PIETRASUPIETRA …

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Scampia … l’antefatto …

Caro prof. Muratore, a futura memoria le invio il  decumento originale approvato dall’Assise cittadina , nel dic/1991, per la risoluzione della questione Vele, a chiarimento del  mio precedente post.
Grazie,
Isabella Guarini

vele

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Algeritriestina …

“Per rimanere in tema, il Climat de France come potrebbe essere ribattezzato? Algeri-triestina, forse?
Sicuramente in Africa, tra Poullion e Candilis, i migliori pezzi di città Moderna. Qui chi abita si appropria dello spazio, lo modifica, lo trasforma. Non servono amministrazioni illuminate che ne propongano la demolizione, nè architetti, critici e docenti che ne riscrivano il destino. Sono pezzi di città semplicemente abitati, e questo pare che basti.
A presto,”

Filippo De Dominicis

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Richiamati ! …

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Peppe Macedonio scampiato …

“Cari muratorini,
leggo delle Vele di Scampia, tema che ci intriga ancora molto, a Napoli e
altrove…. e i convegni così aumentano, … e i libri, film, canzoni e riviste
anche: che Dio ci Di Salvo e liberi, che abbi pietà di noi e soprattutto di
quei disgraziati provenienti dal centro antico di Napoli che le abitarono a
forza! Le occasioni di Rosa e quelle di Di Salvo non coincisero, ognuno andò
per la sua strada, peccato! Peccato mortale: all’inferno, all’inferno…. al
rogo, al ruoto!
Per associazione di idee e di immagini “scampiate”, allegoVi per sfizio una
placchetta a rilievo con vivace modellato sul classico tema scampista “Lotta
tra Lapiti e Centauri”, ossia tra natura e cultura, istinto e ragione, … e
forse anche tra vicolo e museo, passione e ambizione, panza e testa, centro e
periferia, dire e fare, scampoli e Scampia. …
La placchetta maiolicata che vi invio, inedita, è di cm. 14 x 19, ed è firmata
“Peppe Macedonio”, inciso in basso a destra, non so se vedete.
Domanda serale a Isolabella e a voi tutti muratorini: chi sono i Lapiti e chi
i Centauri delle ambizioni progettuali d’oggi scampignate?
(Per chi volesse saperne di più su Peppe Macedonio, scultore maiolicaro
napolitano dimenticato (Napoli 1906 – ivi 1986), segnalo l’ultimo mio
“Intermezzo” della “PresS/Tletter” di Luigi Presinenza Puglisi: ne ha “gratuità
artigiana” mail-odorante.
Saluti e grazie, buona notte,”

Eldorado

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GENOVALGERINA …

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TRISTETRIESTE …

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Gli Scampiati …

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Uno, due, tre, Boom! …

Da Isabella Guarini: …

Uno, due, tre, boom!

“Un lungo tuono lacera la notte di Scampia del 12 dicembre 1997. Una delle sette Vele, abitata da 160 famiglie in sedici piani della periferia urbana di Napoli, si piega su se stessa sollevando una nuvola di trenta metri. Appena la polvere si dissolve gli astanti impallidiscono, il mostro ha resistito, si è piegato ma non spezzato e resta pericolosamente inclinato come la Torre di Pisa. Il flop è fragoroso: il sindaco, il prefetto, il questore, gli abitanti, aspettavano che il mostro si sbriciolasse a terra. Invece, rimane monolitico di fronte ai 284 panetti di dinamite e ci vorranno altri giorni di lavoro per abbatterlo con le tradizionali ruspe. È la metafora della rigidità dei modelli architettonici moderni, resistenti non solo ai panetti di dinamite, ma anche alle proposte alternative per la costruzione dell’ambiente abitabile.
Eppure, il sogno dell’architetto delle Vele era il riprodurre il caratteristico vicolo napoletano in versione moderna, emulando l’Unità di Abitazione di Le Corbusier. Così altri insediamenti, come il Corviale lungo un chilometro nella periferia di Roma e l’insediamento Forte-Guezzi, detto il Biscione, su una collina di Genova, ispirato la Piano d’Algeri di Le Corbusier, sono modelli abitativi divenuti obsoleti in pochi decenni, per cui si pone il dilemma della loro sostituzione o conservazione. Ho visitato le Vele circa venti anni fa insieme a una commissione di esperti, quando ribolliva la protesta degli abitanti che reclamavano il diritto di uscire dall’inferno delle Vele, avendo ricevuto anche la benedizione del Papa e la solidarietà del Presidente della Repubblica. Era una giornata cupa di pioggia, che ricadeva sui ballatoi interni schizzando intorno e rimanendo impantanata. Gli ascensori guasti erano utilizzati per deposito di rifiuti. Tuttavia, l’interno degli alloggi era decente perché curato dagli abitanti. Fuori dall’uscio, invece, il degrado era irreversibile a causa della struttura architettonica degli edifici, simili a gironi infernali, con l’avviso dantesco sulla porta, perdete la speranza o voi che entrate, se intendete trasformare un inferno urbano in un altro abitabile conservando la stessa concezione architettonica con l’aggiunta di altre funzioni. È la speranza nell’intelligenza umana a farci ascoltare la lezione delle città storiche, che consiste nell’adattabilità alle varie tradizioni urbane, alternative all’omologazione ortodossa dell’architettura moderna e contemporanea.”

I.G.

Napoli, 06/06/2010

PS: questo scritto inviato a II Mattino di Napoli non è stato mai pubblicato!

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