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Scusate il becero passatismo; ma questa copertura non è la stessa cosa del post precedente.
Nemmeno paragonabile; ovvero aggiornata o semplificata: ridotta all’osso od al significato ultimo.
Con tutto il rispetto dovuto a chi il pane se lo guadagna con sacrificio ed assiduità, impegno e passione c’è comunque un universo intero a separare la cupoletta di un architetto minore dal risultato di un brillante esponente dei tempi odierni.
Poichè ritengo impensabile credere che anche l’allievo dell’allievo di un grande del passato che sgorbiava i sui disegni al lume di candela con un pezzo di carbone estratto alle braci del camino possa essere considerato più d’un contemporaneo corroborato da innumerevoli certezze e calcoli scientifico-tecnologici o da larga letteratura in argomento, sono portato a pensare che sia il metodo che non funzioni.
Che non conduca da alcuna parte; che incarognirsi ad esplorare tutte le possibili variazioni del cubo a sei scomparti, ovvero di un “fatto” possa condurre ad un risultato accettabile.
Bisogna cambiare il manico.
Senza paura di prendere una strada a ritroso.
Per i più scettici suggerisco la possibilità di considerala come necessaria rincorsa per superare l’impasse.
Saluto