Cimitero … Aromano …

“Io capisco Roberto e Maurizio e il loro risentimento per lo Stato del Comune, per lo Stato di Tutto ciò che ci circonda. Ma io ho già dato tanto del mio risentimento quando, giovane, pensavo, pensavo e, insieme ai miei coetanei, marciavo al grido “PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO”. Poi, ogni volta che, da pensionato, sento parlare il Presidente dell’INPS Tito Boeri che mi rimprovera perché, campando ancora, vivo sulle spalle dei miei figli e delle mie nipotine e rivuole tutto indietro quello che ho rubato in vita, penso che morire non è poi tanto male se è per il bene delle future generazioni. Pensavo questo mentre, in visita alla zona extraterritoriale del Cimitero Acattolico, me ne stavo seduto sulle belle panchine dall’eterno disegno britannico e sempre intatte, a differenza di quelle che a Roma città, appena impiantate in un giardino, vengono subito vandalizzate. Vengo qui, quando posso, perché cerco, come un’ape che sugge il nettare da un fiore, i luoghi di Roma che mi hanno donato e che ancora donano quel po’ di serenità cui ogni tanto abbiamo diritto per continuare a respirare gratis. Poi rincontri o riscopri vecchi amici, i più mai conosciuti personalmente ma letti e riletti e qualcuno che ti è stato caro. Ecco là Keats, appesa a un muro la lapide che ricorda Axel Munthe, ecco lassù Shelley in un boschetto di cipressi e, a un passo, Gregory Corso cui ci ispiravamo quando volevamo essere beatnick. C’è anche un raro monumento di Piranesi architetto e poi il mio architetto, il mio relatore, Giuseppe Perugini, sotto il monumento che disegnò a se stesso e alla moglie. Ma soprattutto ti chiedi come sia stato possibile che la magia eterna del linguaggio dell’architettura e dell’arte, così naturale in questa città e per assorbire il quale la maggior parte di tanti sono sepolti qui, sia svanita in un lasso di tempo breve quanto una, due generazioni umane. Eppure basta girare lo sguardo di pochi gradi, da sinistra a destra, e davanti gli occhi, dalle Poste di Libera e De Renzi, alla Porta Ostiense, alla Piramide di Caio Cestio incastonata nelle Mura Aureliane, trascorrono duemila anni di estremo significato e poi quasi niente più. Forse me lo può svelare il grasso gattone che, miagolando, si strofina sulla mia gamba.”
Sergio 43

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Una risposta a Cimitero … Aromano …

  1. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Ci vado in media una volta ogni due-tre anni, per deporre un fiore sulla tomba di Antonio Gramsci. Non ricordavo che ci fosse anche quella di Gregory Corso, che ho pure conosciuto quando, dopo il primo Festival dei Poeti a Castel Porziano, comincio’ a situazionare nella nostra città e me lo presentò una sera Simone Carella del Beat 72. Forse qualche risposta la puoi trovare nell’ultimo libro di J. Varufakis “E’ l’economia che cambia il mondo”, dove si capisce che gli unici che hanno pagato caro e pagato tutto siamo noi. Per dire, solo per dire.

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