ARREDARE SOPRA PENSIERO n.02: «Elementi» …

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L’arredamento è nato prima dell’architettura. Come farsi mancare un incipit come si deve?!

Un albero o una caverna, non certo una capanna, sono stati i nostri primi ripari, ma trovato rifugio dal sole o dalla pioggia, c’era ancora da tenere separato il nostro corpo dalla terra: serviva un sasso da usare come seduta o almeno un tappeto di foglie su cui coricarsi.

La forma e i materiali di questi arredi matrice terra terra – letteralmente! – si saranno pure modificati in alcune migliaia di anni ma non nelle dimensioni: 40/50 cm di altezza per i sedili e circa 1 metro di larghezza per 2 di lunghezza per i giacigli, le stesse misure delle sedie e dei letti nelle nostre case.

Se ci interessassimo di caratteri tipografici cominceremmo dagli «elementi» aste, curve e cerchi che formano le lettere ma, in questo post, alla parola “ARREDAMENTO”  corrisponde l’attesa di un qualche nuovo significato su un vecchio argomento come l’abitare, non si bada certo a quei due curiosi triangoli barrati all’inizio e a metà parola, a quel cerchio piazzato alla fine.

Come gli elementi di “AR-RE-DA-MEN-TO” sono aste, curve e cerchi, gli elementi dell’ arredamento che ci interessa sono ogni sedia, tavolo, letto o altro mobile della nostra casa. Considereremo “elementi” anche le porte, le finestre e gli involucri delle stanze, cioè pareti, pavimenti e soffitti presi separatamente. Con poca fatica immaginate la scatola dell’alloggio disarticolarsi negli spigoli e ogni oggetto contenuto, insieme a ciascun lato della scatola stessa, prendere a fluttuare per conto proprio nel nostro pensiero di progettisti.

Le dimensioni di una sedia, dell’armadio, del soffitto o della parete di ogni stanza sono tali che possiamo gestirle senza altri strumenti che l’intelligenza del nostro sguardo e delle nostre mani. Sono povere cose a scala umana che, volendo, possiamo realizzare da soli e a volte capita quando assembliamo arredi componibili oppure costruiamo in giardino un capanno degli attrezzi.

Da questa scala tra l’ 1a5  e l’ 1a10 (per quanto valgano ancora numeri legati a una pratica del tavolo da disegno che non del computer) giungeremo a saper pensare, come dimensione più grande e limite massimo del nostro tema, l’intera abitazione. Arriveremo cioè a scale 1a50 / 1a100, per le quali già diviene indispensabile un taccuino e il doppiometro per fare un rilievo da restituire in una planimetria che, stampata in “scala”, ci farà apprezzare l’intero alloggio con un colpo d’occhio. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo riportato qualcosa di “smisurato” per le nostre capacità interpretative immediate a dimensioni tali che sia comprensibile.

E se fossimo designer? e non ci interessasse l’abitazione ma il singolo arredo? Allora gli «elementi» sarebbero sostegni, traverse e piani di appoggio dei mobili in una scala 1a1 oppure 1a2. La nostra misura più grande sarà l’1a5 di un’intera sedia o di un tavolo.

Se invece, da architetti, dovessimo progettare tutto il condominio, gli elementi sarebbero i singoli appartamenti e l’organismo complessivo “casa in linea” lo terremmo sotto controllo alla scala 1a200  o forse 1a500 se fosse di notevoli dimensioni. Via così sino alla scala del quartiere (elementi saranno i palazzi); della città (elementi: i quartieri); della regione (elementi: le città); dell’area geografica ecc…

Tra le famose “seste” che un architetto deve avere negli occhi rientra questa capacità di pensare in scala umana cose alla portata di Gulliver oppure di Pollicino. L’importante è non dimenticarsi che stiamo usando un pantografo, non perdere la dimensione reale delle cose, per non correre il rischio di progettare  metropoli con autostrade che ne collegano le  piazze con condomini grandi come un interi comuni.

Un reale che, quando ci ridestiamo e alziamo gli occhi dallo schermo del computer, ci potrà apparire limitato rispetto alle capacità smisurate della nostra immaginazione ma non meno splendido nella sua verità.

Adelaide Regazzoni Caniggia & Giancarlo :Galassi

Prossimamente: tra la scala degli elementi “arredo” e quella dell’organismo “abitazione”, cosa succede?

[duepuntig@gmail.com]

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