“ SOS, chiedo asilo per questo mio Intermezzo: da inviato speciale ‘e PresS/T a
ri-inviato semplice Archiwatch. Grazie”
Eldorado
Architettura bigotta o edelizia mignotta?
Muratorini, oggi tema in classe web: La disunità d’Italia d’architettura e le arti minori e minorenni intra-prendenti d’oggi: nuove prospettive kritiche. Oppure (seconda traccia, a scelta): L’architettura d’interni di Ar core mio tra cult e parà-cult dell’Italia d’oggi. Terza traccia cult: “Liberté, egalité, architetturrè, ‘ntu cult sempre a tte!”: commenta liberamente questa massima del famoso archistrazz Alabanese senza aver paura dei luoghi comuni e comunalesi d’Italia!
Domanda preliminare, a prescindere dallo svolgimento: studenti miei, ma a vuje ve piace e cercà ‘o pilu dint’ ‘a ll’uovo dell’architettura contemporanea? Ve piace e scennere sempre de cchiù nelle sue intimità d’archistrall ? Nei suoi spazi interni e interiori? Nella sua carta e cartuscella d’indindirindàààhh??? Che goduria!!!
Perché sapete, pare che più si alzi il pil e più l’Italia è felice e fa-fa colpo grosso (e grasso) l’italiano. Drive in….
Del resto (mancia) l’ultima scena del film “Qualunquemente” ci intessa nella specificas dell’Archiwatch. Inquadra il sindaco Calalbanese che guarda ammiratissimo la strettissima di Messina e l’immagina sormontata da un ponte tost/moderno, tutto fatto di pilu & cemento. Un impasto architettonico assoluto gettato tra Scilla e Cariddi, molto resistente e gioioso, porcellonamente aedificando. A prova di tutti i possibili terremoti d’Italia. Bum bum, … bunga, bunga, … zomba, zomba!!! Perché, come dice il proverbio antico del tempo maschilista che fu: “Tira cchiù nu pilu minorenne che na pariglia di buoi maggiorenti”.
Lo so, mi vergogno: queste cose cult non si scrivono. Si pensano, si dicono al bar dell’Epoca mia, in un intermezzo scollacciato di lavoro giovanilistico, ma non si scrivono. E’ un caduta di stile, è neapolitan style di strada krrittica. Incriminable, politicamente scorretta: stammece accuorte: il grande fratello (e non dimentichiamo la magistratura sorella) sorveglia e risporta a porta, a capa soja!!!
Lo so, il terreno era già minato e non dovevo rispondere. Dovevo cestinare. Padre, perché mi ha abbandonato? E anche la mia santa madre siciliana me lo diceva: “Figliu mio, lleva l’occasione!”. E io non la levavo, l’occasione critica e polemica. Anzi me la cercavo, la battuta di (e sul) gusto, giusto? Soprattutto a sinistra della Gravina mia spartenopea. Con i compagni e le compagnucce di ogni parrocchietta progettuale, nell’Università sinistrata e sinistrorsa mia, i più per-benisti. (Bene l’oro, s’intende). Cioè rigorosamente e accademicamente i più per-malisti. Bambolotti e mammolette accademiche di ieri, oggi, domani. Sempre.
Muratorini miei, un exemplare: prendente la mobilitazione antiSilvio di domenica proxima. A giudizio immediato e mediatico senza a(p)pello, e PresS/T. Slogan del Rubygol: un’altra storia d’architettura italiana esiste: non siamo tutte zoccole, non siamo tutti zoccoloni e vecchie ciabatte, non siamo corpi da macello, non siamo … (e che/chi siamo?, nda).
Ho ricevuto una ventina di e-mail, tutte scritte con quel linguaggio (lele)moralista e (non di rado) fariseo che non sopporto più. Anzi, che non ho mai sopportato. Sono cose cult del tipo: “Avete già firmato l’appello alla giornata di mobilitazione del 13 febbraio?? Firma subito!!! Firmare non significa essere bizzoche o moraliste, come anche qualcuno a sinistra d’architettura sostiene colpevolmente. Significa invece essere indignate/i per la mercificazione del corpo delle donne; e ovviamente indignate/i politicamente significa essere domenica in piazza ….”. (a Napoli alle 10.30 a Piazza Matteotti, informazione di servizio, ndr).
Alla ventunesima mail di questa catena di sant’Antonietta circolare e martire, ieri sera alle 22.38, quella avente come Ogg: “se non ora quando?”, me so’ sfasteriato e ho replicato così (simpaticamente nelle mie intenzioni, e invece ma(i)l me ne incolse, me meschino, nda):
“… Perchè continuate a crocifiggermi con questi appelli? Con questo dilemma serale: architettura bigotta o mignotta? Puttani o uh-morali?? Mammolette o bambolette?? Chi preferire tra le due categorie edelizie, a tarda sera? (perdonatemi, sono un uomo di (im)mondo, mi chiamano Eldorado, nda). Ricordo caritatevole il saggio gesuita che recitava: “Chi odia i vizi odia in realtà gli uomini” (nonché le donne alla Rubycondia, da redimere, da condurre sulla retta via architettonica, la mia, nda). E poi, guardiamo bene nei nostri antichi letti universitari, nelle secrete cos©e dipartimentali: scagli la prima mutanda trasparente, il primo pregno preservativo d’autore, il primo travo di fuoco guadente, chi è senza peccato mortale accademico! Ed ancora: fa più rumore un reggiseno di Noemi che cade alla Federico II di Napoli, fa più aurienz un folle sms di Sar Tommasi d’Aversa (mettere il dito nella piaga per credere!!), che una mobilitazione di santedonne che marciano sulla Sapienza di Roma, nuovo esercito della Salvezza dell’Italia redenta!!! (Festa con bisboccia o no, il 17 marzo p.v.?)
Perché, è notorius, (sempre cito da saggezza di misericordiosa scuola gesuita, cemento e sostanza dell’Architettura d’Italia di ieri-oggi e domani, sempre): “se non ce la fai a vivere castamente, fallo e ri-fallo (al meno meno possibile) cautamente, annascuso!!!”. E poi vai a confessarti, pecorella edelizia smarrita! La Chiesa è architettura Madre e non Matrigna, si sa. Contestualizza e non contesta mail il Potere di turno e di torno (specie se incentivata da s/offerte e leggi ad hoc, signo vinces). Sa da millenni, dalla Cacciata dal Paradiso Terreste, che l’uomo è nu fesso!!! Che l’architettura di Eva è da maneggiare con cura. (Voglio il giudice naturale, molto naturalista, che asso-love!!!) “E femmene so’ diavule, ce sta poco a pazzià!!”, recitava la canzone antica cult, (a proposito, ma le architetture contemporanee so’ bigotte o mignotte d’archistar? Edifici puttani o uh-morali assessoriali?? Italia Unesco o ohh!! Italia Unisco a fantasia per versa??). Inviovi un bacio appassionato serale, Vs Eldorado”. Fine del messaggio. E, se volete, del massaggio.
Vado a letto casto, dormo sonni tranquilli tra due guanciali (rubo sempre quello di mia moglie, nda). Sogno anche di stare ad Ar core mio con Rubygol (palla al centro e si riparte) … e tutte ‘e belliffemene della Tv spazzatura. Prezzolata senza Prezzolini (sogno: Silvio tu manchi, c’hai ‘netà, fatti a llà, … vatt’ ‘a cuccà … fa’ spazioooo … arrivoooo iooooh!!). E stamattina che mi capita, muratorini miei? Mi alzo per scrivere intrepido il mio intermezzuccio settimanale e –miracolo!- lo trovo già bello e fatto, già interattivato. Ecco infatti, la risposta della mia cara amica architetto d’Epoca. Quella amante fino in fondo dell’aaa… rrrchitettura razionale e di tendenza che levò (a suo tempo) ogni inutile orpello al corpo edilizioso. Quella che mise l’architettura moderna in mutande (e non vista, in mutandine sedu-inde-centi pop). Risposta che vi inoltro simpaticamente (lettura facoltativa, nda).
Ogg: Re: se non ora quando?
“Caro eldorado, il tuo inveterato maschilismo d’architettura non riesce a essere nascosto neanche dalla su(p)posta vena sarcastica e arteria ironica con la quale cerchi di celare, ma mal e mail celi. Che tristezza che anche critici pensanti (come te) rifiutino di pensare e pesare il reale problema che poniamo in piazza (mediatica, nda)!
Sai benissimo che il dilemma non è “tra bigotte e mignotte edelizie”, ma tra dignità umana e mercificazione, nel senso più ampio del termine e non solamente di mercimonio (d’architettura?).
Aggiungo che non è certamente un caso (o un casino, nda) che la nostra lingua italiana non sia dotata del corrispettivo maschile della parola mignotta, puttana, zoccola e quant’altro. (Dorico, jonico o corinzio???, nda). Deve perciò far ricorso ad altre lingue e utilizzare termini, quali gigolò, per il corrispondente maschile delle identiche pratiche, anche se meno diffuse (forse).
Perché confondere colpevolmente la questione che poniamo in piazza domenica prossima e ridurla al modo in cui si pratica la sessualità (architettonica?). Personalmente, se le modalità sessuali del nostro presidente del malconsiglio sono quelle che appaiono, il mio primo sentimento è di tristezza, credimi!
Tristezza per un ultra-settantenne che si riesce a divertire e “rilassarsi“ solo in quel modo. E supertristezza per quelle giovani donne e ragazzine che speculano sulle debolezza altrui alla ricerca di vantaggi personali. Tristezza anche perché i vantaggi si riducono a questioni di soldi e di carriere nello spettacolo di serie C. (Eh certo, un posticino all’Università o da dirigentina comunale … o alla Sottintendenza … o una maxxicommessa … oh … oh… – che mammolette, che fiorellini, che pisellini, … – è tutta un’altra Storia!! Quella è serie A, quella è serieT’A’, quella è t’Architettura, amica mia, nda).
Basta così: sono sicura di incontrarti domenica in piazza Dante pentito di quello che hai scritto. E con il pene coperto di cenere!!! Cari saluti, la prof.”
E io che dovevo fare, muratorini miei? Me la dovevo tenere? Immediata è stata la mia rispostina, la mia “lettera ad una professoressa”. Scrtta così di getto, solo solo per concludere degnamente questo mio Intermazzo cult:
“Cara, m’è piaciuto il finale del tuo scritto. Ti sei riscattata nella chiusa. Che è la parte più difficile di un articolo, lo sai. Articoli intimi femminili d’architettura, in questo caso! O maschili, o trans, o puttani, fa lo stesso. (dorico, jonico o corinz-io?, fate il vostro gioco, carta vince, cara perde!!!) Un casotto il nostro, quello che unisce Nord e Sud per il 150esimo dell’Unità d’Italia di Arcore, nostra vera capitale appassionata mediatica! WW le mutande dell’architettura dell’Italia unita!!! Resistenza, resistenza, assistenza!!!
Ti voglio bene, lo sai, amica mia pura, Candida e Pia professoressa d’Unisversità irriformata. Accolgo il tuo invito e sarò certamente a piazza Dante domenica, con “il pene ricoperto di cenere”, come scrivi. A presto, invioti un bacio edelizioso integrale e non mercificato. Con un dubbio non sciolto, però: architettura bigotta o mignotta archistar? Edifici puttani o uh-morali??”
Saluti giocosi, Eldorado