ARIECCOISEGRETIDELLACRICCA …

 Le mani del socio di Anemone

Palazzo degli Esami

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MAXXIBALLE …

MAXXI 2011

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MAXXIPIGNATTATA

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Ognissanti degli Architanti: S. Baronio Emerita …

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“NON CON I NOSTRI SOLDI” …

Da Pietro Pagliardini: …

“Ieri Gabriella Rouf nell’incontro degli amici de Il Covile, tra le tante giuste considerazioni svolte sull’arte (arte?) contemporanea ha detto, più o meno: “non con i nostri soldi”.
Non è tollerabile che lo stato finanzi schifezze del genere e finanzi pure show-room tipo il MAXXI con centinaia di milioni su cui poi continuare a spendere per infilarvi “eventi” pietosi.
Che se li finanzino da soli. Trovino qualche banca, se ha ancora i soldi, qualche fondazione futurista, se è disposta a investire in questa “arte”, qualche partito, se è disposto a giocarsi l’elettorato su queste schifezze, qualche azienda o società privata (non pubblica né partecipata né municipalizzata tipo gas , acqua, trasporti, ecc) disposta a investire su questa immagine. Qualcuna ne troveranno sicuro e se non la trovano tanto peggio per loro e tanto meglio per noi. Si facciano pagare gli stipendi dai privati, si facciano acquistare quest belle “opere” dell’ingegno da qualche istituzione privata che se le cacci nell’ingresso della sede, ma non con i nostri soldi. Lo stato non può alimentare né il masochismo né il sadismo.
Gli show-room a Milano se li pagano gli stilisti non lo stato. E finite le sfilate li smontano.
Ci siamo stufati di dover subire oltre il danno la beffa: dover credere che questa sia arte e pagarla pure.
Film come quelli di Alberto Sordi nell’immagine sono il modo migliore per trattare non tanto quel tipo di “arte”, perché non puoi considerare qualcosa che non c’è, ma quel mondo tanto spocchioso, arrogante, vacuo quanto assistito che la sottende, la sostiene, la moltiplica e ci inquina con con le sue schifezze. E’ un problema di ecologia della mente e di etica pubblica.
Ebbene, c’è la lotta alla false pensioni di invalidità? Si cominci la lotta alla falsa arte e alla falsa critica.
E’ molto più facile individuarli di un falso invalido: le città ne sono piene, tutti sono capaci a farlo, non occorrono “esperti”. Costo zero.
Saluti”
Pietro

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SEGNALETICANIMALE …

Animal Signs

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RIPETTA: ANCHE I ROMANISTI DICONO NO! …

 Sottopasso Ripetta

 

Sottopasso Ripetta, anche Romanisti dicono no

04/07/2011

Laura Gigli accusa il Sindaco di volere un progetto insensato che distruggerebbe il senso storico, artistico ed ambientale della passeggiata di Ripetta e dell’Ara pacis

Roma, 4 lug 2011 – Monta la protesta contro il progetto di sottopasso a Ripetta unito a un nuovo parcheggio sotterraneo. Oggi il Gruppo dei Romanisti, nota associazione culturale che da 70 anni si occupa della storia e del presente di Roma, ha diramato un comunicato stampa, firmato dalla presidente Laura Gigli, che ce lo ha inviato, e che vi proponiamo:

“Il tempo è fatto di memoria, di esistenza, di speranza. La memoria ci riporta a tutto ciò che abbiamo di più antico. Ivi si genera il nuovo, la cui bellezza è cantata dalle Muse. L’esistenza è la vita stessa che, necessariamente, trabocca dalla sovrabbondanza della Divinità nell’eterno presente. La speranza – non quella dei sogni futili – è conoscenza intuitiva del divenire, che può essere sottilmente immaginato onde riportare il nuovo dal passato per farlo evolvere, mediato e modificato, nel futuro di ogni cosa. Da quando il tempo, liberamente e necessariamente, è penetrato nella sacralità dello spazio, ha dato il via all’universalità della materia, che è viva e fertile per forma e sostanza. La fertilità del creato favorisce la comunione fra gli immortali angeli ed i mortali uomini, la cui vera, ma non unica differenza, sta nelle possibilità e nelle capacità di apprendere per potersi approssimare alla conoscenza.

Talvolta, per grazia, la conoscenza umana e quella angelica possono coincidere. In tal caso ogni avvenimento diventa evento degno di essere rammentato, ricordato e rimembrato – attraverso la mediazione del suono e della luce – nelle parole, negli scritti, nelle immagini, nei gesti, nei comportamenti, negli edifici, nelle città, nei territori ed in tutti i segni indiscutibilmente forieri di civiltà, patrimonio di ogni singolo essere umano.

Non possiamo dimenticare di appartenere a tale miracolosa meraviglia. La ricerca dell’uomo è stata, tra l’altro, quella di rendere visibile l’invisibile o, per lo meno, di produrre suoni ed immagini come segni della presenza divina o del suo passaggio, da conservare e consegnare alle nuove generazioni, all’insegna della rinnovabile tradizione dell’arte.

Ora, com’è possibile ritrovare le tracce della tradizione, se il sonno dei sensi spirituali sta conducendo verso la morte i sensi materiali del visibile come documento e testimonianza, nella storia, della ricerca del sacro da parte dell’uomo?

Tale premessa, espressa “toto corde”, è necessaria per far scoccare nuovamente la scintilla d’intelligenza, patrimonio di ogni uomo, ma tutt’ora narcotizzata in fondo alla mente ed all’anima, tant’è che ci precludiamo la possibilità logica di accedere a tutto ciò che è indicato e segnato dal sacro.

Com’è possibile pensare di realizzare il sottopasso ed il parcheggio sotterraneo sulla riva sinistra del Tevere, fra ponte Cavour e ponte Margherita, in prossimità dell’Ara Pacis, delle chiese di san Rocco, di san Girolamo e soprattutto del mausoleo di Augusto imperatore?

Le fraintese esigenze di una viabilità a scorrimento veloce, che andrebbe allontanata piuttosto che favorita nel centro storico – e in totale antitesi al concetto della passeggiata – rischiano di cancellare la “visibilità” dei monumenti e dei luoghi ad essi connessi, che andrebbero fatti vivere in simbiosi con il fiume, rivedendo anche il progetto della piazza attorno al mausoleo di Augusto, che non recupera la sacralità ivi materializzata dall’operosità dell’uomo, isolandolo ancor più dal suo originario rapporto con il Tevere.

Occorrerebbe riproporre, in termini contemporanei e con l’ausilio della tradizione architettonica, quanto è avvenuto per il mausoleo di Adriano che, pur divenendo fortezza, non ha perso il suo naturale legame con l’acqua. Tale posizione ha impedito, non molto tempo fa, un ennesimo scempio dei consolidati valori espressi nella storia del sito.

Non facciamo solo azioni di retroguardia per salvare cose minute, ma diventiamo vivi operatori della nostra storia con idee ed azioni propositive degne di Roma Capitale, per collegarci idealmente e materialmente con coloro che hanno scoperto, fissato e tramandato i valori universali appartenenti, fin dall’atto di fondazione, all’eternità dell’Urbe.

Ben venga che la salvaguardia dei luoghi sia affidata allo stormire dei platani, i “patriarchi” dei luoghi minacciati di distruzione, ma non è più il tempo di trovare riparo dietro gli alberi quando questi, da soli, non possono liberarci dalla stoltezza umana“.

www.gruppodeiromanisti.it

 

04/07/2011 Italia Nostra diffida Alemanno e Corsini: no al sottopasso Ara Pacis

26/06/2011 Italia Nostra, sottopasso più parcheggio all’Ara Pacis? No!!!

 

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“SFASCI SGORBI E VANILOQUI” …

Da aldofree: …

“e questo l’avevo scritto un mese fa :
Bene, questa o è una merda o è un’opera d’arte!

Quest’anno, dopo anni di assenza, sono tornato alla Biennale D’Arte di Venezia, la n. 54, e come al solito a spingermi oltre all’amore per l’arte è soprattutto la curiosità. Premetto che, non essendo un critico d’arte, il mio sguardo non avrà la perizia e la perspicacia di costoro, ma neppure mi reputo così a digiuno di arte contemporanea da fare la figura del simpatico sprovveduto stile ‘Le vacanze intelligenti’ di e con Alberto Sordi e Anna Longhi (scomparsa di recente), per intendersi.
La mia prima Biennale l’ho vista nel lontano 1987 e devo dire che ne ebbi un’impressione positiva che mi lasciò esaltato per diversi giorni. L’aspetto ludico, le provocazioni, le trasgressioni, le contraddizioni del reale, l’arte come non l’avevo mai vista, mi avevano affascinato e stordito.
Ci sono tornato negli anni successivi altre quattro o cinque volte e via via, quel senso di straniamento, stordimento e sorpresa, continua evoluzione dei linguaggi e del fare artistico, è scemato lasciando il posto ad un inesorabile e lento subentrare della noia.
Adesso divago un po’. La stessa sensazione l’ho avuta con la città, sempre più sotto assedio di un turismo selvaggio, che ha finito col perdere buona parte del suo fascino originario (la città, non il turismo). Camminare per calli e campielli dà oggi la sensazione di trovarsi ogni giorno in una sagra di paese, e in questo un peso notevole lo hanno la miriade di bancarelle (Ponte di Rialto ne è contornata) che vendono paccottiglia varia e quasi tutta made in Cina (gli stessi vetri per cui Murano è sempre stata la patria, si contendono il mercato con quelli tarocchi provenienti dall’Asia).
Più volte camminando in questa sorta di ‘Gardaland del turismo’, mi è venuta la voglia di sentire con le nocche la consistenza delle sue pietre, per verificare se queste non fossero state sostituite nottetempo e per qualche maleficio con modelli in vetroresina del tutto simili agli originali. Sensazione che si ha soprattutto per le superfici candide degli edifici da poco restaurati, e viene il dubbio che J. Ruskin e la sua patina del tempo, forse, non avesse tutti i torti.
Torniamo alla Biennale, tutto è Arte, i vecchi spazi dell’Arsenale e i Padiglioni dei Giardini di Castello trasudano arte, ma proprio perchè tutto è arte, potrebbe alla fine valere l’affermazione contraria e cioè che niente è Arte.
A un certo punto ti viene quasi voglia di sospendere il giudizio e quasi fissare una soglia sul grado di provocazione a cui ci si sente di sottoporsi. E in questo stato di sospensione mi è tornato alla mente ciò che un musicista, dopo aver partecipato ad una jam-session per l’incisione di un disco molto innovativo, disse: “bene, questa è una merda o è un’opera d’arte!”
Quel solido muro che stava tra la prosaica ‘merda’ e il lirismo che contraddistingue un’opera d’arte, si è venuto sempre più assottigliando, rendendo assai difficile, se non impossibile, esprimere un giudizio di valore al primo impatto, giudizio che necessita sempre più di essere mediato attenendo più al dato dell’intelletto che a quello visivo ed emozionale.  
Resta comunque il fatto, che tra due anni, se tutto va bene, sarò ancora lì pronto a varcare la soglia di questo stralunato e sospeso ‘paese delle meraviglie’.

“…scatafasci sino al tetto, e un minaccioso avviso che li decreta (speriamo!) provvisori. Tante tubature,…installazioni con angolature asimmetriche e indicazioni sballate, per i più piccini,…film di protesta contro i peccati del capitalismo al potere,…rantoli….pavimenti di specchi, scalette, gradini, quinte teatrali, pianola meccanica. Qualche tulipano….incalcolabili piccioni imbalsamati o creativi …Situazioni. Posizioni. Occasioni. Semplificazioni. Graffitisti teppisti tolgono una “A” alla ‘Illumin-nazioni’ che così diventa ‘Illu-minzioni’. I soliti spiritosi. Sinistre foto di bidonville in desolate periferie….Parallelepipedi in travertino lucidato o plastica grezza. Tappezzeria biedermeier,…cassette vuote multiple, facce di statisti come su copertine di vecchi lp….Un carro armato capovolto, per la gioia di grandi e piccini. Poi, una statua di ghisa coricata, sedili vintage da ufficio fatiscente…una navata di cordami con film e foto di
tratto da “Venezia arte a tolleranza zero – Sfasci, sgorbi e vaniloqui assordanti contro tutti i mali dell’umanità”
Alberto Arbasino su la Repubblica del 29.Luglio.   
”

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SEDIACONCORPADAGIATO …

alla Biennale

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FAKIROSDREAM …

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