Nicholas Adams [2011] nel suo libricino piccino picciò che è già tra i
remainders (e mannaggia a me che ho buttato 10 euro di troppo che poi
tanto valeva leggerlo a scrocco come un pulciaro direttamente in
libreria in venti minuti solo per far dispetto a Mondadori), trovo
menzionato in merito a Villa Stennäs lo scrittore svedese Karl-Erik
Forsslund (1872-1941) quale fonte di ispirazione per il nostro.
E chi sarà mai costui che non si è meritato nemmeno una traduzione in
italiano e che mi costringe a copincollare un autrice di fumetti che
però è certamente più simpatica?!
Pare fosse uno scrittore che acchiappasse molto gli intellettuali dei
suoi tempi, il rappresentante in Svezia dell’antiurbanesimo borghese
che in occidente faceva tanto ma proprio tanto chic tra fine ‘800 e
primi ‘900. Altrove c’erano Ebenezer Howard, Rudolph Steiner, Heinrich
Tessenow. Una cosa tipo figli dei fiori cinquant’anni prima magari
anche con le piselle di fuori ma senza lsd, più simile forse alla
voglia dei nostri professori o politici agée di segregarsi in ghetti
alla Capalbio o Valdichiana sentendosi pure di essersi sudati il loro
bel mondo a parte con risvolto furbo-culturale alla facciaccia vostra.
Questo Jacopo Fo svedese più tristo e meno zuzzurellone si costruisce
una fattoria in stile tradizional-vaccaro a Brunnsvik sul lago Väsman
in Ludvika (sic!) e la chiama «Storgården» che tradotto da Google
starebbe per “Grande Giardino”, il che torna con quel “io cerco boschi
per me e vallate col sole più caldo di te” casa compresa e al confronto
capisci che villa Stennäs la scimmiotta parecchio.
I temi sono quelli di “una vita più vera in campagna”, del ritorno
alla natura e alla vita rurale, gli stessi che Forsslund pare abbia
trattato nel suo libro più famoso pubblicato nel 1900 e intitolato
indovinate come? «Storgården».
Ed è uno spasso immaginare la signora Asplund alzare da quelle
pagine gli occhi lucciconi e vagheggiare al marito quanto sarebbe bello
avere una residenza tanto romantica e il valoroso Gunnar subito
mormorare tra sé e sé: «io allo sprofondo non ci vado, adesso te lo
trovo io uno storgården a cinquanta chilometri da Stoccolma» e te la
intorta magnificamente con il Baltico e, vero colpo di genio, chiama
villa Asplund con il nome di un lago.
G.G.
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Post 0 – Premessa emotiva
Post 1 – Razionalismo e principio di necessità
Post 2 – Paesaggio ambiente architettura
Post 3 – Fuori stagione
Post 4 – Estate scandinava
vedi anche:
Memorie nordiche : Commento di E. Arteniesi e alcuni chiarimenti metodologici miei tra i commenti che sembrano più una excusatio non petita, accusatio manifesta.
Portolago : Spassosa divagazione OT de Il Palazzo a partire dal pasticcio sulla localizzazione di Villa Stennäs.
Hanno commentato “Asplund in ordine sparso” in ordine di apparizione: Emanuele Arteniesi, Filippo De Dominicis, Stefano Salomoni, Eugenia Penna, Antonio C. e Vittorio Corvi che ringrazio tutti insieme e uno per uno. A loro sono venuti in mente Luigi Moretti, Ragnar Ostberg, Kay Fisker, San Francesco, Federico Fellini, Christian Norberg Schulz…
“L’altro Moderno”, diceva Luciano Semerani… Basta ricordare però che lo abbiamo conosciuto grazie a una generazione di docenti italiani, più o meno direttamente “figli” di Rogers e Samonà (la famosa premiata ditta “fondatrice”). E al fondo di tutto una radice mediterranea, classicheggiante, greco-romana, poi da questi miti nordici riscritta e ritradotta meravigliosamente, però sempre riconoscibilmente.
Insomma, grazie Giancarlo :)