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Roma su Roma … la Palazza sur Villino …
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Professore, grazie per aver trovato la documentazione di questo scempio!
Come si può vedere, il disegno è ben fatto, ma il risultato è arrogante e ABOMINEVOLE!
E’ fin troppo chiara l’intenzione di violentare l’edificio preesistente, e la ragione è l’incapacità dell’architetto modernista di dialogare con l’architettura con la “A” maiuscola!
Trattasi di astronave atterrata sul villino … e il mio professore di Composizione 1 ce lo mostrò come un esempio splendido cui ispirarsi!! Questa è una delle ragioni per cui dico che alcuni professori tentano di lobotomizzare gli studenti.
Ridolfi modernista! Questa mi mancava davvero. Faccio come Troisi in Non ci resta che piangere: “mo’ me lo segno!”
Grazie Ettore, le tue rivelazioni stanno cambiando la storia dell’architettura italiana.
perché, come lo chiami quel progetto?
Probabilmente le fette di prosciutto sugli occhi sono talmente spesse che non ti rendi conto di scadere nell’assurdo.
Purtroppo si può portare il cavallo fino alla pozza, ma non lo si può obbligare a bere.
Il villino con la “jonta”. Oggi si definirebbe di speculazione edilizia. Forse lo è a confronto del completamento di Palazzo Farnese!
Spero che, prima o poi, si continui a costruire sopra questo episodio interessantissimo dell’edilizia romana. Sicuramente Mario l’aveva già previsto…
caro Corvi,
se non ami la tua città lasciala a chi la ama, ci sono ogni anno moltitudini di turisti che vengono a visitare Roma per la bellezza degli edifici storici, pensa che cosa diverrebbe se una serie di dottor Frankstein dell’architettura alla Ridolfi iniziassero a costruire mostri sugli edifici romani. Pensi che il turismo potrebbe ancora essere interessato alla Capitale?
Capisco le ragioni per le quali esprimi certe opinioni, ma sarebbe il caso che riflettessi a fondo sugli effetti collaterali di certe scelte.
Chissà perché, però, tanti architetti-Frankstein che costruiscono abomini e violentano il patrimonio (riconosciuto e non) amano vivere ed avere i loro studi professionali in edifici e piazze storiche!
Basta! Non se ne può più di leggere in ogni post gli insulti gli “insegnamenti” e le banalità di Mazzola… (supportate dal factotum Serafini) Ok che il web è democratico, ma a tutto c’è un LIMITE!
Muratore, si inventi una regola, tipo un tetto massimo di risposte al giorno che ne so…
Outsider, un nome un programma!
Sei davvero penoso con queste accuse.
L’unico insulto lo ha fatto Ridolfi a quell’edificio, se non ti sta bene fattene una ragione.
Dimenticavo un insulto, quello che tu, come tuo solito, hai fatto a me e Serafini, ma è una questione di educazione e di stile.
Sembra che ti senti braccato e quindi mulini alla cieca un bastone per difenderti chiedendo aiuto al povero prof. Muratore che democraticamente pubblica tutti i commenti, inclusi quelli tuoi, sempre irrispettosi. Vai a studiare, ma questa volta non l’architettura ma le buone maniere!!
Indubbiamente é una cosa molto spiritosa. Mi ricorda una vecchia storia di Topolino e Pippo. Bene! Pippo, abitava in una sgangherata stamberga “balloon frame” con grande dispiacere del suo amico topo. Capita a Pippo di fare una grossa vincita e Topolino lo convince a rinnovare la sua abitazione. Passa del tempo e Topolino, saputo che i lavori sono finiti, va a visitare l’amico. Lo trova in giardino, davanti al nuovo edificio che si è sopraelevato di un piano. La sopraelevazione le sette invarianti ce l’ha tutte! Elenco, Asimmetria, Tridimensionalità antiprospettica, Scomposizione quadrimensionale, ecc. ecc. (Interessante che anche il disegnatore della Disney fosse informato del nuovo linguaggio!). Topolino, piacevolmente sorpreso, fa i complimenti all’amico. Però l’edificio ha qualcosa di strano. Tutto il piano terreno è rivestito di un pesante tendaggio! Topolino chiede all’amico qual’è il senso di tutto quel tessuto. Pippo schiaccia orgogliosamente un pulsante e il tendaggio scorre via velocemente svelando all’attonito topo che la stamberga è rimasta al suo posto tale e quale. Il saggio Pippo, seguendo i consigli dell’amico, ha investito il suo denaro per un edificio più moderno ma non ha saputo rinunciare al calore delle vecchie travi, all’ombra del portico tarlato e agli infissi pericolanti. Ero piccolino ma sono rimasto a lungo a ragionare su quella tavola. Dove era più congruo abitare? Nella comodità del secondo piano con tutti i servizi o nella comoda tana sottostante, adattatasi come un guanto alla strana personalità di Pippo? Anche adesso davanti a questo disegno, minimamente offeso per “lesa maestà” dallo strano “sperimento” su questo banale palazzotto “fin de siecle” (recentemente mi è capitato di vedere qualcosa di altrettanto azzardato a Madrid, lungo la Gran Via), mi chiedo: dove vorresti andare ad abitare, avendo la possibilità di scegliere? Nei luminosi spazi dei piani superiori o nelle umbratili stanze dei piani inferiori? Chissà? Se fossi più giovane apprezzerei forse l’avventurosa sopraelevazione (qualcosa di simile agli ambienti del film di Roman Polanski, “Che?”). Adesso, acquietato dall’età, non mi dispiacerebbe, con un altro forse, il silenzio dei corridoi e il mistero delle stanze plurigenerazionali dei piani di sotto (qualcosa di simile agli ambienti del film di Ettore Scola, “La Famiglia”).
Ecco Ettore (Maria) Scola