“Caro prof. Muratore,
ho inviato il mio primo post al suo blog, nel novembre del 2005, riferito a ” Vi ricordarte com’era.. la Stazione Termini?” e scivevo:
“Preferisco ricordare la stazione di Roma per come l’ho conosciuta, rispondente al progetto originario. Le modificazioni attuali in termini globali la rendono, dal punto di vista del frettoloso passeggero-pedone, simile a tutte le altre che s’incontrano viaggiando per ferrovie. Ma la stazione di una capitale come Roma meriterebbe una connotazione particolare, che, del resto, aveva e che ha perso. I tempi che corrono sono densi di contraddizione. Da una parte si fanno leggi per la difesa dell’architettura moderma in Italia, si organizzano convegni per proclamare degna di conservazione questa o quella opera in disfacimento, dall’altra si stravolgono riconosciute opere d’architettura moderna, come la Stazione di Roma, che ha superato il vaglio del concorso, presieduto da severe commissioni giudicatrici.”
Oggi gennaio 2011, mi piace ricominciare con un’immagine insolita della Stazione Termini, ripresa dall’interno, con l’effetto delle ombre che descrivono l’andamento sinuoso della copertura. Era il 1989!
Saluti,”
Isabella Guarini














