Durante le feste capitano cose strane … non hai voglia di fare un accidente … si va a spasso per la città col naso al vento … si guarda in alto … si fantastica un po’ … e … cosa non si farebbe, pur di perdere tempo prezioso … così, gira che ti rigira, capita che, a due passi dai luoghi di sempre, nel triangolo quotidiano casa, studio e bottega … guardi con più attenzione quell’edificio … quel villino bruttino che ti perseguita da sempre, da quando andavi all’università perché è l’opera di maestri famosi … ma anche, da prima, da quando, poco più che neonato, trafugasti, abbandonandolo in lacrime dietro quel metallico cancello, che avresti poi scoperto così artistico, quel cucciolo che non poteva farsi domestico … e che lì si sarebbe sicuramente trovato bene … a casa di signori … la povera bestiola da Porta Portese … ai Parioli …
Un classico dell’infanzia … capricci, cuccioli, pulci e lacrime … odori, sapori …
Dicevamo … col naso al vento però … e allora vedi oggi quello che hai visto per decenni, praticamente da sempre, … eppure c’è qualcosa di nuovo … e che non ti convince … anzi … qualche cosa di vecchio … che non ti convince … c’è qualche cosa di troppo … eppure c’è anche qualche cosa che manca … un po’ rimbecilliti ormai lo siamo e da tempo … eppure nella memoria … nel profondo della memoria … all’angolo di via Porpora … ecco che cosa manca … l’odore del somaro … anzi … la puzza … terribile e agghiacciante della merda del somaro … acre, pungente, penetrante, insopportabile … eppure tanto naturale che se oggi la potessi sentire di nuovo qualcuno la vorrebbe pure conservare … tanto naturale … tanto ecologica … tanto ambientale …
Ma le aporie del presente si sa che sono infinite e allora essendo politicamente incorretto mantenere in cattività la docile biblica bestiola … chiuso il giardino zoologico … lo zoo d’antan … ecco il Bioparco che per spiegarlo ci vuole un cartello … in una parola: un bioparco è “praticamente” uno zoo esente da letame e in quanto tale …. deodorato … asettico … virtuale … magari con gli odori artificiali fatti a macchina … in laboratorio … per il merchandising …
ma, … dicevamo … in questa assenza di letame e di afrori asinini, quanto rimpianto … e così casca l’occhio al cielo e ti traguarda il cornicione luccicante dello storico villino strafirmato, prima dal duo Foschini-Spaccarelli e, poi, in più postneorealistici frangenti dal grande ternano a metterci il cappello …
Casca l’occhio, dicevamo, alla fatal cornice e al tettuccio pizzutello … e, nel mezzo, il grande cristallo …
e che ci fa quel cristallone lungo e grosso, lì nel mezzo, … che ora che il restauro ultimo è finito sbrilluccica che è una meraviglia che pare Mies … in splendida, sospesa, trasparenza?
A prima vista … non stona più di tanto … eppure … c’è qualche cosa che non va … chiudi gli occhi … li riapri … e il cristallone lungo e grosso sempre lì, … ma questa volta è ancora più inutile e più ingombrante di prima … un certo disagio … e poi cerchi di capire, … ascolti, … annusi, … passa il bus che per poco t’asfissia col fumo fetente … un tanfo che t’accòra … e allora capisci che che quel cristallone non c’entra un cazzo … anzi non c’entra, più, un cazzo … e si perché lui sta ancora lì solo per il somaro … anzi per la puzza del somaro che tanto inquietava all’attico la grande anglista coniugata Astaldi che, lassù, si ricoverava lontana dalle angustie quotidiane del mondo, calpestando magari Capogrossi, ma insidiata, fin nei recessi più intimi di quel suo sofferto ritiro, da quel tanfo asinino che perforava le sensibili, anglofile, narici e fu costretta a richiamar di nuovo l’architetto rusticano che poco, peraltro, ormai più le garbava, a far montar quel vetrone che poi magari qualche effetto olfattivamente sortì, ma con gran discapito delle fragili floreali essenze nel vaso lungo, ché poi tutte le incenerì … come pure, al fondo, della nuova, apical, puntuta architettura …
In assenza del somaro che tanto dovette segnare i destini dello storico “Ulisse” che da quel panoramico approdo riprese di nuovo il largo … oggi … quel vetro … appare veramente in tutta la sua tragica essenza e testimonianza … lo si vuol quindi conservare come traccia documentale di un sofferto conflitto olfattivo … oppure, come mera preesistenza capace di inverare il senso di una separatezza … tra l’uomo e l’animale … tra la coscienza e il sentimento … tra tra la civiltà contadina e il mondo dell’industria e dell’impresa? …
Italia anni cinquanta … la campagna … l’industria …
la scrofa, domestica, di Matera … nei Sassi …
il somaro, galeotto, de Roma … ai Parioli …
Certo che la povera Luisa … per quel vetro …
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Meta

caro muratore,
lei è troppo fiducioso nella cultura achitettonica dei suoi lettori!
infatti per riconoscere ridolfi basta la passione; cosa c’entra la cultura architettonica? forse quella serve per aldo loris rossi…
che poesia…
mi sa che ha ragione paolo… nel senso che non è facile afferrare il senso di commenti tanto densi di riferimenti… vabbè ci proveremo… magari dopo gli esami, però!!
E’ vero, Paolo, siamo delle “zappe”. Ma questa è più semplice delle altre, è citata da I. de Guttry, facciata a sud-ovest di casa Astaldi, sopraelevazione del 1954-55 di Mario Ridolfi con W. Frankl (quest’ultimo mi sfugge…). Edificio originale (forse) di Arnaldo Foschini 1924. Pare che detto edificio sia servito di recente ad “Italia Nostra” per far cassa, beati loro!!
Fai clic per accedere a cor040306.pdf
Per saperne quanto prof. Muratore bisognerebbe avere almeno la sua curiosità, oltreché il suo occhio …… e la sua biblioteca?
Fabio
aldo lorisrosii, ahahahahahahahahahaha!
ma perkè lo metti tra gli architetti?
architetture ridicole, giuoki da bambini, che sciommiottano qualke grande, peraltro nei suoi momenti peggiori!
ho sbagliato! mi tocca correggere, altrimenti google nn lo registra, ahahahahhaha
Aldo Loris Rossi
appunto, paolo :)…