultura del lavoro agricolo che s’è fatta, nel tempo ordinario secolare, netta architettura. Come, ad esempio, la struggente via del vino, con ordinate cantine alte come cattedrali, per metà scavate nel monte e per l’altra metà costruita e voltata a botte. Bne culturale normale. Con tante, tantissime cantine, tutte poste al Nord, una via d’ombra ad arte. Alcune ancora in piedi, in esercizio, altre, troppe, diroccate, esaurite, vedove di odori, sapori e umori di vino, di sangue. Chiuse per emigrazione, per esodo che, dagli anni ’50 del ‘900, dai tempi del carbone belga di De Gasperi, è stato massiccio, biblico.
Ragion per cui a Cairano son rimasti (molti) vecchi, donne e (pochi) bambini. Un paese che vive (o muore) di pensioni, di assistenza. Da rinsanguare, da rilanciare con energie nuove migranti, da attrarre. Creare le condizioni di attrazioni, e non è facile!!! Ma Cairano ha una fortuna, un santo protettore. Uno che ce l’ha fatta. Un uomo dell’emigrazione che da spalatore di merda d’elefanti del circo è diventato un grande coreografo che ha dato un contributo decisivo alla nascita e affermazione del Cirque du Soleil firmando molti dei suoi più grandi successi: Franco Dragone, cavaliere della Repubblica italiana. E il buon Dragone non ha dimenticato la sua Cairano d’Origine. E sogna forse di ritornare un giorno qui, di farci una scuola di teatro o chissà cosa Dio gli farà venire in mente. Architettura minore (ma non minorata) compresa. Così sia!!!
Intanto il bene-fattore nostro fa in modo che si possano svolgere attività social-culturali che i magri bilanci comunali non permetterebbero pienamente. Come gli incontri felicitanti della “Cairano7x”. L’edizione di quest’anno è stata particolarmente bella, cioè utile. Infatti ha preso alla lettera il dato fisico di stare in un borgo posto sull’Appennino, cioè sull’Osso. Niente polpa da rosicchiare per accademici interventi. Per cui niente inviti a docenti universitari della Federico a Secondo di Napoli. Niente Sapienza di Roma ufficiale. Solo interventi di operatori di base x altezza del luogo ridotti all’osso. A poche parole e pochi soldi. Ma con molte energie e forza: resistenza, resistenza!!! Parola d’ordine lanciata dal blog “Piccoli Paesi”: ognuno si racconti in breve, in 3 minuti. Lasciare tracce sintetiche. Filiera breve e virtuosa. WW la cultura della sintesi, del twitt, della rete comunitaria.
Ho partecipato quindi, attento, stupetiato et ammirato, tutto sabato 21 e mattina della domenica 22 a un incontro veramente felicitante, ce ne fossero tante – tanti. Pieni di Utopia, di sogni riservati, di esperimenti di lavoro occupante. Relazionante. Tanti fuochi dall’alta e altra Irpinia. Forse alcuni si riveleranno fuochi fatui, falsi allarmi; altri invece saranno resi-stenti e residenti alle piogge e al gelo. Sogni concreti “corpo a corpo”. Visioni e previsioni, assaggi di domani. Finestre di utopie. Per fare reddito stando qui. Per spazi di relazioni di qualità. Stop.
Anzi no. Quest’anno, per la prima volta, è stato anche assegnato, domenica pomeriggio, il PREMIO ‘RECUPERA/RIABITA’ ad un nuovo abitante dell’Appennino, di Cairano. Il premio avrà cadenza annuale e segnalerà colui, colei o coloro che “si sono impegnati a compiere azioni per la salvezza e la promozione delle aree interne; ad esempio recuperare un fabbricato, una casa abbandonata – in uno dei piccoli paesi dell’Appennino- per farne una nuova abitazione”. Sarà premiato chi avrà la visionarietà di invertire la tendenza dello spopolamento rurale creando visioni e nuova occupazione.
AAA amici dell’AAArchiwatch aaaccorrete, venite a rinsanguare l’osso, ci vuol polpa, ci vogliono idee e sogni. Buon investimento. Prezzi modici, al momento!! Cairano offre un pranzo di prova a tutti i muratorini. Menù d’incoraggiamento: tripoline con salsicce; parmigiana alla cairanese; frutta, vino e incontro d’architettura felicitante. Tante tante. Possibilità di pernottamento pro loco in albergo diffuso garantito doc. Per un incontro felicitante. Soddisfatti o rimborsati.
A presto, a Cairano,”
Eldorado
ANCORA E SEMPRE …
“IL FUTURO E’ NEL TRATTURO” …
FORZA APPENNINI …
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BLINDA TU CHE BLINDO IO … LA PAURA FA NOVANTA …
Da Parte di Roberto Veneziani: …
Caro Giorgio,
passeggiando per il corso, giorni fa, mi è caduto lo sguardo su questo pregevole intervento di alluminio anodizzato sulla facciata di palazzo Chigi.
Mi spiace solo che la foto non renda piena giustizia alla ricercatezza delle scelte di design. Il materiale, le modanature che riecheggiano quelle originali in legno, la probabile blindatura (come giustificare altrimenti l’esagerato spessore dell’infisso), la luce ridottissima di una finestra peraltro larga …., ma chi può partorire delle cose simili?
R.V.
Pubblicato in Architettura
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SFRANTO …
dopo questo inizio d’anno, in molti si sentono come il personaggio di quest’opera magistrale del maestro Giacomo Renato Bisso dal titolo Il destino del Guerriero.”
Ruggero Lenci
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IL MODERNO ROMANO … TRA MOSAICI E CEMENTO ARMATO …
«America», i mosaici di Cascella allontanano la demolizione? …
speriamo bene, per l’America, …
ma, caro MiBAC, …
non dimentichiamoci di Lafuente …
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C’E’ DEL MARCIO … A VALLE GIULIA …
Sergio 43 su: Accademia di Danimarca …
“Sembra quasi una provocazione, soprattutto se scritta in un blog come questo, intitolato Dov’è l’architettura italiana, ma è …
“Dov’è l’architettura italiana? Proprio lì, poco lontano, dietro la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nell’Ala Cosenza dedicata alla Vergogna Contemporanea. L’unica sua colpa è di stare nel retro-cortile dove non la vede nessuno. Neanche chi bazzica la Facoltà d’Architettura, oramai mesmerizzato, si scandalizza più. Che strazio guardare Google Maps, come ci indica Stefano! Una meravigliosa composizione di corpi di fabbrica ben composti tra loro, ali unidirezionate che assecondano l’andamento di Valle Giulia, cortili, scalinate, macchie di verde e poi lì dietro, oscura, seminascosta, semidistrutta, si intravede, come un bunker di Omaha Beach sulla costa normanna, una lunga linea grigia che tanto contrasta con la candida linea dell’Accademia. Amleto stesso si porrebbe, dopo la prima, un’altra esistenziale questione: “Ma il marcio è in Danimarca o altrove?”
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