la Cina da Marco Polo a Franco Purini …

Da Eduardo Alamaro: …

“Muratorini, lo so, siete degli specialisti italo-cinesi. I post di questo blog sono stati molteplici ed espliciti sull’argomento, sin nella titolazione. Un paio di esempi, a ricordo: “La cosca di San Luca colpisce ancora … l’architettura italiana per la città cinese” (15 sett. 2010) … ; “OggiaShangai-domaniaDubai, ma architè, … ndò cazzo vai??” (23 sett. 2010) …

Risposta: Ma come: “ndo’ cazzo vado, archi-thè?, a te e sorete!!” Vaco (ed evacuo) a Napoli, città sinologica italiana sin dal ‘700. Perché, se Cristo si fermò ad Eboli, com’è noto, ad Eboli quella Croce di Cristo fu ripresa dal padre missionario Matteo Ripa. Che nel novembre del 1724 costituì in Napoli il primo nucleo del famoso “Collegio dei Cinesi”. Poi riformato e ribattezzato, dopo l’Unità d’Italia, “Istituto Orientale”. Padrino autorevole fu Francesco De Sanctis, laico ministro della Istruzione Pubblica, beati loro dell’800! (notizie fornite dalla sempre giovane prof. Anna Maria Palermo dell’Istituto Confucio di Napoli, nda).

E’ perciò storicamente giustificato che, sempre da Napoli, con l’aiuto della San Luca (sempre sia laudato, mai lordato) & dell’ICE (Istituto Commercio Estero) romano, nel 2010 partissero i missionari del “Grande balzo in avanti dell’Architettura”. A Madonna v’accumpagna!! Croce di Cristo a parte, questi crociati della “Fondazione internazionale per gli Studi Superiori di Architettura”, sono propugnatori della Verità che sta nella progettazione urbana d’Italia nei secoli dei secoli, possibile modello virtuoso per la vorticosa (ma che cosa?) Cina d’oggi. Amen!!

“Onolevoli alchitetti italiani, stavamo ploplio aspettanno a vuje!!! Cin cin llà, faciteve ‘a ccà!!!”, pale (e dispali) che abbiano detto i cinesini melavigliati della bellezza del Primato italiano d’architettura del ‘900. Ottimamente impaginato nel Padiglione Italia all’Expo di Shanghai, nel settembre scorso. Tanto che ben 28 città cinesi lo volevano ospitare a parte. “Lo voglio, lo voglio anch’io”, glidavano i sindaci della Cina. Ma niente da fare: il padiglione Italia è rimasto dove stava.

Andata e ritorno come previsto invece per “L’ARCHITETTURA ITALIANA per la CITTÁ CINESE”, mostra-evento a cura di Uberto Siola e Franco Purini. Giunta in territorio nazionale, la mostra è stata poi ricoverata (la Cina è bi-Cina) prima alla San Luca (“stava un po’ stretta”, pare), poi da venerdì sera sta messa più larga e spaziosa al Pan (Palazzo Arti di Napoli), fino al 25 marzo (la Cina è tri-Cina). Mostra ben impaginata da Renato Capozzi che – con F.Menegatti, D.Nencini, F.Visconti ha curato il catalogo edito da Gangemi, Roma 2010.

C’è sta una overture, una presentazione multivoci alla mostra, venerdì sera. Io ero lì per voi, solo per Voi, miei muratorini! Nel suo intervento, il co-curatore Franco Purini ha sottolineato il senso di finitezza del progetto urbano italiano storicamente identificabile. Si è espresso (ancora una volta, … c’era una volta…) contro l’idea del superamento della città a favore delle metropoli de-materializzata e serializzata. Quella fatta di flussi informatici, di reti, di informazione leggera, di facebook, di immaterialità  tra-lla-llà ….

La rete tecnologica è invece, ha ribadito, solo ospite (non tanto gradita, pare di capire), della materia della città costruita. Ferma e tangibile, talvolta tangente. La rete è un sottoservizio tecnologico necessario. Come le fogne. Come gli impianti di acqua, luce, gas, cavi tv e telefoni. Domanda: … e la telefonia mobile? La critica asciutta sms? Le intercettazioni succose non autorizzate? L’Architettura rubata del Wikileaks? La fuga di notizie edeliziose? Gli implacabili giudici diffusi della ASL (Architetti Senza lavoro)?, dalle Alpi alle Piramidi del fu Mubarok? Chi l’ha svista?

Del resto l’Architettura, dice tra l’altro Purini, è sempre stata madre, padre e nonna delle Arti. Le altre sono solo sue ancelle, anche un po’ ruffiane e puttanelle, alla bisogna. Specie dalle parti di Arcore. Ornamento è di-letto, a molte piazze. Piazze d’Italia metà fisiche, s’intende. Le tecnologie e le tecniche sono solo un mezzo, un mezzo servizio. San Luca e la sua accademia romana sono lì per questo, da secoli: per fare le giunture e i nodi tra le arti. I raccordi e i racconti, forse. (E il teatro? Il corpo, che tutta l’arte partorì?, nda).

Il Vangelo delle arti secondo la San Luca (con esegesi molto Purini), è però un affronto per San Gennaro. Il suo sangue martire –lo giuro, l’ho visto io!– ribolliva nelle palle delle sante ampolle in sala. Specie quando ha parlato lo stagionato e assoluto (nel suo genere) Uberto Siola, curatore. Ha detto le solite cose di sempre, più o meno aggiornate. Un simpatico tormentone, un furbo brontolio che viene da lontano. Curiosamente molto in sintonia con quanto ha detto il giorno successivo (ieri, sabato, ndr) Silvio sulla scuola Pubblica italiana. E cioè che … che la Gelmini ha ragione, … che pure Sgarbi (del quale Siola è amico) ha ragione, …. che i corsi di laura sono una truffa organizzata alla Totò … che l’università fa schifo, … che ad Architettura hanno messo in cattedra degli imbecilli (“ma chi li ha messo in cattedra questi imbecilli?”, gli ha domandato un po’ piccato, Francesco Moschini, nda); che … che … che … che da vecchio e navigato barone politico, qual si dichiara con orgoglio sinistrato, ha consigliato le anime-belle europee di non insistere troppo con i diligenti dirigenti cinesi sulla questione dei “diritti civili”. I cinesi infatti rispondono (“giustamente”, dice Siola, oramai totalmente “made in China-Naples”, garantito, non pezzottato: provare per credere!); rispondono che il primo diritto civile è vivere. Ossia procurare cibo sufficiente per queste moltitudini. (“Non datemi pane, ma parole”, diceva invece quel saggio che cercava l’Essere. Ma ne è passato di tempo! E poi la cultura non riempie la pancia, come è stato di recente autorevolmente ricordato. E tanto meno la riempie la libertà, architetti miei d’Egitto!, nda)

Purini ha purino trattato un secondo punto prospettico: con questa mostra ed altre iniziative in cantiere, s’intende restituire all’Accademia di san Luca il ruolo che storicamente le compete: un luogo di ricerca tra le arti, sintesi-capitale (Roma capitale d’Italia); sintesi tra arti sorelle & arti fratelli d’Italia (comprese quelle arti applicate ed industriali che mi – e ci – stanno tanto simpatiche: da Mastro Giorgio da Gubbio del 1500 al Mastro Giorgio de Roma del 2000 e passa, …, nda).

Vai, andate muratorini & affini, io mi fermo qui e vi passo la palla perché …  “ho detto tutto”, per la misura di una comunicazione blog-gata come questa …. specie di domenica pigra post-pranzo. Venite al Pan (per focaccia) di Napoli … venite a vedere la mostra “L’ARCHITETTURA ITALIANA per la CITTÁ CINESE”!!! Con quattordici, dico 14, proposte progettuali di: Alessandro Anselmi, Salvatore Bisogni, Enrico Bordogna, Gianni Braghieri, Massimo Carmassi, Claudio D’Amato, Pietro Derossi, Antonio Monestiroli, Adolfo Natalini, Franco Purini, Luciano Semerani, Uberto Siola e Nicola Carrino, Laura Thermes, Paolo Zermani,

E spendete anche qualcosa di soldi, che qui la situazione turistica è assai moscia! Come del resto tutto il resto, mancia, della città.”

Saluti da Eldorado, ri-inviato normale a Shangai-Naples, Italy

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L’ARCHITETTOSURBUZZICHETTO …

L’architettura che ti piace …

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Sopralluoghi scrupolosi …

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CARNEVALEROMANO …

ringraziamo Luisa Gentile per la foto

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Gli Archicefalici …

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OUTING … una risposta …

Da Pietro Pagliardini: …

Caro Galassi, lei è troppo intelligente, troppo scafato, troppo colto per rappresentarsi come la vittima di un raggiro. La prego, un po’ di contegno!Lei conosce senz’altro la differenza tra l’imperativo categorico e l’imperativo ipotetico, cioè la differenza tra ciò che è vero in assoluto e ciò che è scopo per raggiungere un obiettivo, che nel caso si ritenga vero, diventa “imperativo ipotetico apodittico”.
memmo54 non ha fatto altro che dirle questo, non ha negato in assoluto la validità di ciò che lei afferma, ne ha, semmai, messo in evidenza alcuni tratti di …estremismo, se mi passa il termine.
E io convengo con lui. Dove sta il raggiro? Forse è lei che ha creduto di avere fatto proselitismo alla sua “religione”, mentre si trattava solo di una discussione da cui c’è da imparare, almeno da parte mia, ma non a cui diventare fedeli fino al punto di crearsi inutili sensi di colpa.
Perchè, caro Galassi, se la prende solo con noi? Pensa forse che la maggioranza di coloro che avessero eventualmente letto il nostro scambio abbiano capito di cosa lei parlasse e convengano con lei e si comportino secondo quei principi nella pratica quotidiana? Ma lei, in che mondo vive?
Lei ha dimostrato di prendere molto più sul serio, certo criticandolo un po’, il progetto degli studenti di Purini che producono Ortinuovi, piuttosto che il progetto Marconi o quelli degli studenti di Mazzola che producono via Giulia. Questo è un fatto.
Domanda: se ipoteticamente venisse realizzato Ortinuovi come da progetto e via Giulia come da uno di quei progetti, quale dei due farebbe più danni, secondo lei?
Mi interessa molto saperlo, anche se credo di saperlo già, ma mi interessa molto di più che lei lo dichiari apertamente. Solo per chiarezza delle posizioni reciproche. Mi piace sempre sapere chi ho davanti e non mi piace farmi prendere in giro da nessuno.
Grazie”
Pietro

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ONMI …

Da Sergio Marzetti: …

“Dopo l’interessantissima discussione al calor bianco, praticamente alla “daje de tacco e daje de punta”, seguitando l’altrettanto interessante spazio dedicato alle architetture che ci piacciono e sperando che non venga troppo inflazionato, vorrei segnalare questo asilo-nido targato Opera Nazionale Maternità e Infanzia, situato sulla via Casilina, alle spalle del quaroniano “Casilino 23”, ora “Villa De Santis”. Misurata monumentalità, attenti rapporti, ottimi e durevoli materiali. Sorge una mia piccola curiosità che il Professore potrà soddisfare. Per i valori indicati, per la vicinanza, un chilometro in linea d’aria, con il Centro Sperimentale di Cinematografia sulla Via Tuscolana, mi sembrerebbe di vedervi la mano di Antonio Valente di cui il blog si è meritoriamente interessato qualche mese fa.. E’ questo possibile?
P.S. Vogliate scusare i deturpanti scarabocchi in primo piano, Due civiltà a confronto!”

S.M.

 

Caro Marzetti: …

Purtroppo, non ho la più pallida idea di chi sia il progettista …

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Cadeau …

“un pensiero che spero vorrà pubblicare.
saluti”

Leonardo Piscazzi

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Nani sulle spalle di giganti …

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Outing …

Da Giancarlo Galassi: …

“Cari “passatisti”,
mi spiace di avervi fatto perdere tanto tempo. Forse almeno potete
consolarvi per la visibilità data al vostro lavoro tenendo in pista la
discussione…

Ho capito e faccio outing:

sono solo un poveraccio che non capisce niente e che ha creduto  che
fosse possibile, per un fortuito caso, parlare di architettura in un
certo modo quando invece lo scopo della pubblicazione sulla Moretta
passatista aveva altri scopi, non proprio architettonici in senso
stretto (erano lavori di studenti fatti in 4 mesi… perdio!… cosa
pretendere di più? non vale la pena parlarne…), lo scopo di quegli
indifendibili disegni era difendere con tutte le forze possibili l’
«ambiente» romano – eventuali  contenuti architettonici in senso
stretto erano risibili – e a tal fine le piante, gli alzati e le
prospettive valevano come indicazioni, variazioni sul tema, piacevoli
esercitazioni di buon gusto, solo un mezzo per salvare Roma ‘bbella
Roma mia… non certamente il fine, non il centro, tutto andava preso
con il giusto beneficio di inventario …

Sono solo uno scemo che non ha voluto capire al volo, o forse
accettare, che la soluzione passatista, come precisano 54 e Pagliardini
, del «meglio così con tutti gli errori possibili» è preferibile al
lasciar campo a quei cattivoni delle archistar che non fanno
architettura ma solo il manifesto di se stessi…

Solo un imbecille che ha cercato di dimostrare (per sommi capi) che
presumere di dare per sbagliati nel complesso tutti gli ultimi 80 anni
di architettura, è una pretesa assurda e a tal scopo ho utilizzato un
vecchio lavoro di Caniggia sullo stesso sito (un progetto in tante cose
superato… quei marcadavanzale ad es. sono ridicoli…) ma poi ho fatto
pure l’errore di allargare appena lo sguardo difendendo anche quanto di
giusto pensavo ci fosse in quel funzionalista di Pagano e, addirittura,
in Le Corbusier razionalista o nel lavoro di Rossi e Grassi (solo cenni
ovviamente)…

L’illogico, anzi l’illuso, ero io non avendo colto che ormai tutto è
andato perso.
E’ finita. Basta. Amen. Requiescat in pace.

L’architettura è ormai definitivamente un’esoterica arte per l’arte e
solo il mistero dell’arte può guidare la sacra mano degli architetti
verso il «recupero della bellezza» (uno slogan talmente indiscutibile
per quanto è illogico – ma che significa «bellezza»? ), ovvero il loro
talento di natura, il loro istinto, il loro buon gusto innato che li
distingue dal generone e non piuttostotenere a guida il frutto di uno
studio caparbio, cocciuto, del sentirsi sempre nani sulle spalle di
giganti e per questo in grado di vedere più lontano e giudicare, alla
distanza, tutte le buche che loro hanno preso lungo la strada fatta e
così evitare quelle sulla strada a venire…

Scemo a ingobbirmi ancora, e far ingobbire gli studenti, sui testi di
architettura degli ultimi cinquecento anni compresi quelli
contemporanei e addirittura (il massimo dell’ironia) quelli del new
urbanism…

Come ‘qualunqueuno’ ha ben scritto: ma chissenefrega…“

G.G.

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