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Sintetizzo, per comodità, il dialogo tra la signora con l’ombrellino ed il vetturino:
Il bello dell’architettura tradizionale, del linguaggio condiviso che attraversa il tempo, è che un artefice brillante può costruire qualcosa di memorabile lasciando alcune “valenze” aperte che, anni o secoli dopo, altri potrà riprendere completandole od integrandole.
Così come alcuni più dimessi o timidi, od un capo mastro qualsiasi, possono costruire edifici modesti ma non insignificanti nel “nulla” (… in mezzo alla campagna…alfine…) ovvero in un quadro decisamente incompleto sapendo che l’ impegno sarà recepito o valorizzato da altri : non sarà un grido nel deserto.
Sarà un dialogo…
Un versetto di un libro universale in cui le virgole e gli iota non valgono meno del capitolo intero.
Non sembra insignificante.
Tutto sommato anche “democratico”…al passo coi tempi in fondo.
Saluto