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Questo titolo mi fa pensare ad un editoriale di Eugenio Scalfari che ho letto una mattina per caso su “La Repubblica”, e c’era un riferimento ad una espressione che mi ha colpito:
« ……. e lo prendo da una frase ormai celebre di Immanuel Kant sul “legno storto dell’umanità”.
Isaiah Berlin ha scritto un libro intitolato a questa frase. L’umanità è un legno storto e lo è perché l’uomo risulta da un’incredibile mescolanza di istinti e di ragione. Un legno storto ma un legno vivo, con radici e fronde vitali. Nelle vene del suo tronco scorrono linfe, passioni, sentimenti, memoria, progetti, ragionamenti, sogni, trasgressioni, bisogno di regole e di limiti. »
Il tema dell’articolo è diverso, ma ritrovo un certo parallelismo nella critica architettonica.
L’emozione che provoca una forma, sia essa di un edificio o di un oggetto, non è forse derivata da un istinto? E l’istinto non è derivato da quelle “linfe, passioni, sentimenti, memoria, progetti, ragionamenti, sogni, trasgressioni » ?
E la funzione non è forse la “ragione” che interviene nella costruzione? E la ragione non é anche un bisogno di regole e di limiti?
Saluti
Da non perdere e non me lo sono perso. Il racconto di come eravamo, di cosa speravamo che potesse essere e non è stato e di come, probabilmente non sarà mai, di che cosa trasmettere a generazioni afone, l’invito a non cercarsi una sinecura nel ventre molle delle istituzioni ma a credere nel lavoro cui si aspira e nell’ottimismo della volontà a dispetto di tutto. Forma e memoria! Memoria di tante forme svanite! Me ne scendevo per via e mi tornava alla mente un gruppo di ragazzi seduti sui gradini dell’Ambasciata Britannica mentre, in piedi tra di noi, il professor Michetti ci faceva in un luminoso pomeriggio primaverile un ripasso per l’esame, un gruppo di figuranti vestiti da gladiatori, in riposo sugli stessi gradini tra una ripresa e l’altra di un film in costume, il così detto “peplo film” di serie B, cui la facciata classica dell’Accademia (a parte la strana scenografia di un tempio romano con le colonne abbinate!) evidentemente si prestava. Cose di un tempo passato! Ma subito dopo sono tornato, davanti alla ruinante Ala Cosenza della Galleria Nazionale, al tempo presente, alla sconfitta e allo scandalo di un degno tentativo che sentivo ancora attuale per la nostra città, infinitamente di più di ogni MAXXI e per questo così vicino e in sintonia con il discorso su “Forma & Memoria” di Pino Pasquali che avevo appena ascoltato in Aula Magna. L’unico tocco di vita su quel rudere era una fila di gabbiani appollaiati sul cornicione e ho svoltato il tornante augurandomi che almeno in quel rudere avessero potuto trovare ricovero anche i tanti migranti sbandati che ci circondano.