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Niente di più effimero di una risata …

Mentre pensavo a una archicefalata sul Petit Nicolas non riuscivo a
cavarmi di mente questa.
Insuperabile. E la folaga ha pure 10 anni di più che quelli che
dimostrava nei primi anni ’80.

Alla prossima (generazione).

Vostro,
Falso Cascioli.

 

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BACCELLONI METROPOLITANI …

sergio 43 commented on PALEOZOICO

“Però un merito non glielo si può negare a Renato. In quegli anni terribili in cui, a torto o a ragione si aveva paura a uscire la sera per Roma, durante una calda stagione, l’incantesimo in cui si era caduti svanì. Una sera di quell’Estate del 1977 mio cognato ed io decidemmo di uscire, sollecitati da una locandina, lasciando a casa, a scanzo di pericoli, le nostre preoccupate consorti. La serata alla Basilica di Massenzio era dedicata ai film di fantascienza. Sotto le arcate la gente, tanta, più che attenta al film, rideva a crepapelle sulle battute degli spettatori che arrivavano dall’arena durante il film sui “baccelloni” (L’invasione degli Ultracorpi). Sembrava di stare di nuovo nella Roma popolare del dopoguerra, quella che passava le serate riempiendo il cinema della “Parocchietta”, nascondendo con risa e lazzi le paure passate. Forse, chissà, vedevamo in quegli Ultracorpi alieni che si nascondevano nelle cantine di Santa Mira per rubare anima e corpo dei cittadini, altri più pericolosi e più vicini Ultracorpi che ci avevano tenuti in quei lontani anni in una atmosfera di “sinistra” tensione e di loro volevamo finalmente ridere. L’invenzione di Renato segnò un punto di svolta e di risveglio.

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PALEOZOICO …

Nicolini e l’amarcord dell’Estate romana

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L’evoluzione della specie alla Giulia Quaroni …

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Fenomenologia del Pippo …

DALLA QUARTA DI COPERTINA

Pippo Ciorra mette in campo tutte le sue
capacità di divulgatore offrendo alla cultura italiana un testo che ha
l’ambizione di competere con le più diffuse riviste da parrucchiere che
l’autore rivaluta confrontandole alla Casabella che con impegno
indefesso cerca da anni di far adeguare a DiPiù e Novella3000.

L’unico libro italiano di architettura che si può leggere gratis senza
bisogno di fotocopie, si legge benissimo in una mezzoretta direttamente
in libreria senza alcun impegno d’acquisto da parte vostra. Usate la
tecnica della lettura approssimata o dell’orecchiante di cui l’autore è
il massimo rappresentante in Italia: leggete solo la frase centrale di
ciascuna pagina e riempite il tempo che cercate la successiva con bif
bof buf.

Falso Cascioli

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UN PARO DE PANCHINE …

Piazza San Silvestro, inaugurazione a metà

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M.A.I. D’ITALIA …

Da Eduardo Alamaro: …

“Cari amici, anzi: cari fratelli del MAI d’Italia, dei Musei artistici
industriali in Italia tra otto e novecento. Da aggiornare all’oggi. Non è
facile, lo sforzo è ciclopico. Ma (e M.A.I.) oggi la linea dell’alta velocità
della modernità mostra i suoi limiti congeniti. E forse c’è spazio d’azione per
una proposta coraggiosa, ampia, non solo a Roma e da Roma. Perché quella
esperienza fondatrice dei M.A.I. ha un respiro nazionale nella sua radice. O
vince un sistema, un modo di pensare, un progetto d’Italia artistico-
industriale, o si fallisce tutti.
Odescalchi, Castellani, Erculei, … fallirono nell’Ottocento col M.A.I. di Roma
perché fu fatto fuori tutto un sistema, una idea di sviluppo e di fabbricazione
(fabbrica e azione) che si era nel frattempo ben attivato in Italia: a Torino,
Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo …, nella varietà e diversità delle
sigle, ma nella omogeneità della proposta di lavoro. Sottolineo lavoro.
L‘ultima vicenda fondatrice museale (musei-scuola-officine) è quella del MIC
di Faenza, 1908, ormai ripiegata su un sola arte, la ceramica. Eroica
testimonianza, quella del fondatore Gaetano Ballardini, (ben supportato da un
Tesorone Giovanni napoletano (e chi sono costoro??? … oblio, “tara storica”..),
almeno fino al 1938, quando svoltò, ahilui!!, per il Premio d’arte Faenza,
origine di tutti i mali odierni.  
Ciò premesso, da questo punto di vista di sistema MAI nazionale, la proposta
di Ettore Mazzola: “inizierei con l’unire le forze …” mi sembra molto gusta.
Almeno per saggiare su chi si può contare, …; contare chi conosce il doloroso
MAI-passato e chi le palle e sfere di vetro per vedere il MAI-futuro. E’ una
scommessa che ha un radicamento storico molto netto e percorribile …
Chi vi scrive, cari fratelli del MAI web, ha cognizione di causa e della
causa: infatti intercettò, negli anni ottanta, dalla Napoli post-terremoto,
questa patetica Storia, quel sogno fascinoso di sviluppo d’Italia e di S-
Partenope. “Il sogno del Principe” (Centro DI, Firenze, 1984) fu il primo segno
e sogno di questo interesse d’artiere e arti-gliere d’architettura applicata,
radicata nel territorio. Molto ben accolto dagli studiosi, per la verità. Tanto
che ci fu lo spazio per azzardare, nel 1990, “Il Ritorno del Principe” (Alberto
Greco editore, Milano). Cioè il ritorno di quella tematica e di molte
argomentazioni che –per caso, con grande sorpresa e piacere- ho letto oggi nell’
Archiwatch.   
Ma … ma … il ritorno non ci fu. Rimandato a data da destinarsi: una notte il
gran Principe (e principale mio), Gaetano Filangieri di Satriano, un napoletano-
europeo tanto pazzo e nobile da donare tutto il suo museo di famiglia al Comune
di Napoli, (il negletto museo civico Filangieri di via duomo, nda), mi venne in
sogno, ‘nsuonno, e mi disse: “guagliò, si bbello, grazie. Ma leva mano, sei
ancora solo: aspetta ‘e muratorini, quelli si che vedono lontano, nel web
…”.
Besos, Eldorado

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Storie di ordinario degrado …

“Caro prof. Muratore,
le invio la mia cronica del “fattaccio” contro l’Arco  di Trionfo di Alfonso I d’Aragona a Napoli, che ebbe molta risonanza per l’oltraggio a un monumenot colpito da uova rosse! Dopo quasi venticinque anni, molti monumenti sono imbrattati, ma nessuno più si scandalizza!
Saluti,”

Isabella Guarini

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REGINA VIARUM …

sergio 43 commented on UN ALTRO PONTE INUTILE

“A me rimorde la coscienza ogni volta che, per spostarmi dalla zona Est all’EUR, debbo passare per l’Acqua Santa, Via Appia Pignatelli, Via Appia Antica, Basilica di San Sebastiano/Circo di Massenzio oppure Porta Latina, Porta San Sebastiano, Via delle Mura Latine oppure Quarto Miglio, Via di Tor Carbone, Via di Vigna Murata oppure Via delle Capannelle, Via di Casal Rotondo, Via di Torricola, Via Ardeatina oppure ecc. ecc. Si capisce, soltanto dalla toponomastica dei luoghi attraversati (torri, casali, consolari, porte urbiche) ogni giorno e”obtorto collo” da migliaia di autovetture (alla faccia del Parco ipotizzato, di Antonio Cederna e di tanti altri “Romanisti”) qual’è l’importanza archeologica, storica, paesaggistica di questo Museo all’aria aperta. Si comprende inoltre la causa dei crolli e delle lacune sempre più estese delle vetuste mura che fiancheggiano vie millenarie ridotte a strade di scorrimento per modeste berline sempre più veloci, SUV sempre più sfacciati e pesanti fino agli orripilanti ed elefantiaci Bus turistici che passano a due passi del minuscolo Quo Vadis come il Costa Concordia osò passare a due passi dagli scogli dell’Isola del Giglio. Invece mi commuovono, tanto che scenderei per stringere loro la mano, ringraziandoli per l’amore che li spinge a pericolose camminate rasente i muri per evitare di essere investiti, quei pochi ed eroici turisti in visita alla “Regina Viarum”. Come si potrebbe metter fine a questa vergogna? Con un’operazione analoga alla “Galleria GIOVANNI XXIII” che, sottopassando Monte Mario, ha risolto moltissimi problemi viari di quel quadrante di Roma. In questo secondo caso, proseguendo Via di Subaugusta, un bel nome antico sostituito dal nome di un vecchio politico passato remoto e quindi ora chiamata Via Palmiro Togliatti, sottopassando Cinecittà, l’Acquedotto Claudio, Via Appia Nuova, Quarto Miglio, Via Appia Antica, e collegandosi, uscendo all’aperto, con Via di Vigna Murata, si salvaguarderebbe tutta la vasta area archeologica. La mia visione non ha niente di originale. Per esempio mi ricordo che già un certo Pietro Giubilo, Sindaco di Roma nel lontano 1988, uno che non ha lasciato un gran ricordo di se, avesse inserito nel suo programma tale progetto di sottopasso e mi ricordo altresì una, posso dire?, furibonda opposizione all’dea. Il motivo? I soliti: No-Sottopass, No-Tav, No-Pont sullo Strett, No-L’accident che se li Spacc! C’è sempre un “ben altro” da risolvere, il “ben altro” in cui affogano e si nascondono “ben altri” interessi. E noi stiamo sempre qua, immobili mentre il mondo ci scorre via sotto i piedi. Mentre altri popoli, posti davanti a scelte economicamente gravose, si pongono il problema con un pensoso “So’ Soldi!”, noi reagiamo, con superiore albagia, con un sonoro “So’ Cazzi!”. Siamo bravissimi a dividere il capello in sedicesimi, Anzi!, per molti è una notevole fonte di guadagno e visibilità. Intanto, per esempio, Istanbul sta attrezzando una linea Metro che unirà Europa e Asia sottopassando il Bosforo come il tunnel che, sottopassando la Manica, unisce l’Isola albionica al Continente e come ecc. ecc. in giro per il mondo. Come dice il Professore e come direbbe il grande H.B.: “E’ l’urbanistica romana, bellezza!”

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