QUALCHE ANNO FA FU BANDITO UN CONCORSO COMUNALE PER PICCOLI GIARDINI CITTADINI, DELLA DIMENSIONE DI QUELLO DELL’ORTO NELL’ANFITEATRO CASTRENSE. MOLTI FURONO ANCHE REALIZZATI: CEMENTO, TUBI DI FERRO, MURATURE IN QUANTITA’. NESSUNA LAVANDA, MUGHETTI CORBEZZOLI, E, IN GENERALE, NESSUNA CULTURA DEL VERDE, CERTAMENTE MOLTE PROVOCAZIONI, MOLTE TRAVI CHE VIAGGIANO, MOLTI ANFRATTI PREOCCUPANTI. MA DEL RESTO ANCHE A VILLA BORGHESE, TRA PAVIMENTAZIONI ORMAI DIFFUSAMENTE IN ASFALTO E IN GHIAIA IL COLORE VERDE RIMANE PIUTTOSTO RARO. LO SPAZIO NELL’ANFITEATRO CASTRENSE SI RASSEGNI PURE AL SUO DESTINO DI RICEVERE LA SOCIALIZZANTE PRESENZA D’UNA CAVEA, IL SEGNO CHE PIU’ PIACE SOVRAPPORRE AGLI ARCHITETTI (PRIMA O POI IMPLACABILMENTE ARRIVERA’). A CHI VORRA’, ANCORA PER PO’, FINCHE’ SARA’ POSSIBILE, RIMARRA’ LA POSSIBILITA’ DI RIFUGIARSI A S.LIBERATO, SUL LAGO DI BRACCIANO, O NEL GIARDINO DI NINFA. FINCHE’ LA MALEDIZIONE DEL SEGNO SOCIALIZZANTE DELLA CAVEA DA ARCHITETTO NON
RAGGIUNGERA’ ANCHE QUEI LUOGHI. IN SEGUITO RIMARRA’ SOLO IL RIFUGIO NELLA LETTURA DI PIZZETTI E DI PEIRONE.
Sandro Ranellucci
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molto apprezzata questa riflessione
caro Sandro, hai fatto un quadro perfetto della situazione. Non sapendo come fare spazi socializzanti, gli architetti mettono sempre un teatro dove gli capita, poi se resta vuoto poco importa ..
ciao
Ettore
lo facevano anche i romani(vedi regioni interne dell’italia): il foro, il teatro … erano i primi edifici costruiti nelle nuove città colonizzate, il fulcro dello sviluppo sociale ed dell’espansione urbana: città che i coloni, in molti casi, non hanno mai più costruito; e quei fori, e quei teatri, sono rimasti vuoti per sempre; ma poco importa: noi godiamo della bellezza di quegli inutili edifici! è sempre, dunque, la qualità e l’espressività della forma dell’architettura che contano, il tempo ne cancella la sua utilità!
il riferimento di Paolo di Caterina è totalmente fuori luogo:
indubbiamente greci e romani facevano teatri che, una volta caduti in disuso oggi vengono apprezzati indipendentemente dalla loro utilizzazione, ma che c’entra questo con gli pseudo teatri che vengono appiccicati qui e lì senza alcuna ragione e/o legame con lo spazio in cui sorgono? Tra l’altro i materiali che si adoperavano un tempo erano “per sempre”, sicché l’abbandono e il tempo hanno conferito loro la bellezza romantica della rovina, mentre se penso alla cavea presente al Corviale, solo per citare la prima che mi viene in mente, l’impressione che mi dà è solo quella dello squallore e della desolazione! Lasciamo da parte quindi i luoghi comuni e la retorica e cerchiamo di vedere le cose come realmente sono
siamo alle solite! leggere con attenzione è un privilegio di pochi!