Luigi Pellegrin il più barocco e …
brasiniano degli zeviani romani …
come Bruno il suo imprinting …
nel Serpotta de’ noantri …
altro che l’americano …
Luigi Pellegrin il più barocco e …
brasiniano degli zeviani romani …
come Bruno il suo imprinting …
nel Serpotta de’ noantri …
altro che l’americano …
ringraziamo Salvatore Di Gennaro per la segnalazione …
“Caro Ettore Maria Mazzola
dissento pienamente per la forma e dissento (anche se solo in parte) anche per i contenuti. Partendo dal primo dei dissensi, le dico che osteggio la sua forma verbale perché la trovo spudoratamente partigiana, ma d’altronde un attento lettore di Paolo Marconi (e io per puro piacere lo sono!) sa bene a cosa va incontro nel leggere i suoi scritti (quindi figuriamoci quello che ci si può aspettare da un suo adepto, come credo lei sia): va incontro ad esileranti anatemi (del tipo: cfr Paolo Marconi su Camillo Boito: “..dall’alto del suo trono di Brera…”) nei confronti di chi fondamentalista non è; va incontro alla voracità di messaggi “religiosi” e “utopici” che investono, senza possibilità di replica, l’ascoltatore. Ma dissento anche in parte sui contenuti di quello che lei scrive: mi hanno insegnato, e credo di averlo imparato, che il restauro non è una disciplina militare, il restauro è storiografare, il restauro è scrivere la storia conservandola, il restauro è coscienza di cambiamento, anche conservativo, il restauro è conservare innovando, il restauro è denuncia di dato ed espressione di forma riconoscibile. Detto ciò l’insalata che lei propone (100 g di cemento armato da eliminare, 200 g di “ottusità del falso storico”, 30 g di “antimodernismo militante”, 400 g di “bando alla riconoscibilità dell’intervento”) non serve a recuperare il perduto e né a me né a lei, né ai suoi ragazzi, né soprattutto all’architettura italiana (storica e non) che grazie alla incuria/incompetenza (e non certo per colpa del cemento armato, sul quale possiamo discutere perché IO ne faccio una ragione di COMPATIBILITA’ e non di puro fondamentalismo antimodernista) lascia punteggiare il nostro territorio di insulse forme antiurbane e lascia morire, seppellita dalle sue macerie, un pezzo di storia romana. Smettiamola con le crociate antilecorbouseriane, smettiamola con i falsi slogan di ritorno alla vita della capanna: il nostro è un mondo complesso anche e soprattutto nel restauro (“Gli antichi avevano su di noi un grande vantaggio. Gli antichi non avevano niente di antico” – Denis Diderot) e preoccupiamoci di dare soluzione alle tragedie che colpiscono il nostro patrimonio storico (e non semplicemente culturale): con il crollo di Pompei abbiamo perso un pezzo della nostra storia che nessuno potrà restituirci, nemmeno una magia “alla Marconi”, nemmeno un miracolo “alla Ettore Maria Mazzola”. Se poi lei vuole mediaticamente approfittare dell’evento disastroso per sollevare una discussione, mi spiace ma credo sia fuori luogo (ha tanto il sapore di “piove governo ladro”).
Mi piacerebbe capire se il suo addebito è a Brandi o a Bondi o a Le Corbusier o a Hennebique o a Carbonara o a Pane o a La Casa Bella o al geom. Alfredo Nastri (Servizio Prevenzione e Protezione Pompei) o al “restauro critico” o è, come io sospetto, il solito pre-testo per affossare l’architettura (e nello specifico il restauro) nella fossa della meccanica ripetizione di un manuale del recupero scientificamente scritto ma sulla cui validità “assoluta” va ancora e sempre discusso.
Se vuole sono a sua disposizione per discuterne, ma per ora versiamo le lacrime e “piangiamoci il morto”.
Cordialmente”
V. C.
Da Ettore maria Mazzola: …
“Caro professore,
nel suo puntuale post trovo molti punti di contatto con il mio pezzo sul blog di Pagliardini e su quello di MagistriMaragmae, quindi mi farebbe piacere se lo ospitasse anche lei.
Non vi nascondo che mi sento triste come se stessi scrivendo un messaggio di condoglianze.
Dopo il crollo della chiesa delle Anime Sante di L’Aquila, speravo che fosse chiaro oramai a tutti che il cemento armato non va d’accordo con le murature antiche … sembrava che lo avevessero capito anche le soprintendenze. Nessuno ha mai smentito ciò che ebbi modo di scrivere 3 giorni dopo il sisma abruzzese.
Oggi siamo qui a dibattere se scrivere e come … ma non vorrei che alla fine si scrivesse qualcosa che faccia sembrare che sia stato fatto solo per autopromozione piuttosto che per rimpiangere un bene inestimabile che è andato perduto “grazie” all’ignoranza umana.
Abbiamo persone che ci amministrano, le quali preferiscono investire i nostri soldi per costruire il Maxxi (120.000.000 di Euro) e comprare una collezione di “opere d’arte” (60.000.000 di Euro) per dare un senso al “museo” di Zaha, pur sapendo che i nostri soldi dovremmo investirli per tutelare i monumenti che dovrebbero darci da campare con il turismo.
E’ venuto giù l’intonaco di una volta del Colosseo ed abbiamo scoperto che non avevamo i soldi per fare i lavori necessari … anche “grazie” allo spreco di denaro per costruire (ed arredare) il Maxxi e il Macro; è venuta giù una parte della Domus Aurea, ed oggi la casa dei gladiatori, ma continuiamo a pensare a costruire una serie di edifici inutili concepiti per la società dello spettacolo, fondata sulla moda passeggera. Perché dobbiamo consentire ancora tutto questo?
Il cemento è un pessimo materiale, chi lo ha inventato non poteva conoscere i suoi effetti collaterali nel medio-lungo termine, tuttavia la Carta di Atene del ’31 impose il suo utilizzo, e quello dei materiali sperimentali nel restauro dei monumenti … si dicevano utili perché più resistenti e perché consentivano di riconoscere l’antico dal nuovo.
Oggi però, a distanza di tanti anni, tutti conoscono, specie nelle soprintendenze, ciò che il cemento armato ha provocato ai templi di Selinunte e di Agrigento, a Piazza Armerina, e via discorrendo, sicchè viene da sorridere – ma in realtà dovremmo piangere – leggendo che l’ex sovrintendente Guzzo abbia dichiarato che il crollo simile verificatosi a gennaio avrebbe dovuto imporre un monitoraggio!
Non un monitoraggio, bensì una sostituzione di tutti i restauri in c.a., avrebbe dovuto farsi sin da quando si è scoperto che quel maledetto materiale non ha nulla in comune con le strutture antiche, e che semmai le distrugge.
Il prof. Marconi racconta sempre della sua esperienza Pompeiana con la triste vicenda della Casa delle Nozze d’Argento ove l’impluvium venne a subire una sorte simile a quella dell’edificio odierno, grazie all’ottusità della sovrintendenza che si rifiutò di far realizzare (con soldi stranieri per giunta) la sostituzione della struttura in c.a. realizzata negli anni ’50 con una nuova struttura in legno … motivo del diniego? Sarebbe stato un falso storico!
Spesso le tragedie lasciano un profondo dolore, ma altrettanto spesso il sacrificio di qualcuno porta beneficio ai posteri. Mi auguro che quest’ennesimo scempio causato dall’idiozia umana serva da monito affinchè si possa finalmente vietare per legge l’uso del calcestruzzo armato, e ci aiuti a dimenticare per sempre l’ottusità del “falso storico”.
Se non si fosse intervenuti per sostituire con travi in legno le travi in c.a. che negli anni ’50 sostituirono quelle originarie della volta a carena palladiana, probabilmente tra un paio di anni avremmo dovuto rimpiangere per sempre la Basilica di Vicenza. Anche in questo caso dobbiamo dire grazie alla saggezza di Paolo Marconi che è stato consulente per questo restauro che consentirà ai posteri di godere della vista del simbolo di Vicenza.
Occorre rivedere di sana pianta l’insegnamento distorito che si è fatto negli ultimi 70 anni nella facoltà di architettura e di ingegneria, solo così sarà possibile garantirci una riformazione dei professionisti che dovrebbero sovrintendere ai beni culturali.
Per far questo sarà necessario non abbassare mai la guardia e premere affinché i media influenzino il corpo docente, ancora ottusamente ancorato ai dettami di Brandi e Pane per il restauro e di LeCorbusier e Bardi per l’architettura e l’urbanistica. L’avvento del Modernismo potè essere possibile anche e soprattutto grazie al bombardamento mediatico di riviste come La Casa Bella, Quadrante, Moderne Bauformen, L’Esprite Nouveau ecc. che, facendo il lavaggio del cervello alla classe docente dell’epoca, consentirono la messa al bando degli architetti tradizionali, da Frigerio a Brasini.
Sicchè oggi, 70 anni e passa di pessima gestione ideologica del nostro patrimonio, fanno sì che si debba invertire la rotta, ritornando ad operare come il buon senso aveva fatto in passato, costruendo e ricostruendo con gli stessi materiali e le stesse tecniche utilizzati dai costruttori originari degli edifici che necessitano interventi di restauro. Quella saggezza costruttiva e di restauro ci ha consentito di godere della fruizione di queste bellezze che il mondo ci invidia, non è più ammissibile che l’egoismo ideologico di una minoranza di tecnici, storici e critici possa continuare a distruggere il nostro patrimonio imponendo la lettura del nuovo e dell’antico.
Si rifletta inoltre sul fatto che quando si parla di restauro, se si va a leggere il dizionario o anche la legge 457, non si parla ci “conservazione” del bene, ma di ripristino dello stesso! Nelle soprintendenze si conosce solo l’idea di conservare (male), mai quella di “rimessa in vita” che il termine restauro prevederebbe.
E. M. M.
il ministero dei misteri … da chiudere con urgenza …
un covo di arroganza e di ignoranza …
se non di peggio …