“Meglio un brutto restauro … piuttosto che l’abbandono” …

Carissimo Giorgio,

che dire?

Ricordo la cena nel dicembre scorso a casa tua e lo sbigottimento di Pino quando vi raccontai che in Romagna, in generale, e a Forlì, in particolare, si respira ancora oggi aria maleodorante, inquinata da una posizione ideologica nei confronti delle opere e architetture realizzate nel ventennio, che qualcuno vorrebbe, addirittura, sparissero.
Di seguito, le prove…

ex-gil-vandalismi-muro-2.jpg

http://www.forlitoday.it/cronaca/vandalismi-sui-muri-dell-ex-gil-appena-restaurata-no-al-progetto-atrium.html

Sai bene come la penso: l’architettura è architettura (tutta) e la politica è politica. Che l’una si sia servita dell’altra e viceversa, storicamente, è cosa nota e non credo debba stupire perché accade ancora oggi sotto gli occhi di tutti.
Nel caso in esame, di quale edificio stiamo parlando?
Stiamo parlando dell’edificio progettato dall’architetto Cesare Valle e realizzato in Viale della Stazione, o della Libertà, fra il 1933 e il 1935, per ospitare le attività dell’Opera Nazionale Balilla.
All’interno: palestre, una splendida piscina, un cinema/teatro, e, nella parte di forma absidale spazi per lo studio e uffici.
Così ne scrisse Marcello Piacentini, a conclusione del corposo articolo pubblicato su Architettura, n° 7 1936:
Un edificio perciò veramente riuscito, tecnicamente ed artisticamente, che arricchisce la magnifica serie di Case Balilla, volute da S. E. Renato Ricci, per l’organizzazione dell’Opera, di una nuova Sede completa e perfetta.

E perfetta, a mio avviso, lo era davvero.
Fu ampliata nel 1941, su progetto dello stesso Valle, sopraelevando di un piano alcune parti.
La struttura sportiva continuerà a essere utilizzata e tuttora lo è, come anche il cinema che si chiamerà Apollo.
Abbandonata completamente e inaccessibile, la parte absidale.
Negli anni ’80 (se non ricordo male) venne demolita la piscina per realizzare, al suo posto, due palestre: una semi-interrata e l’altra in diretta corrispondenza.
Nel 1999 il Comune di Forlì acquisì l’immobile e iniziò la progettazione del suo restauro.
Dopo sei anni di lavori, nel settembre 2015, la riconsegna dell’immobile alla cittadinanza anche se tutta la zona del teatro era, come oggi, ancora un cantiere.
Sul come è stato eseguito il restauro, non entro nel merito, perché occuperei troppo spazio; ma un piccolo cenno sì.
All’ultimo piano della pate absidale, c’era ancora buona parte della pavimentazione originale in pietra lavica nera; divelta completamente quel che restava, è stata sostituita con un banalissimo gres.
Le conclusioni cui è giunto un mio caro collega, nel dare un giudizio, sono: “meglio un brutto restauro piuttosto che l’abbandono o, peggio, il crollo”.

Un caro saluto a tutti voi, da parte di tutti noi.

Carlo

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6 risposte a “Meglio un brutto restauro … piuttosto che l’abbandono” …

  1. Michele Granata ha detto:

    Cio’ dimostra che la stupidità non ha colore politico.
    E’ STUPIDITA’ E BASTA

  2. Manuela Marchesi ha detto:

    E’ arrivato il momento di divulgare con ogni mezzo, qualsiasi mezzo, che l’architettura del Ventennio e’ architettura razionalista fatta durante il Fascismo da giovani architetti freschi di studi e di movimenti internazionali. Piacentini ha segnato le nostre citta’ con una certa architettura “di regime” ( due per tutte Piazza Augusto Imperatore a Roma e via Roma a Torino…) che ormai e’ assimilata alle citta’ dove si trovano, e sono tante…Sempre mi ricordero’ mio zio (nato nel 1903…) che passando davanti al Vittoriano la sera di Capodanno del 2000, disse: ” beh, pero’, non e’ poi tanto male come dicevamo…” Lui faceva parte di quel gruppo di giovani che frequentavano l’Accademia di Belle Arti di Roma quando venne istituita la Facolta’ di Architettura. Ebbe la tentazione di iscriversi alla nuova Avventura, ma poi continuo’ per la sua strada di pittore, affiancando spesso i suoi ex colleghi di studi in vari progetti di decorazioni e co-progettazioni di mostre e manifestazioni dell’epoca.
    Tornando alla “damnazio memoriae” dell’architettura del ventennio, e’ una mancanza di senso della Storia, oltre che una mancanza di cultura. Ora, adesso ai nostri giorni, molte pippe mentali e parecchia molta ignoranza, oltre che supponenza.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Giusto e logico, è una mancanza di senso della Storia, che ritrovo anche nel verso contrario però, cioè a dire quando non si condannano episodi come la costruzione di Via dei Fori Imperiali con quello che ha comportato in termini di distruzione delle testimonianze storiche, priva di una valida ragione che non fosse la retorica di regime. Mi pare.

  3. Manuela Marchesi ha detto:

    A onor del vero sono decenni che via dei Fori Imperiali e’ oggetto di condanne senza scampo, sia per quello che venne distrutto che per il molto che venne ri-seppellito sotto l’asfalto della medesima. E poi quando vedo colonne di “pellegrini” (turisti…) che si incolonnano sotto il sole per quella autostrada senza alcuna ombra di ripari e di ombre e avendo come meta il Colosseo senza il piacere della sorpresa, a me, a me, mi passa la qualsiasi voglia di percorrerla. E io so’ io e io nun so’ nessuno! La cosa ultimamente si e’ aggravata con i cantieri della Metro BO….giusto perche Roma e’ il Colosseo, San Pietro e quasi nulla piu’ per i turisti-da-due-giorni che se ne tornano contenti dopo avere “visto” Roma. La Storia non insegna un beneamato cavolo sia per il rispetto dell’ onorevole passato, sia per le innovazioni di cui poi ci sara’ un’unanime condanna…e sono cavoli aspri

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Impossibile non darti ragione. Proviamo ad agire sul presente.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Volevo solo aggiungere che anche a me passa la voglia di andarci soprattutto a piedi in Via dei Fori Imperiali, sia d’inverno che d’estate, perché non so mai come approcciarmi a quel nastro bituminoso SanPietrinato, nato per le sfilate delle truppe in un decennio in cui nel mondo furoreggiavano i dispotismi e le tirannidi, quelli sì prodotti della Storia di quel momento.
      Saluti rispettosi.

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