Che palle … ’st’Arapacis …

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6 Responses to Che palle … ’st’Arapacis …

  1. GIORGIO NOCERINO ha detto:

    In riferimento ad una eventuale rimozione della teca dell’Ara Pacis a Roma, vorrei fare qualche considerazione. La realizzazione della teca-museo, opera di Richard Meier, aperta nel 2006, fu il frutto di un incarico diretto, da parte dell’ex sindaco della Capitale (F. Rutelli), all’architetto americano, percui non venne fatto un concorso internazionale di progettazione e/o di idee. Quindi non ci fu un confronto democratico e civile sulle idee di più proposte progettuali da parte di vari studi di architettura. Adesso il volerla demolire mi sembra un tantino esagerato, con il relativo spreco di risorse pubbliche, ma almeno spero che ciò serva ai politici (e non solo!)come buona lezione per il futuro. l concorsi di idee andrebbero quasi sempre fatti, essi rappresentano l’unica soluzione per il raggiungimento della qualità architettonica e urbana.
    Giorgio Nocerino architetto, Napoli
    nocerino.giorgio@virgilio.it

  2. manuela marchesi ha detto:

    Giorgio Nocerino chiarisce perfettamente il nòcciolo della questione “teca di Meier”.
    1- mancanza di CONCORSO INTERNAZIONALE per un intevento dall’ambientazione delicata.
    2- mancanza di CONFRONTO DEMOCRATICO E CIVILE sulle varie proposte
    3- che quest’opera e il modo in cui è stata poco attentamente decisa e assegnata SERVA DI MONITO PER IL FUTURO.
    A questo punto, per quanto sia un’ opera che mal si accompagna al contesto, buttarla giù o spostarla è un insulto alla miseria e alle reali necessità romane, come giustamente dice Nocerino. Ha detto quello che volevo dire, lui con più argomenti di me. Grazie.

  3. Isabella guarini ha detto:

    Dal punto di vista contingente ed economico è giusto che si pensi alle più urgenti necessità della città di Roma, ma sul piano teorico le cose stanno in maniera diversa, nel senso che la storia dell’ architettura è fatta di libri di pietra che tramandano la civiltà del costruire. Le buone intenzioni a parole sono portate via dal vento e solo se ci sarà qualcuno che si prende l’ onere di trascrivere, le critiche saranno ricordate da pochi addetti ai lavori. Il popolo, gli abitanti, la gente, i turisti avranno sotto gli occhi la teca di Richard Meier, costruita, fruibile. Così finiranno per accettarla mentre le polemiche saranno relegate nelle croniche dei pochi addetti ai lavori. Su piano simbolico, dunque, la proposta di trasferimento, se pur teorica, della teca dell’ Ara Pacis, o dell’ Ara Pacis dalla teca, è molto più incisiva contro l’ assuefazione, che la trasformerebbe nella “teca archeologica tipo” per emulazione.

  4. memmo54 ha detto:

    Queste riflessioni sono un monumento al “fatto compiuto” : prima si fa, a dispetto di tutti e di tutto, e poi si invoca “ormai c’è ! ”
    L’abbiamo visto recentemente anche in campo politico con leggi ad personam , conflitti di interesse ecc ecc.
    Si fa finta di sdegnarsi ma poi si lascia tutto com’è !
    Ciò che occorre, invece, è una drastica reazione d’indirizzo che faccia capire a tutti che la città non è il parco giochi di alcuno; tantomeno terrain vague infestato da incubi e “sovradosaggi” degli architetti contemporanei. Costoro la psiche devono curarsela in altro modo.
    Questo è il vero nocciolo del discorso: trattasi una bestialità e bisogna porvi rimedio subito : con il tempo non migliora affatto !.
    Rammento, per distratti o distraibili, che la città storica ha un proprio linguaggio con cui comunica benissimo con territorio ed abitanti.
    Non è il caso di interrompere questo rapporto consolidato e fecondo in nome di alcuna malfondata pretesa artistica od intellettuale !.
    In questo senso la demolizione rappresenta denaro pubblico veramente ben speso !
    Saluto

  5. ada sabelli finzi ha detto:

    Concordo in toto lo scritto di Giorgio Nocerino. Ha perfettamente ragione, sono cose che tutti pensano, ma che in pochi hanno poi il coraggio di scrivere. La teca di Meier, aggiungo io, andrebbe distrutta a colpi di cannoni!! A.S.F. , Milano
    Univesità di Milano

  6. irene giglio ha detto:

    Dialogo o non dialogo col contesto conta poco…Senza appellarsi all'”ormai c’è”…Non mi sembra il problema principale della città, né uno dei punti per la sua riqualificazione…Pure se per smantellarla fosse speso un euro…Sarebbe un euro sprecato e tolto a interventi certamente più urgenti…Insomma…Prima attappamo le buche pe’ strada!!!

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