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grazie
Egregio Prof. Mazzola, prima di tutto complimenti. Un riconoscimento al proprio lavoro rende gli anni trascorsi degni di essere vissuti. Però il suo lavoro mi complica la vita e vorrei trovare il bandolo della matassa. Il crollo, ieri come oggi, di tanti centri storici rende poi il suo lavoro al centro dell’attenzione per una, più che eventuale, necessaria loro ricostruzione. Nessuno, specialmente gli sfortunati abitanti (e, visti i responsi geologici che danno l’Italia tutta in movimento, può toccare a ognuno di noi, toccando ferro!), può rinunciare a ricreare i rapporti, vuoi architettonici, urbanistici e sociologici, come lei sottolinea, del proprio ambiente. Nel caso dei paesi emiliani, umbri, marchigiani, abruzzesi et cetera, qual’è, secondo lei, il punto di equilibrio tra una necessaria impostazione anti-sismica del ricostruito e la preservazione dei profili, dei volti direi, di questi paesi? Prima, per esempio, si dovrà fare un censimento per classificare gli elementi di classe superiore: Duomi, municipi, chiese, campanili, rocche, palazzi, profili delle strade più importanti poi, a scendere, tessuti urbani, piazze, mercati, servizi? Questo però è un censimento puramente estetico di elementi emergenti che, anche se fondamentali , possono essere e, quasi sempre lo sono, di poca o scarsa significanza economica mentre, più importante per la gente che oggi vive o sopravvive in quei luoghi, è la ricostruzione delle abitazioni e degli opifici. Da dove cominciare quindi e in che modo? Per esempio, un campanile, una navata, un chiostro può essere ricostruito con un telaio iperstatico da rivestire poi con gli stessi mattoni che giacciono a terra? Una rocca deve, allo stesso modo, essere rialzata in cemento armato prima di ripristinare merli e barbacani? Più facile può essere la ricostruzione del tessuto puù minuto. Case solide e resistenti, ma, in pianta, queste case come debbono essere disposte? Secondo le leggi del vicolo, della piazzetta, degli appoggi reciproci oppure secondo più attuali e ricercati standard di salubrità? Più che sicuro, é certo che, se la ricostruzione fosse lasciata solamente alle odierne leggi e rapporti economici si preferirebbe fare piazza pulita. Non dico che si riproporrebero tanti più o meno piccoli Zen, Corviali e Vele (tutti abbiamo visto gli inumani risultati di questi progetti) ma, e per chi vi deve abitare dopo aver vissuto nei, tanto scomodi il più delle volte ma tanto graziosi per i turisti, tesssuti storici, la soluzione data all’Aquila, potrebbe essere vista come altamente positiva anche se estranea alle loro abitudini. Per risolvere questa questione si potrebbe partire dal suo lavoro. Prendiamo il suo progetto per il Corviale. Il risultato è la riproposizione di tessuti famigliari. Da ragazzo venni coinvolto dal Professore di Urbanistica Mariano Pallottini in uno studio del CNR sui “Centri Storici del Basso Lazio”. Rilevammo Terracina, San Felice Circeo e Cori. Ne rilevammo prima il sistema urbano, il Corso , la Piazza, i vicoli, poi ne censimmo il costruito per cui, per esempio a Terracina potevi partire dalle cantine di epoca sillana fino alle sopraelevazioni settecentesche e oltre. Il Professor Pallottini, marchigiano come me, mi regalò poi un suo libro sui centri storici delle Marche. Tra quelle sperienze e la sua vedo una pedissequa, e lo dico con ammirazione, riproposizione di quei temi. Però al di là delle gradevoli e significative piante e prospettive, qualcosa, uno scarto ci deve pur essere, se non fosse altro per le normative urbane di oggi. Dove è la soluzione? Mi scuso se ho detto cose confuse, anzi debbo sospendere un discorso per il quale lei ha scritto tanto ma debbo andare a prendere le nipotine da scuola.
La saluto cordialmente!
gent.mo Sergio 43, le ho risposto sul post che il prof. Muratore ha tirato fuori dal suo commento
Perchè ?
Insediamento IACP a Corviale – Roma 1973-1981
Coordinatore generale:
Mario Fiorentino.
Gruppo di coordinamento sezione edilizia:
R. De Simoni, M. Montani, E. Piroddi;
Sezione edilizia:
Gruppo Fiorentino:
G. De Giorgi, M.Fiorentino, A. Quistelli, H. Selem, F. Sferra Carini.
Gruppo Gorio:
C. M. Briganti, S. Danielli, F. Gorio, E. Ricciardulli.
Gruppo Lugli:
R. De Simoni, P.M. Lugli, M. Montani, A. Montenero, P. Visentini.
Gruppo Sterbini:
N. Dagostin, F. Donato, E. Piroddi, G. Sterbini.
Gruppo Valori:
G. Calpini, R. Einaudi, D. Levanti, G.P. Rotondi, M. Valori.
Sezione strutture:
Gruppo Morandi:
G. Colombini, R. Morandi, M. Valenzi, G. Via.
Sezione impianti:
Gruppo Parolini:
F. Conti, G. Parolini, C. Pierini, C. Platone, R. Sbriccoli.
Sezione progettazione esecutiva e costi:
F. Novelli, G. Tardella.
Segnaletica:
S. Fiorentino.
Scultori:
N. Carrino, C. Lorenzetti, T. Magnoni, C. Santoro, G. Uncini.
da: “Mario Fiorentino, La Casa – Progetti 1946-1981”, Ed. Kappa, 1985.
N.B.: non era una squadra di calcio.