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corviale è concepita e costruita seguendo alla lettera tutti “i 6 errori canonici” come la mettiamo?
Anche via del Babuino è stata realizzata compiendo tutti e sei gli errori, non per questo possiamo immaginare di raderla al suolo, quanto piuttosto possiamo imparare dal traforo aperto a sottopassare il Quirinale come a un sistema riuscito per riprogettarla e per conferirgli un ruolo necessario alla scala della città umbertina.
Demolire in architettura è sempre una sconfitta.
Insomma: la storia ci consegna certe opere architettoniche talmente speciali (e tra queste rientrano anche i dinosauri di edilizia residenziale pubblica) che la loro fortuna o sfortuna non è architettonica, come i politici vorrebbero per lavarsene ancora e per sempre le mani, quanto politico amministrativa (strutture di servizio, luoghi per la formazione, per attività sportive, finanziare la scuola! la scuola! l’educazione civile ecc…).
Come sappiamo, se Maxxi o Auditorium non mantenessero anche a nostre spese una macchina gestionale infernale non potrebbero funzionare.
Non si tratta di dilapidare altre risorse per mettere la guardiania di ballatoio al Corviale, quanto di riprogettarlo in scala 1:100 non 1:1000, probabilmente pensando, come si sta facendo per i centri commerciali entrati in crisi di locazione (e sono molti), a una pervasiva mixitè di destinazioni (residenze-terziario-altro).
La sconfitta non è demolire gli errori ma averli costruiti. Questo mi sembra un ragionamento di tipo lapalissiano. Mi sembra che Galassi faccia un ragionamento del tutto analogo al dire che l’errore sarebbe punire un reato e non commetterlo; ragionamento totalmente assurdo che non riesco a capire su quali basi logiche, etiche e naturali possa basarsi.
Certo, c’era il mio professore di religione al Liceo che sosteneva che bocciare uno studente era una sconfitta. Va bene, capisco il sacerdote, ma ad esempio, lei, prof. Muratore, promuove sempre tutti agli esami per non subire sconfitte?
Comunque, tirem’innanz e venendo al simpatico accostamento tra Asterix e Corviale, il prof. insinua, conoscendo il mondo, che potrebbe accadere che alla fine del discorso potrebbero esserci due Corviali: quello nuovo e quello vecchio che non verrebbe demolito, perché in Italia non si demolisce molto.
Il progetto però prevede la demolizione per parti dell’esistente, come è logico che sia, anche perché demolire l’attrezzo tutto in un colpo non sarebbe impresa da poco con le abitazioni intorno.
E poi, sbaglio o quando si fanno piani del genere esistono convenzioni, fidejussioni e contratti da rispettare? Dalle mie parti funziona in questo modo, immagino che anche a Roma una fidejussione sia una fidejussione.
Saluti
Pietro
Demolire in architettura é sempre una sconfitta. Giustissimo! Solo Penelope era abilitata a “demolire” di notte ciò che “costruiva” di giorno. Demolire in architettura é sempre una sconfitta anche quando ciò che si vuole demolire è risibile. Giustissimo! Ma demolire in architettura è diabolico quando si vuole demolire ciò che risibile non è stato considerato ma, al contrario, valutato e apprezzato da tutti. Mi riferisco alle tre torri dell’EUR, ex Ministero delle Finanze. Prof., pensa che, come la costruzione di tanti grattacieli è stata interrotta dalla crisi, anche la demolizione delle torri possa essere impedita dalla mancanza di denaro? Mi inchino davanti a Piano, un “grande” e anche un “politically correct”, ma non sarà più opportuno bloccare il lussuoso blocco ecologico e restaurare, come residenziale, come uffici, come residenziale, per uffici e casa degli studenti (sic!) insieme?
P.S. Caro Galassi, il tema di Saverio Muratori, essendo stato un suo appassionato studente, mi aveva notevolmente interessato. Avevo scritto alcune notarelle che però, per un mio errore al computer, sono svanite nel sistema binario. Amen! Troppa fatica riscriverle e purtroppo un blog é per lo più interessante per chi scrive ma per lo più insignificante per chi legge. Quindi il blog non ha perso niente ma si immagini la mia delusione quando è apparsa la scritta che non avevo indicato il Nome (obbligatorio) e l’E-mail 8obbligatorio) e quindi….Puff!!
Galassi dice” Demolire in architettura è sempre una sconfitta”, questo è un concetto, un modo di ragionare in astratto e non si vive nè negli astrattismi, nè nei concetti, nè nelle metafore, quindi, l’affermazione lascia il tempo che trova.
tanto sbracciarsi per l’indifendibile Corviale ed è passata sotto silenzio la demolizione (quasi terminata) dello straordinario complesso all’Eur di Ligini, quello sì, un vero esempio di architettura moderna italiana.
Ringrazio Dolce per alcune annotazioni che sono giuste. In parte ha ragione: demolire è «quasi» sempre una sconfitta. Ne parlavo a proposito di Venzone dove il terremoto, a guardare il bene nella catastrofe e nel dolore delle vite umane perse, ha però permesso di rifare meglio e più organicamente il paese tagliando il nodo gordiano di sua Eminenza Proprietà Privata. Faccio ammenda dell’ingenuità polemica che mi ha fatto precipitare nell’irragionevole errore di essere massimalista e stupido. A volte sarebbe meglio scrivere una reply ma pubblicarla il giorno dopo. Perderà pure di smalto alla rilettura/riscrittura ma con quello anche di avventata cretineria (forse lo scazzo è il sugo di un blog ma non sopporto più di partecipare a flame – però lurkarne qualcuno ogni tanto è un piacere!).
Concludo con le totti eurine: non mi sembra che, ai tempi, abbiamo ignorato Ligini… ricordo di sfottitura alle travertinizzazioni pianesche (Piano all’EUR travertinizza e all’auditorium Mattoncinizza lasciando a Roma due dei suoi peggiori progetti in assoluto – se questa non è sfiga!).