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Pubblicato in Architettura
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Ancora sulla Biennale …
Gent.mo prof. Muratore,
volevo proporle questo post.
Leggendo troverà la spiegazione delle ragioni per cui l’ho scritto.
Cordialmente
Ettore Maria Mazzola
Ancora sulla Biennale
“Alla fine del mese di luglio sono stato contattato da Salvatore D’Agostino, creatore del blog Wilfing Architettura, che mi ha cortesemente chiesto di partecipare ad una sua iniziativa consistente in un’intervista al curatore del Padiglione Italiano all’ultima Biennale di Venezia. L’intervista – “Dialogo AILATI con Luca Molinari” è stata pubblicata sul blog lo scorso 6 settembre.http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2010/09/0042-speculazione-dialogo-ailati-con.html
D’Agostino nell’introdurre l’intervista specifica: “Luca Molinari non sarò io a porle le domande ma saranno 14 italiani tra architetti, scrittori, fotografi, politici e un muratore. Sarà un dialogo tra lei e alcuni italiani”
La domanda che ho posto è stata la seguente:
L’architettura di oggi, ben rappresentata dalle immagini del “promo” di “Ailati – Italia”, è sempre più concepita in maniera puntiforme e individualistica, sicché i quartieri “moderni” risultano sempre più lontani dall’idea di città e di comunità.
Personalmente ritengo che sarebbe il caso di tornare a parlare anche di “architettura delle Città”: non pensa che un evento come la Biennale dovrebbe servire anche a suggerire delle soluzioni che portino a delle città più vivibili e, come si usa dire oggi, più sostenibili? E se sì, non pensa che sarebbe il caso di iniziare a proporre al pubblico anche le architetture tradizionali piuttosto che fossilizzarsi sulla promozione di manufatti edilizi che fanno confusione tra architettura, arti figurative e concettuali?
La risposta di Molinari è stata:
“Personalmente credo che la vera architettura non debba avere problemi di “genere” quanto piuttosto debba rispondere a una responsabilità civile che la vede come arte/tecnica chiamata a rispondere alle sollecitazioni e ai desideri che la società contemporanea pone con forza.
L’ “architettura della città” per come era stata pensata programmaticamente da Rossi nel 1966 è quanto di più distante dai paesaggi metropolitani contemporanei, e lo stesso Rossi nella sua illuminante “Autobiografia scientifica” si era molto distanziato da quella brillante opera giovanile. Credo invece che pensare alle architetture per le città d’oggi voglia dire ragionare su quei frammenti civili, generosi e visionari che aprano prospettive su come le metropoli stanno cambiando e su come noi potremmo viverle in maniera più aperta, laica e curiosa. Questi sono stati ad esempio alcuni dei principi con cui ho selezionato le opere della sezione “Laboratorio Italia”.
Purtroppo, il sig. Molinari piuttosto che rispondere a me ha pensato bene di rispondere a se stesso; così, dopo qualche …tentennamento, e dietro i ripetuti solleciti di alcuni amici che avevano letto l’intervista, ho deciso di commentare le parole del curatore del padiglione Italia.
Sono stato molto indeciso se commentare o ignorare la risposta del sig. Molinari alla mia domanda. Infatti, avendo lui ignorato – o finto di non capirne – il senso, ho pensato che sarebbe stato utile far cadere tutto nel silenzio. Però ho anche pensato che c’è gente che legge, e che rischia di credere che ci sia del vero e del giusto nelle parole che nessuno ha provato a confutare. Come si suol dire, “chi tace acconsente”, sicché ho deciso di scrivere, ben sapendo che la cosa rischia di aprire il Vaso di Pandora. Ritengo assolutamente indegno che si dica che questa mostra “rappresenti la realtà italiana”, tant’è che la realtà di chi si interessa di architettura tradizionale, vernacolare e “non alla moda”, non esiste essendo stata dal sig. Molinari ignorata o incompresa. Opto per la seconda ipotesi e dico, non l’ha compresa perché è troppo all’avanguardia per i suoi occhi miopi, è un’architettura all’avanguardia perché già pensa a quando si dovrà, gioco forza, tornare a relazionarsi con il territorio, con l’artigianato e con le economie locali distrutte da una globalizzazione dipendente dall’era del petrolio a buon mercato. Sarebbe utile smetterla quanto prima di produrre cose che non appartengono alla nostra cultura e, onestamente, nemmeno a questo pianeta. Il fatto che Molinari rifiuti la risposta, e confonda la mia domanda con il libro di Rossi per fare sfoggio di una presunta cultura, lo fa scadere nel ridicolo! Personalmente sapete come la penso, tra l’altro si percepisce dalla mia domanda, quindi è inutile che lo ripeta. Tuttavia voglio sottolineare che, se venissi pagato (profumatamente tra l’altro), per presentare al mondo una panoramica dell’architettura italiana, specie delle nuove leve, metterei da parte le mie inclinazioni, e lascerei spazio a tutte le correnti, anche al fine di mostrare che l’Italia non è solo il Paese dei pecoroni che scimmiottano malamente le produzioni estere. A questo punto devo anche malignare, e come disse Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso si è nel giusto”, e devo dedurre che dietro tale appiattimento e spersonalizzazione ci sia la mano degli interessi di un’industria edilizia che sponsorizza certe manifestazioni. Infine, a proposito della Biennale mi chiedo quale sia il suo senso ultimo? L’idea che mi faccio è che si faccia gran confusione tra architettura e oggetti di consumo, mentre si dovrebbe riflettere sul fatto che l’architettura non è merce da vendere sulle bancarelle. Questa manifestazione mi fa pensare ad una fiera campionaria.”
E.M.M.
……………..
P.S. : per opportuna chiarezza: … il “muratore” … non sono io, …
ma poi … quante chiacchere …
l’Architettura … sommersa, … annegata … dalle parole …
Pubblicato in Architettura
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Modernità … vecchia quanto il mondo …
Da Pietro Pagliardini: …
“Bella domanda professore: cosa c’entra la modernità che è vecchia quanto il mondo, con la moda e lo star system?
Adesso sono costretto a fare tardi e a farla anche parecchio lunga, putroppo, ma ho proprio voglia di zullare.
In effetti lei ha ragione: ogni istante di qualsiasi epoca è sempre moderno rispetto all’attimo prima. Dunque possiamo anche definire la storia come un susseguirsi continuo di modernità. Questo almeno per l’occidente che ha una concezione lineare dell’esistenza. Per chi ce l’ha ciclica invece il discorso è un po’ diverso.
Ma non divaghiamo. Noi, nel senso di noi architetti, quindi anche lei, abbiamo imparato che quando un architetto pronuncia la parola modernità può intendere due cose distinte e diverse:
– I più, nettamente i più, intendono che le forme dell’architettura devono adeguarsi al costume della propria epoca, devono – e sottolineo “devono”- perciò essere “moderne”. Ora se è vera la premessa, su cui lei è certamente d’accordo perché l’ha detto, che cioè la modernità è vecchia quanto il mondo, modernità è semplicemente una connotazione temporale, che nulla ci dice in ordine a “quale debba essere la sua forma, quali caratteri la devono connotare”. Ma quella grande maggioranza di architetti invece pensano che la modernità si porti dietro alcuni caratteri: materiali speciali, forme fantasiose e scioccanti, soprattutto che non assomiglino minimamente a quell’altra modernità di 100 o 200 o 500 anni fa. Affermando questo si suppone (dico si suppone perché in verità è assai difficile farsi spiegare da un architetto “moderno” cosa sia la “modernità” e perchè la sua sia migliore di quella precedente, dato che il culto della “modernità” ha il vizietto di portarsi dietro molto dogmatismo, cioè è così, punto e basta. Provi lei professore in una bella discussione con i suoi colleghi “moderni” a farselo spiegare in modo che sia comprensibile ad un essere umano dotato di normale intelligenza), si suppone dicevo che i nostri pensino, sostanzialmente sull’onda del futurismo (sono tornati di moda alla grande in questi gorni), che essendo la società cambiata, che ci sono le auto,che c’è internet, che si andava sulla Luna, le auto cambiano modelli tutti gli anni, internet si evolve, sulla Luna non ci si va ma con un po’ di culo si andrà su Marte, e poi, ci si rifà il seno, si partorisce a 70 anni, Berlusconi camperà fino a 120 anni, insomma tutte queste belle cose, è ovvio, è naturale, è perfino logico (pensano loro) che anche l’architettura “debba” evolversi e le forme “debbano” canbiare. Ecco, tutto questo è moda. No, non è proprio esatto perché la tecnologia, anzi, la bio-tecnologia non è moda (magari lo fosse) è qualcosa di molto più serio, ma gli edifici, come le auto, i vestiti, le vacanze in un posto invece che in un altro, è moda. E la moda richiede la star, per incrementare le vendite. Nel nostro settore la star si chiama archi-star.
-I meno, nettamente i meno, invece pensano che moderno sia proprio una connotazione temporale e dunque quando io dico: questo è un quadro moderno, vuol dire che è stato dipinto nella nostra epoca. Oddio anche questa minoranza, traviata da quell’altro moderno, spesso usa moderno in senso stilistico, cadendo nel gioco subdolo di usare “moderno” come giudizio di valore. Ma tant’è, è un’approssimazione linguistica per capirsi prima (mica ogni volta uno può fare le palle che ho fatto sopra per farsi capire) che dimostra quanto la propaganda del “moderno” sia potente. Quindi quei pochi non deducono dalla parola moderno nessuna forma particolare, per il semplice motivo che non può esserci. Nemmeno nelle auto perchè, in fondo, le forme cambiano per stimolare la vendita; per non dire dell’abbigliamento. Cosa ci impedirebbe di indossare d’inverno un bel pastrano, come dice Langone, che para il freddo e l’acqua e dura una vita? Niente, assolutamente niente, se non fosse che dobbiamo consumare, e ci piace anche. Ma l’abitare no, non dovremmo consumarlo, ce lo dicono, paradossalmente, anche i “moderni”. Possiamo abitare tranquillamente e molto meglio in una casa antica, basta dotarla di termosifone e servizi igienici. Infatti gli architetti, più moderni sono e più abitano nel centro storico. Quanto è bello passeggiare per il centro di Roma e fermarsi a chiacchierare con gli amici! Dove altro è possibile se non in città di quel genere? Ecco il centro di Roma, per noi era e resta modernissimo. O, se preferisce, Cortona e Montepulciano sono modernissime.
Saluti”
Pietro
Pubblicato in Architettura
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