“SE SI ROMPE UN VETRO” …

Emanuele Arteniesi commented on GUNNAR ASPLUND IN ORDINE SPARSO … Post 9 …

“Nel mezzo.
Si può ancora lavorare la pietra per le fondazioni di case in tronchi?
Si può ancora usare la corteccia di betulla come isolante tra la pietra e il primo giro di tronchi?
Ma poi tocca smontare tutto dopo 30-40 anni.
Certe volte ho annerito al fuoco pali di betulla freschi per piantarli a terra. Si può fondare anche una scala d’accesso per superare la quota del basamento in pietra. Se invece metto sabbia, pietrisco e pietra su cui poggio del legno senza guaina quanto dura?
La terra si muove quando gela e disgela? Fino a che livello gela?
Se si restaura un pavimento o si gratta la vernice da un rivestimento di assi per riverniciarle quanto è pericolosa la cacca delle talpe? Si va in ospedale?
Nello scavo di una casa rurale tra il perimetro di pietra si può fare una cella per il cibo e si edifica quel bel castello di mattoni intorno al quale si chiudono le stanze e che è cucina a legna, forno e caldaia.
La sezione l’ho vista nei libri e una volta ho gettato dei concioni trapezoidali di cemento isolante per aumentare le prestazioni di una caldaia ma il castello non l’ho ancora fatto.
Se si rompe un vetro riverniciando una finestra se ne taglia uno nuovo e si fissa al telaio di legno con chiodini e una pasta, fatta di gesso, olio di lino e serotina siccativa, che gli uccelli poi si possono mangiare.
Certi chiavistelli sono bellissimi ma come si fanno? Pare non ci siano fabbri nei dintorni. Nel paese di Ilmariner.
Continua (non è detto che lo scriva)”

………….

Mi sembra ancora di sentire il profumo dell’olio di lino …

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1 Response to “SE SI ROMPE UN VETRO” …

  1. Occorre darsi più tempo.
    Non solo per darsi le risposte ma soprattutto per farsi chiaramente le domande importanti.

    Resto colpito da questi post finlandesi, intanto che tutta la mia libreria è imballata e, per lavori di ristrutt in corso, passerò l’estate in un alloggio nel Lotto 26 di Primavalle.

    Sono il più contento in tutta la famiglia di abitare in questo bel quartiere “grassiano”, anzi più ‘bello’ (nell’accezione autolesionistica di bello propria solo agli architetti) perchè ci sono, rispetto a Grassi, 60 anni sopra.

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