ER BELLO BRUTTO … O ER BRUTTO BELLO? E’ un fatto che elevandosi da un certo primitivo “non è bello quello che è bello, ma è bello quello che piace” si passi poi ad un più robusto ed accademico …

ER BELLO BRUTTO!

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3 Responses to ER BELLO BRUTTO!

  1. michele granata ha detto:

    Ma questo è il centro del problema!

  2. michele granata ha detto:

    Perché l’architettura non è solo estetica, c’è anche una logica che è inserita nella funzione.
    Esistono quindi anche altri criteri di giudizi.
    Perché il “bello”, si sa, è sempre un un termine soggettivo.

    • Andrea Di Martino ha detto:

      In realtà, un’espressione come “il brutto bello”, assai più che “il bello brutto”, ha un suo fondamento (anche se ciascuna di tali espressioni è una contraddizione in termini). Infatti, alla ben nota espressione “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, potremmo contrapporre l’espressione (assai meno nota) coniata da Sgarbi: “è bello ciò che è bello e piace ciò che piace (nel senso che può piacerti una cosa brutta)”. Il che è come dire che ciò che è bello resta bello (anche se non ti piace); e ciò che è brutto resta brutto (anche se ti piace). Naturalmente, Sgarbi si è limitato all’ipotesi che possa piacere una cosa brutta, per il semplice motivo che l’ipotesi inversa è assai meno probabile (e qui sta il senso delle prime due righe del mio commento), ovvero ci sono ben poche possibilità di provare repulsione verso una cosa bella (alzi la mano chi, tra voi, ha mai sentito parlar male di una città come Venezia, o di un dipinto come quello michelangiolesco alla Sistina, o delle aggraziate fattezze della Cucinotta, tanto per metterci nelle condizioni più generali possibili). Detta così, gli esegeti di Zazà potranno sempre obiettare (non senza cognizione di causa): chi è che stabilisce ciò che è bello da ciò che non lo è? Ma è proprio questo il punto. La risposta a tale domanda non può darla nè Sgarbi (che infatti non si è mai espresso in merito a tale questione), nè Purini (di cui ricordo la presenza ad una conferenza alla facoltà di ingegneria, nella quale sparava sentenze a raffica, del tipo: questo è bello, questo è brutto, questo è bellissimo, questo fa schifo), nè nessun altro critico e/o studioso di Estetica (un’altra materia dalla quale, forse, dovremmo prendere le distanze, come ci suggerisce Grassi). La risposta (e non si tratta certo di uno scoop), ci viene praticamente fornita ogni giorno da tutto ciò che ci circonda. Infatti, se è vero, com’è vero, che è la somma che fa il totale (credo che su questo punto siamo tutti d’accordo con Totò), allora, se noi facessimo un’analisi statistica, al fine di sottoporre quel tutto al giudizio di tutti, potremmo acquisire (dal bilancio complessivo), la certezza matematica di ciò che, al momento, possiamo solo (ragionevolmente) supporre, ossia che gli esegeti di Zazà sono in numero infinitamente inferiore a quelli che potremmo (ragionevolmente) definire come gli esegeti di tutto ciò che è stato costruito dalla preistoria fino alla prima metà degli anni Cinquanta (più o meno). In quanto alla tesi secondo cui la percezione della bellezza potrebbe variare nel tempo, non è certo un’invenzione di Purini. In fondo, il (pur bisfrattatissimo) docente romano, almeno in questo non ha nessuna colpa, perchè non ha fatto altro che esprimere, con parole diverse, ciò che aveva espresso Zevi, quando, nel suo saggio più noto, poneva la seguente domanda: quale casa automobilistica di oggi costruirebbe un’automobile imitando le forme delle antiche carrozze? In realtà, la tesi di Zevi è tanto captante quanto capziosa, perchè se la bellezza fosse soltanto un prodotto specifico di un tempo specifico (tanto da credere che a tempi diversi corrispondono diverse percezioni di essa), allora potremmo domandarci: come si spiega l’esistenza di oggetti che, in un solo tempo, esprimono quelle diverse forme di bellezza che tempi successivi hanno espresso in forma frammentaria? Vi garantisco che il senso di tale domanda (solo in apparenza cervellotica), è esemplificato in modo chiarissimo da un divertente spezzone di un film di D. Risi (“Anima persa”, che, per inciso, è anche una delle migliori interpretazioni di Gassman). Purtroppo, devo anche aggiungere, con mio grande rammarico, che si tratta di uno spezzone non presente tra quelli caricati su YouTube, nè posso caricarlo io in tempo reale, perchè in questo momento non ho il DVD sottomano. A quelli che dovessero avercelo, posso solo consigliare di rivedersi il film (almeno se sono riuscito, come spero, a stimolare la loro curiosità)

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