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….detto “barroccio”. In dialetto chianino aretino, “biroccio”. Colore arancio, naturalmente. Lo faccia restaurare, se è il suo.
Pietro
Su di un carro simile a questo mio nonno caricò, con divertimento di tutti, i suoi dieci nipoti e, schioccando la frusta, ritto alla guida di due buoi di razza marchigiana, con in testa una buffa paglietta con la cupola aperta come da un’apriscatola, ci scarrozzò per tutta l’aia. Era il 1948. Io ero il più piccolo della covata e, da ragazzino di città, mi aggrappavo terrorizzato alla sponda del carro traballante. E’ l’unico ricordo che ho di lui vivo perchè lo stesso anno morì. Fu il primo morto composto sul letto che vidi, una scena che guardavo perplesso senza capirla come non comprendevo il pianto di mio padre.
Una ruota, una stanga, due sponde e 64 anni, con la memoria di rumorosi cigolii, odori di fieno tagliato, grida terrorizzate, risate omeriche e pianti delle prefiche, sembrano ieri!
Mi accorgo adesso che poco più sopra di questa foto, c’è, disegnato paro paro, il mio ricordo!
Prof! Lei é un mago sentimentale!