L’URBANISTICA … SECONDO GRILLO …

Schermata 2017-03-02 alle 22.35.57.jpg

“Caro Professore,
il Grillo nazionale ha deciso di farci sapere come sarebbero le città che intende promuovere …
Il post inizia bene, sembr addirittura di capire che le nostre sfuriate sullo stadio e i grattacieli abbiano portato ad un suo ravvedimento … poi però la musica e la polemica contro chi ha polemizzato cambiano, e lui fa l’ennesima ed inutile dichiarazione d’amore al suo guru!!

http://www.beppegrillo.it/2017/03/larchitettura_nelle_citta_secondo_il_movimento_5_stelle.html

Ebbene, mi permetto di dire al caro Beppe – che ho sempre sostenuto e che ultimamente mi fa sempre più dubitare della sua coerenza nella guerra alle assurdità d’Italia – che con questo “manifesto urbanistico a 5 Stelle” dimostra di essere un po’ fuori strada perché ancora una volta troppo innamorato del suo compaesano Renzo Piano, un personaggio simbolo dell’ipocrisia e della pochezza dello Star-System dell’architettura.
Beppe farebbe bene a rendersi conto che, nonostante le belle parole (falsissime) prodotte dal suo ufficio pubblicitario, Renzo Piano in questi anni ha realizzato immondi edifici che hanno violentato mostruosamente il centro di Parigi (il Beaubourg e la nuovissima sede della Fondation Pathé) quello di Londra (the Shard), lo skyline di Torino (Grattacielo Intesa San Paolo) e altri abomini vari, tra i quali il quartiere “Le Albere” di Trento, che il Beppe Nazionale cita a modello esemplare di quartiere.
Per evitare di essere frainteso come giudizio di parte del sottoscritto, e visto che Beppe parla dell’importantza della progettazione partecipata, del rispetto dei luoghi, della necessità di non consumare territorio e di non promuovere grattacieli, segnalo questo interessante post dove, oltre a vedere l’immondo aspetto industriale degli edifici osannati e l’inesistente relazione urbana tra il nuovo quartiere e il tessuto urbano di Trento, si può leggere la verità sul flop di questa schifezza presa a modello.
Sarebbe il caso che Beppe riveda i suoi consiglieri in materia urbanistico architettonica e si renda conto che il mondo non giri intorno a Genova!
http://godsavescities.weebly.com/blog/renzo-piano-il-flop-del-quartiere-le-albere-di-trento

Ciao”
Ettore2445618_orig.jpg

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

13 risposte a L’URBANISTICA … SECONDO GRILLO …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Mi sembrava il minimo che potessi dire!

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Guardando la pianta del quartiere, chi potrebbe immaginare essere stato progettato dall’architetto più amato dai politici, da Napolitano, che lo ha innalzato alla scranno senatoriale, a Renzi, che lo ha consultato trenta volte davanti alle telecamere nel post terremoto, come a dire, io sono in contatto con l’Altissimo, a Grillo, suo concittadino ed amico? Ma è proprio quel Piano lì che ultimamente, ogni tre per due, parla di rammendare le periferie? Che compare in TV con la sua bella aria da santone, e l’età aiuta, il suo sorriso gentile, la sua empatia (l’ho detta) per i giovani, il suo eloquio pacato tanto da sembrare impossibile l’amicizia con Grillo (ce lo vedete Piano che manda un vaffa), i suoi temini scritti svolti con diligenza, la parsimonia dei suoi pensierini a fare da contrappunto allo scialo del suo lavoro in ogni parte del mondo in contemporanea, tanto da pensare che sia un caso di clonazione?
    Che poi il rammendo si fa in quei tessuti che si suppongono preziosi, ma le nostre periferie tanto preziose non lo sono. Il rammendo è la ripresa di una trama per ricostituire ciò che c’era e si è strappato o lacerato, ma quel quartiere assomiglia abbastanza ad uno strappo che avrebbe bisogno di qualche rammendo delle monache clarisse, se ancora se ne trovassero.
    Bisogna riconoscerlo, è un vincente nato, basti pensare a quel banco da lavoro in legno, quello dei prototipi, con le grandi squadre appese dietro, e la pialla, e gli attrezzi, che è sempre lo stesso da almeno quarant’anni, e nessuno chiede spiegazioni di questo mistero, e immagino quanto sforzo per spolverarlo lasciando tutto al proprio posto, e lui che ci si appoggia con una gamba davanti all’altra, quasi con virginale pudore, a dispensare saggezza, ma direi felicità, a tutti. Non è criticabile Piano, oggettivamente, è impossibile. Se uno ci prova suggerisce di piantare mille alberi a Milano insieme a Claudio Abbado e ti mette subito in minoranza.
    Cos’altro dire di uno così se non chapeau?
    Pietro

  3. Luther Blissett ha detto:

    Non ci siamo, non ci siamo. Opinioni del tutto opinabili e in quanto tali futili e autoassolutorie: molti considerano – a ragione – il Beaubourg un capolavoro assoluto, per approccio, per significato, per tecnica, per poetica.
    Come la mettiamo?
    Inizio a pensare che la morettiana, sublime battuta del “ve lo meritate Alberto Sordi!” si confà più ai polemizzanti passatisti rosiconi che non ai vari Piano o Fuksas di turno.
    Ve lo meritate Salingaros

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      I passatisti ! No dai, te prego. Non eccepisco sul fatto che il Beaubourg sia un monumento all’Impiantistica, nell’apertura del tempo della “fine della storia” e dunque la fine dei linguaggi della storia compresa quella dell’architettura, ma adesso finita quella sbornia ognuno si prenda la responsabilità di quello che ha detto e fatto. Altrimenti veniamo ancora una volta risucchiati nel gorgo dello stile, del “mi piace, non mi piace”, M.sr Blisset la prego.

    • Auro ha detto:

      senza troppo entrare nel merito e al di la di cosa è stato scritto dalla critica, il Beaubourg è una “cagata pazzesca” ma è troppo difficile ammetterlo dopo che ci hanno scassato le palle per decenni sostenendo il contrario. Ma siamo pazienti e aspetteremo ancora qualche anno per assistere alla sua demolizione

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Caro Auro, magari lo demolissero … per il quarantennale del Beaubourg – dopo che per il millennio sono già stati spesi centinaia di milioni di restauro, milioni superiori a quelli (attualizzati) spesi per costruirlo – è stata già stanziata una cifra superiore ai 120ml di euro per restaurarlo nuovamente!
        Quanto alle parole di Blisset, è ormai chiaro da anni a questa parte che il suo sia un problema di natura personale nei confronti del sottoscritto e di quello che lui continua a chiamare “gruppo Salìngaros” … per cui le sue inqualificabili e patetiche affermazioni sui “rosiconi passatisti” si commentano da sole.
        Quando non si hanno argomenti logici e colti da proporre la si butta sul personale e si preferisce far polemiche del genere, piuttosto che combattere contro l’evidenza dei fatti.
        Buon per lui

  4. maurizio gabrielli ha detto:

    Caro Ettore, siamo a un passo dai “parrucconi” e dai “gufi”, proprio a un passo. Ora raccomando a coloro che impostano in tal guisa i loro ragionamenti sulla città e l’urbanistica, quando malauguratamente e il più tardi possibile avranno bisogno di un medico, di farsi visitare da un fabbro o da un avvocato o anche da un filosofo di professione. Vediamo che ne sortisce.
    Qui ormai parlano e votano tutti, cani e porci….è la democrazia partecipata, bellezza.

  5. Pingback: RENZO E BEPPE … ARCHITETTI … | Archiwatch

  6. Leonardo Poli ha detto:

    A me pare che se le Albere non funzionano a questo punto sia solo colpa di chi non ci vuole vivere. Sono gli abitanti di un luogo che scelgono se un’area possa essere popolare o meno e visto che la qualità del progetto di Piano, anche se ammetto la sproporzione e che la partecipazione dei progettisti locali sarebbe stata più che auspicabile, è innegabile; l’arcano sta nel troppo vociferare. Il bagno non ha le finestre etc e gli appartamenti costano troppo. È vero. Ma quanti quartieri ci sono, non parlo solo del trentino, che hanno avuto una cura del verde di questo tipo? Che hanno badato ad una distanza adeguata tra gli edifici per far entrare luce sufficiente? A me pare che la critica abbia superato di gran lunga il problema. L’alternativa erano le palazzine di via Brennero, allora si che avrebbe avuto così senso lamentarsi. O i grattacieli di Madonna Bianca. Ogni tentativo di andare avanti deve confrontarsi con questo tipo di problemi, allora continuiamo a far chiudere i locali alle dieci di sera e a cancellare eventi. E tra l’altro il Centre Pompidou, come la torre Eiffel prima di lui, dopo le critiche scettiche e le incomprensioni, sono diventati dei simboli. Il quartiere delle Albere morirà ancora prima di nascere e la colpa non è del progetto. Naturalmente la pretesa non è quella di far finta di essere Parigi, ma non possiamo neppure sminuirci in questo modo sprecando così un accenno di occasione. Piuttosto incentiverei chi ha intenzione di viverci. Costerebbe di più fare manutenzione poi che dare fondi ora per farci entrare la gente.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Ma infatti a me sembra che la Tour Eiffel sia opera d’ingegneria mirabilmente fine a se stessa più che architettura, simbolo di tecnica/tecnologia del suo tempo dotata della carica simbolica per cui era stata pensata nel contesto dell’Esposizione di Parigi. Altra cosa un Centro culturale e altra cosa la sua architettura altra cosa dunque le sue funzioni e il contesto urbano. Altra cosa.

  7. stefano nicita ha detto:

    L’articolo sul quartiere Le Albere ha ottime fonti :)

  8. Efisio Pitzalis ha detto:

    Sai quanto cavolo a Beppe frega di te, che lo hai così calorosamente sostenuto?…. E che ti ci voleva la palla di vetro per misurare la sua idiozia?….. Dormi bene

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...