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Meta

Se avessimo una magistratura seria a questo punto qualche giudice toglierebbe la “patria potestà”, come si dice per i figli di padri indegni, al proprietario di questa architettura. Per manifesta, continuata, reiterata e ormai forse irrecuperabile incapacità di mantenere nelle giuste condizioni l’opera.
Dove sono le soprintendenze? Dove sono gli organi di tutela? (battute troppo facili, lo so).
Proviamo almeno con Striscia la notizia, a questo siamo ridotti! Che so, 100% Brumotti ci farebbe forse una bella passeggiata sopra con la sua bicicletta, magari in compagnia di Vittorio Sgarbi… :-)
ciao
c
Non conosco bene l’edificioe néla zona, ma da quel che vedo si potrebbe fare molto, perché la sostanza architettonoica c’è.
Madonna! Che cosa siamo stati capaci di fare! Che cosa siamo capaci di fare! Chi pagherà tutto questo? Dentro venivano sezionati in dibattimenti senza fine delitti e attentati e fuori veniva commesso, nell’indifferenza generale, un assassinio! Ci sarà un giudice che chiederà ragione di questo? Oppure per questo delitto c’é immunità?
Per Isabella, qui tanti disegni di questa architettura di Moretti:
http://www.architettoluigimoretti.it/site/it-IT/Sezioni/Opere_e_progetti/Scheda/037_1936.html?link=Originali
ciao
c
ps: in Spagna sarebbe monumento nazionale, o l’avrebbero comprata subito gli ordini professionali con una colletta… o magari se la sarebbe comprata direttamente Carlos Ferrater :-)
….”non conosco bene l’edificio”?!!??…”la sostanza architettonica c’è”?!!??…
grazie cristiano per la segnalazione del prezioso sito sui disegni di luigi moretti. l’ho salvato subito tra i preferiti.
Ma allora sfottete!
Per dire che farne bisogna esaminare la possibilità d’inserire una nuova funzione per non finire come tanti restauri conservativi senza funzione. Non solo ma bisognerebbe anche valutare lo stato del contesto urbano in cui l’edificio è inserito. Il punto debole dei numerosi, e pur preziosi disegni, dell’autore sta proprio nella mancanza dell’inquadramento prospettico nel contesto urbano. A mio parere questo è un limite di tutta l’architettura moderna, anche quella razionalista! Si dovrebbe fare un concorso per tanta sostanza architettonica, senza contesto!
Nessuna delle “Storie” canoniche dell’architettura moderna elabora una critica del contesto. Sono espresse come storia dell’evoluzione del linguaggio o delle sue trasformazioni, equiparandosi alla Storia dell’Arte. Questa non è una pecca ma una condizione dettata dai tempi e dalle necessità relative dei manuali, oltre che e soprattutto dalla limitata sensibilità al tema degli stessi padri, figli e nipoti dell’architettura moderna, come marca Isabella Guarini.
Neanche oggi una storia-cronaca che affronti un’analisi del contesto parallelamente all’aspetto formale-funzionale. Sicuramente nessuna fuori dall’esperienza culturale italiana, e con un dubbio sulle ultimissime storie scritte in Italia ad uso didattico.
La materia è troppo complessa, non difficile ma complessa, e prefigurerebbe uno studio e conoscenza di tutte le realtà urbane e ambientali su cui insistono le opere architettoniche. È lecito aspettarsi una ricerca architettonica del contesto limitatamente ad una città.
È auspicabile.
Nel 1998 a New York, è stato spostato, di circa sessanta metri, l’Empire Theater.
…Che fare?…
Prevedere uno spostamento di seicento chilometri, nel nostro caso, potrebbe risultare insufficiente(!).
vedi anche:
– Templi di Abu Simbel
– Altare di Pergamo
– Eretteo
….(!)
E’ vero: l’opera decontestualizzata, ovvero separata dal suo ambiente vitale, è come un organo studiato senza collegamenti con il resto dell’organismo, medicina allopatica><medicina omeopatica o olistica…
A parte questo, il vezzo antico di mostrare nei manuali le foto a campo ristretto di qualsiasi opera, fosse anche un quadro, forma e consolida l'abitudine di interessarsi esclusiamente al "manufatto" in sé per sé, mentre invece, specie in architettura, l'oggetto vive di relazioni e di storia. E la storia non si esaurisce con la sua storia specifica, ma si completa con le vicende da cui è nato l'"oggetto".
Per quanto mi riguarda, la zona del Foro Italico non mi attrae affatto, la sento come un pensiero astratto e non è un caso che il tutto sia frutto di un pensiero legato a un regime. Poi le singole parti sono appunto interessanti, ma secondo me la zona risente in questo caso della freddezza di un disegno propagandistico del regime totalitario che lo ha pensato.
E giusto dice Isabella quando pone il problema di un uso (straponderato…) che dia vita e calore alla zona tutta, e senza finire malamente.
Nel saggio “Architettura con paesaggio..ovvero ” del mostrar per lo vano di una finestra e di qualunque altra apertura di loro capriccio una lontananza di paesaggio in isfuggita” (Daniele Bartoli), pubblicato nella Collana di pubblicazioni didattiche da Edisu, Napoli I nel 1988, cercavo di chiarire il concetto di paesaggio e di architettura. Con numerosi esempi sostenevo l’inesistenza del paesaggio senza il medium rivelatore dell’architettura. Non che un paesaggio assolutamente naturale non possa esistere ma deve avvenire che le forme naturali si dispongano nello spazio in modo da apparire un paesaggio in lontananza visto da un’apertura. L’architettura, perciò, è il medium con cui l’uomo stabilisce relazioni di natura estetica con il contesto. Nella volta Sistina, Michelangelo usa l’architettuta per ordinare e legare i grandi eventi cosmici della creazione: in tal modo egli tramanda la contraddittoria simbiosi tra architettura come energia ordinatrice e natura in continuo movimento. Tale ruolo dell’architettura permane anche nell’arte moderna, ma nelle sue vere espressioni. Picasso rapppresenta il paesaggio mediterraneo con frammenti di architetture spontanee disposte in modo da formare un’ apertura da cui s’intravede la distesa azzurra mare-cielo con vele e palmizi. Paul Klee di ritorno dall’Italia nel 1903 scrisse: “..in Italia ho capito gli elementi architettonici dell’arte…, il mio traguardo più vicino ma al tempo stesso più alto sarà quello di fondere l’architettonico con il poetico. o almeno di stabiliire un accordo tra loro. L’elemento architettonico stabile, dunque, è in grado di ordinare la percezione dell’ambiente”.
P. Klee espresse la fusione tra architettura e natura in composizioni prive di profondità prospettica, affidando alla colorazione la funzione di suggerire lontananze o vicinanze. Altri artisti espressero tale legame con composizioni complesse come H.Matisse nel dipinto “Donna alla finestra”! in cui lo sfondo naturale è annunciato da una sequenza di piani fatti di elementi architettonici, significativi del limite tra interno ed esterno, I modi con cui tale limite è stato conformato nel tempo e nello spazio variano, mentre permane il fine di ordinare l’ambiente naturale. Anche Le Corbusier, durante il suo viaggio giovanile tra le rovine di Pompei, colse il valore essenziale dell’architettura e intuì le regole del comporre elementi semplici, colonna muro, finestra, con le forme naturali,costruendo veri ” modelli ambientali” pubblicati in Verso un’architettura, ovvero architettura come cassa di risonanza del paesaggio naturale.
Nella città odierna la perdita di armonia tra le forme naturale e artificiali è stata causata dalla progressiva riduzione dell’architettura a esigenze funzionali e tecniche L’homo faber è sempre più distruttore della sua sopravvivenza, essendo incapace di risolvere il limite tra artificio e natura, tra spazio interno ed esterno.
Dopo venti anni, annoto che la disarmonia tra artificio e natura è accresciuta dall’affermarsi dell’architettura globale e dalla potenza tecnologica raggiunta.
Faccio una concessione a quegli studenti che si meravigliano di come non si possa conoscere questo edificio: nessuno ha mai detto o scritto che lo skyline di questo monumento dell’arte moderna è terribilmente piatto e brutto?!?!! Dal punto di vista di questa fotografia è più che mai evidente.
Son qui, pronto per la lapidazione..
Skyline? Cos’è, si mangia?
ciao Vittò! :-)
c
ps: non ho capito la deviazione verso il discorso sul contesto… depistatori amici di Isabella? :-)
….eh si, caro cristiano…questo poco sensibile e sprovveduto architetto “razionalista”…non conosceva parole come skyline, masterplan, framework e fotorendering…