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Certo che il mio simpatico professore l’ha fatta complicata assai! Chissà che cosa gli era preso per passare dalle Fosse Ardeatine alla Pineta di Fregene! Per quello che posso ricordare non ho memoria di altri exploit del genere. Anzi! Se ripenso alle successive stereometrie della Procura di Piazzale Clodio e all’Hotel Delta di Via Labicana! Mah! Cose di quegli anni, confusi, generosi e velleitari!
I proprietari dovevano essere duri d’orecchi e allora il progettista ci ha messo un campanello di adeguate dimensioni. Vabbè…. la natura se l’e rimangiata. Pulvis es et pulvis revertebis
Pietro
Grazie non lo conoscevo… fantastico!
Saluti
Poi vai a dar torto a Mazzola.
Domani, 11 settembre 2011, ricorderemo con tristezza 2.752 vittime di un atto orrendo. Vorrei ricordare altre due vittime, le protagoniste principali dell’evento. Le Twin Towers stesse. Non è una perdita enorme il crollo di un’opera che, da allora, possiamo solo andare a ritrovare nei testi di Storia dell’Arte e nei film di allora, un pò come i due Budda di Bamiyan ? Nella loro stupefacente duplice semplicità come le torri medievali, nel loro ancoraggio a terra con una serie di archi gotici come il Palazzo Ducale di Venezia, nel loro significato profondo ed emozionante di accoglienza alla città, oramai soverchiante pure il simbolo della Statua della Libertà e tanto simile allo stupore che doveva cogliere un viaggiante entrando a Piazza del Popolo e trovandosi di fronte alle due chiese gemelle, non c’è tutta la nostra cultura? Adesso costruiranno al loro posto un edificio più alto e solido come un bunker ma la bellezza è scomparsa, ricordata forse solo dai due raggi luminosi che vengono lanciati verso il cielo a ricordarne le sagome e che si perdono nell’oscurità della notte.
Per partecipare, smorzando la tragedia con un pò di assurdo, al tormentone “Dove eri quel giorno”, voglio raccontare di quell’11 settembre 2001. Lavoravo da un pò a Varese e, per andare in ufficio, uscito dall’albergo, passsavo prima davanti al Duomo di cui ammiravo la Torre Campanaria, mi dicevano una delle più belle in Lombardia, e successivamente sotto la Torre Civica di mussoliniana memoria con il suo canonico balcone per il Podestà. A metà mattinata mi distolsi dal mio lavoro per dare il buon giorno alla mia famiglia a Roma. Mi rispose la figlia più grande, sconvolta: “Papà! Sono crollate le due Torri!”. “Ma no! Che dici? Ci sono passato sotto appena adesso e poi una la vedo qui davanti la finestra!”. “A New York! A New York!” rispose e non seppe dire altro. Alla fine la realtà entrò anche nella tranquillità di quella stanza. Il senso più vero della tragedia umana, difficile da cogliere al momento se non nei dati puramente statistici, me la fornì qualche mese dopo una mia cugina che si era trasferita a New York e insegnava in una scuola del subburbio da cui le Torri erano perfettamente visibili. Era il racconto di quei visi di bimbi incollati al vetro della finestra, molti dei quali, piangendo, gridavano: “My Dad, my Mom lavorano lì!”
Bravo Sergio, condivido!
” A metà mattinata mi distolsi dal mio lavoro per dare il buon giorno alla mia famiglia a Roma. Mi rispose la figlia più grande, sconvolta: “Papà! Sono crollate le due Torri!”
Per la precisione le torri furono colpite intorno alle 3 del pomeriggio, ora italiana. Ma la sostanza del ricordo non cambia, nessun problema, del resto sono passati 10 anni.
Hai ragione, Piz! Stavo a Varese come Ispettore del Censimento 2001. Passavo tutte le mattinate, chiuso nell’Aula Magna della Camera di Commercio insieme a un paio di centinaia di responsabili dei comuni della Provincia, a chiarire le normative della Rilevazione. Era la prima rilevazione anche sulla consistenza abitativa del territorio e dovevo chiarire i dubbi sul metodo di vautazione degli edifici: vetustà, problemi statici, ecc. Stavamo tutti in quell’Aula come in una campana di vetro, impegnati a dare spiegazioni, chiarire dubbi e rispondere alle domande. La mattinata era trascorsa così veloce che, data anche la bella giornata luminosa, quando ci fermammo per un veloce spuntino prima di discutere sulle ultime slides, mi sembrò fossero trascorse poche ore dall’inizio della lezione e questa è ancora l’impressione che mantengo nei miei ricordi. Fu allora che approfittai dell’interruzione per chiamare casa. Tanto ti dovevo e ti ringrazio.
Vorrei porre un quesito di carattere politico-artistico-conservativo. L’Aula Magna in cui entrai era arricchita da un notevole affresco nel chiaro stile allora dominante, alla Sironi insomma. In primo piano dominava e domina tutt’ora, immagino, un bianco cavallo rampante, incongruo nella sua solitudine finche non compresi che “a cavallo del caval” ci doveva essere Lui! La sua immagine era scomparsa per “damnatio memoriae” sotto uno strato di vernice. Io da allora penso che non sarebbe male ripristinare l’originale, certo non per nostalgia, dio me ne scampi e liberi, ma solo per correttezza filologica, rispetto dell’Artista e della Storia, comunque la vogliamo giudicare. Altrimenti ci comportiamo anche noi come i talebani di Bamiyan! Che cosa dovremmo fare a tal proposito?
Ripeto, la discrepanza di orario non conta rispetto alla vivacità del ricordo. Quanto al “Lui” cancellato mi viene in mente che, negli anni recenti, un bosco sopra Antrodoco che nel ventennio fu messo a dimora in modo che avesse la forma di un gigantesco DUX e che nei decenni aveva perso la sua leggibilità per abbandono e crescita spontanea di vegetazione, quel bosco è stato ripulito e ripristinato nella sua forma originaria, e oggi c’è di nuovo il DUX, visibile da grande distanza. Basta che a Varese non gli venga in mente di aggiornare la cosa, inserendo la faccia plastificata e un po’ tumefatta del “Lui” attuale!
A sergio 43, con cui credo di dividere l’affetto per giuseppe perugini, ricordo il progetto del nostro per il concorso del Ponte di Messina non certo stereometrico; a Pagliardini che : i proprietari della villa di Fregene forse erano duri d’orecchio, ma erano( padre, madre e figlio ) gli architetti Perugini. grazie angelo pascuccio