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DALMAXXIALMACRO …
Pubblicato in Architettura
1 commento
SESOSVENDUTIACHELOCCHIPEPIAGNE …
Pubblicato in Architettura
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Che somari …
“Che somari!
Ricostruire il lato nord di piazza Navona (perché lo
stesso isolato sull’altro lato è in puro Novecento addirittura su
robusti pilotis costruiti – non sia mai! – su ruderi di uno stadio
imperiale) ricostruire – dicevo – senza mettere portoni monumentali in
asse, senza finestre inginocchiate al piano terreno e timpanate a
scalare ai piani superiori, senza mezzanini col mascherone, senza
bugnato basamentale e senza uno angolare che arrivi fino al quarto
piano, senza cornicioni di coronamento, senza replicare le
sopraelevazioni ottocentesche oltre il cornicione ma mettendo appena
dei marcapiani e dei risalti (non lesene che arte ornamentale) che
sottolineano le nodalità di intersezione dei muri e le bucature della
facciata. Insomma hanno ricostruito come se si trattasse solo di fare
case in linea o case a schiera perdendo così l’occasione di fare un
altro Palazzo neorinascimentale e frustrando il giulioromano che ognuno
si portava nel cuore.
Questi delle occasioni che può dare Roma non
avevano capito niente.
Ma… ops! Mi sbaglio.
Nel ’30 hanno solo
copiato quello che c’era perché non avevano ancora capito il linguaggio
dell’edilizia minuta romana (cominciavano ad accorgersi allora del suo
rilevante valore), un linguaggio distinto bene da quello delle
residenze patrizie (e costruire palazzi per nobili a borghesi dopo le
rivoluzioni degli anni ’20 non aveva proprio più senso).
Tra i
migliori però si cominciava a intuire l’errore ottocentesco di non fare
distinguo quando fraintendendo un linguaggio si era costruito interi
quartieri a colpi di palazzidellacancelleria. Credo bene che a qualche
assistente di Fasolo in tarda età venisse voglia di raderli al suolo.
Era una provocazione contro l’immobilismo ma forse tutti i torti non li
aveva. Basta vedere cosa succede quando questi palazzi ottocenteschi
affetti da rinascimentale gigantismo vengono ritinteggiati da diverse
amministrazioni condominali in begli scacchettoni arlecchino cielo-
terra che ne distruggono l’organismo.
Si trattava di un linguaggio
architettonico che purtroppo non sapevano ancora come studiare
seriamente se non scopiazzando, a scuola si insegnavano i Maestri non i
capimastri. Altri venti anni di studio e nella scuola romana di
architettura qualche allievo e allievo di allievo magari ci sarebbe
arrivato. Di sicuro intuivano bene che la monumentalizzazione di quel
prospetto avrebbe messo in ridicolo gli assolo storici di Palazzo
Pamphili, di S.Agnese ecc. Lì come in una qualunque via di Roma piena
di palazzi rinascimentali. Quindi per intanto, per non sbagliare, hanno
copiato. Lo sapevano fare.
Adesso però chi esce laureato da Valle
Giulia non accampi scuse piagnucolando che la storia che lì insegnano è
sempre e ancora solo quella dei Maestri. Se vuole, soffrendo da
autodidatta magari, la biblioteca è arcifornita di testi che guardano l’
architettura della gente dalla parte della gente che l’ha costruita.
Non appellandosi oggi a gente che non ha mai costruito una casa (tutti
pensando che sono capaci ad abitare sono convinti di saper costruire
una casa, una città), persone che a scuola ha imparato che architetti
sono solo Raffaello e Michelangelo e pensa che l’architettura per loro,
novelli papi re, sia quella.
Più che mai c’è bisogno di architetti con
voglia di studiare. Ma fa fatica.
Chi si sente architetto scagli la
prima pietra.”
gg
Pubblicato in Architettura
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QUANDOTROPPOQUANDONIENTEQUANDONIENTEQUANDOTROPPO …
ancora un altro convegno …
Pubblicato in Architettura
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