Ancora studenti …

Filippo De Dominicis: … sugli Ometti: …
“Oggi ho assistito con molto interesse e piacere alla lezione di Giancarlo Galassi, che ringrazio sia per quanto ha mostrato e detto, sia per quello che ha scritto. Dimostra una passione e un attaccamento alla disciplina e alle persone che io, personalmente, ancora non ho. La passione è spesso sinonimo di sofferenza, e io, cominciando ora a fare l’architetto, provo ancora a divertirmi. Come ho scritto e detto oggi, ho conosciuto il lavoro di Caniggia in tempi che definirei “non sospetti”, quando cioè a Roma tutto taceva in merito. Continuo a credere che il suo POSSA essere ancora e tuttora considerato un apporto fondamentale, soprattutto per la didattica dell’architettura. Non avendo ancora coltivato quella rabbia che mi spinge a tendere la mano tesa al nemico, ancora non riesco a reputarmi un -ano; voglio dire che ancora non mi sono creato un feticcio dentro cui inquadrarmi: “caniggiano”, “muratoriano”(nei due sensi di Muratore e Muratori…), “strappiano”,”caroliano” (giusto per citare un architetto con cui ho collaborato di recente); e allo stesso tempo ancora non ho abbastanza esperienza per nutrire “sospetti” su qualcuno o su qualche corso in genere. Detto questo, ognuno fa il proprio mestiere e il mio non è l’insegnante. Sono tra l’altro, per caso o per scelta, ancora studente, anche se non più a Valle Giulia, e quindi la mia prospettiva è ancora da studente (di quello che ancora tenta di imparare…?): e il mio sguardo è quello di chi, abbastanza disperso in una marea di punti di fuga, non riesce a misurarne la distanza reciproca. Non riesce a fare autocritica, nè tantomeno critica: si chiede, ogni tanto, da dove viene; oppure tenta di chiederlo agli altri. A quanto pare, non è sempre lecito avere risposte soddisfacenti, ma provarci non fa mai male.”

F. D. D.

Tra le altre riflessioni … di questa mattina: …
la prima è quella della necessità di riconsiderare l’eredità della scuola romana, anche e soprattutto, alla luce del lavoro di quello straordinario gruppo di giovanissimi architetti,

Gianfranco Caniggia, Paolo Marconi e Paolo Portoghesi

che, di pur differente formazione fasolian-foschinian-muratoriana, nei primi Sessanta, ancorché travolti dal ciclone zeviano e di poi altrimenti contrastati dalle fumose, masochistiche astuzie accademiche del cinico nichilismo architettonico quaronian-tafuriano … sono riusciti , tra i pochi, a lasciare un segno determinante nella cultura architettonica italiana e non solo …

sarebbe ora di occuparsene seriamente …

studiando … si impara …

magnifiche aporie dei Sessanta …

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