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Caro Professore,
come facevo da bambino con la mia maestra, mando anche a lei una cartolina dalle mie vacanze. Quest’anno non ho avuto molto tempo per i pensierini, ma mi permetto di inviarle lo stesso quello che ho buttato giù.
Il tema del primo pensierino è il “Paesaggio Italiano” (si ricorda quella vecchia serie di post su/intorno al Guidoriccio da Fogliano, i cipressi di Bolgheri etc?):
http://postimage.org/image/t4odgpnuh/
Vista dall’alto, la Liguria sembra ancora qualcosa di intatto, diverso da quella striscia ininterrotta di cemento, smog, corpi sudati, mare nascosto da cabine e negozianti avidi che si intravede come un grumo in fondo all’immagine. Forse, se provassimo a retrocedere di qualche passo anche nei nostri contesti quotidiani, potremmo scoprire che non tutta la bellezza è perduta, e i cubi di Fuksas e i serpentoni delle zazzà, per quanto ingombranti, apparirebbero delle semplici macchie ancora inghiottite da un contesto di generale, intatta meraviglia.
Il secondo pensierino invece è senza tema:
http://goo.gl/maps/G1cli
La rilevanza archiuòccica dell’edificio (giacchè son tutti bravi a mandare una cartolina della chiesa-bomboniera barocca o del pittoresco centro storico lasciato lì con tutti i suoi bravi carrugi e colorini a uso dei turisti) consiste nell’essere l’ultima briciola residua di grazia e bellezza in mezzo a casermoni da borgata anni 60-70, cinque piani con balconcini soffocanti costruiti a cento-duecento metri dall’arenile. La datazione ad occhio è anni ’40, forse ’50, come da decoro della recinzione, bassorilievo neoclassico “la quiete” e commovente veneziana in metallo:
http://goo.gl/maps/APgZS
La presenza di una palazzina confinante chiaramente imparentata ad essa (si vedano i decori delle balconate: http://goo.gl/maps/PzG4e), con i suoi due piani e gli archi a tutto sesto, segnala che a un certo punto della nostra storia si era pensato a uno sfruttamento più umano e meno esteticamente osceno delle coste balneabili (immagino che lì arrivasse addirittura ancora il profumo dell’acqua salata portato dal vento, e non ancora gli scarichi dell’Aurelia), poi sono arrivati i palazzinari e Santa Rita (inteso come quartiere-monstre del cemento torinese e non come santa dell’impossibile) si è trasferita in blocco sulla Riviera di Ponente.
L’ultimo pensierino poetico è che la villetta, ultimo delizioso scampolo di bellezza, è l’unico edificio abbandonato (e da tempo) di tutta la zona.
Cordialmente suo,