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Berdini: … case popolari nelle ex caserme …

Lo stadio della Roma? Sì, ma con le regole

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9 risposte a

  1. Roberto ha detto:

    E’ bravo, intelligente, “pulito”: andrebbe supportato, invece di perdersi in chiacchiere …..no?
    certo l’accademia non si sporca le mani su questi temi: vuoi mettere una bella lectio magistralis ?
    E oltre alle caserme,……….non viene in mente null’altro da utilizzare?
    non so, ma a 250 euro a mq. ci sarebbe………..
    oppure “qualcuno” (il solito comitato di quartiere di ex sessantottini in pensione) si opporrebbe a volgari case popolari chiedendo invece “funzioni di pregio”?
    vediamo se dalle chiacchiere si potesse passare a qualcosa di più concreto…………….
    damose da fa……………………..avant qu’il soit trop tard…….

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Giusto Bob ! Aggiungo solo che è la prima volta che, a mia memoria dopo il primo Rutelli, si assiste ad una impostazione delle azioni in campo urbanistico in linea con le norme vigenti, e l’intenzione concreta di modificarne e migliorane altre, nella direzione dell’interesse pubblico così dolosamente strapazzato da quello privato negli ultimi decenni. È una lunga marcia che porta a ridisegnare la città e non la mappa dei profitti privati in un luogo per essi appetibile.

  2. Manuela Marchesi ha detto:

    Berdini il vero pregio della giunta Raggi

  3. Roberto ha detto:

    “primo Rutelli”: oltre 20 anni fa!
    R.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Si, consiliatura 1995-2000 più o meno, nulla di trascendentale ma rispetto a ciò che si sarebbe visto dal 2000 in poi, col senno di poi…sembrano anni di sapienza francescana. Il Giubileo infatti passa come un successo di tenuta della macchina organizzativa, ma è una versione che faceva e fa comodo a molti. In realtà è stata la messa a punto di un modello predatorio della città pubblica cavalcando il motto ” la città non è un museo “. E te credo ! Siccome non è un museo e nessuno fiata e controbatte, se la so’ sbranata come fosse un sacrificio al Dio Denaro.

  4. Sergio 43 ha detto:

    Chi lo sa, se tutti gli studiosi che prepararono il piano urbanistico della città “dai sette colli fino al mare, non avessero fatto il salto della quaglia, ben orchestrata dalla gente “migliore” che c’era, rinnegandone, per crisi di astinenza da protezione politica, il giusto presupposto di una città lineare lungo gli assi Via Portuense, fiume Tevere, Autostrada Roma-Ostia, Via Ostiense, Via Cristoforo Colombo, non staremmo qui a chiederci se lo stadio di calcio cittadino sta bene vicino a quell’ansa del fiume ma verrebbe considerato solamente il necessario servizio sportivo di una fettuccia di città tesa verso il mare e regolatrice di quei venti kilometri di lunghezza per circa la metà di larghezza di spazio aperto. Invece, mentre comprensibilmente tutti i rancori venivano scaricati verso l’idea infame della dittatura, tanta cultura preferì coraggiosamente defilarsi, nascondersi, rinnegare le proprie idee, divenire più realisti del nuovo Re. La famosa “macchia d’olio” intorno alla Città, che tendeva rapidamente a trasformarsi in “macchia di merda”, oramai “infettava tutta la Nazione”. Tutti i grandi proprietari terrieri della torta intorno a Roma, nobili Prìncipi (attento Proto! non “princìpi”!), Enti di Beneficienza Ospedaliera, Partiti Politici, Ordini Mendicanti chiusi nei loro lussuosi Palazzi così come gli immigrati in fuga dai loro paesi abbarbicati sullo “sfasciume pendulo” del Sud della penisola e dalla fame del dopoguerra i quali non osavano entrare in città, non avendo né arte né parte, se non robuste braccia per coltivare un orto o tirare su un tetto in una notte o intelligenze rese acute da sudditanze e consorterie secolari si accinsero a divorare digerire e risputare l’unico vero bene sostanziale nella sua storia millenaria: La Terra.. Roma in un attimo fu circondata, come i fortini del Lontano Ovest, da Riserve Indiane, da accampamenti divisi tra le varie tribù regionali, ognuna con le proprie culture e interessi e, se non nemiche, estranee tra loro. Già allora parlare di “integrazione” era uno scherzo che, con altri attori, continuiamo a compiere anche oggi perché è così bello credere alle favole e sognare, come tanti Peter Pan, “L’ISOLA CHE NON C’E'”. Se vi ricordate però il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Più o meno sempre gli stessi interessanti esemplari della cultura architettonica e urbanistica cittadina (“primum vivere, deinde philosophari”) rispolverarono dai loro archivi, dai nuovi censimenti, dopo il primo aborto dovuto allo spavento di una guerra persa due volte, la struggente idea demiurgica della città in linea dove anche “extra moenia”, sia il trasporto pubblico che privato, sia le rete dei servizi e delle residenze, avesse la stessa logica ordinatrice della città storicamente costituita su assi sistini, paolini, de merodici che aveva retto per secoli assicurando a Roma la qualità funzionale di capitale europea. Anni ’60? P.R.G, colpito e affondato! E allora provate ora ad andare a cercare un amico, un artigiano, a La Rustica, San Basilio,….auguri e buona fortuna!. Quando menti raffinatissime elaborarono il recupero delle borgate (es. Tor Bella Monica che, Dio ce ne scampi e liberi, non è ancora Scampia!), poi le “Centralità”, io ho lasciato perdere ogni speranza. Non ci capivo più niente! Figuratevi che per “Centralità” avevo preso una elaborazione urbanistica della teoria architettonica di Paolo Portoghesi con la quale il Maestro, incrociando le circonferenze disegnate da una serie di centri, poli generatori, rendeva possibile una ricerca urbana di confronto con il luogo nei suoi aspetti storici e geografici tutelando gli equilibri naturali del sito. In parole povere, con tutto ciò, mi pareva, entusiasta, che potesse rinascere il Genius della mia città, vitale fin dai tempi della “città quadrata” e dei villaggi sui sette colli, fino al naturalismo medievale, al linguaggio classico post-risorgimentale, barocco, neoclassico, su, su fino al suicidio, in un precoce Novecento, della civiltà europea e delle sue esangui illusioni. Mi sa che quel tentativo formale si risolse soltanto. forse, ma, senza forse, sbaglio, nel progetto “le Barene” di Venezia-Mestre e nel Piano Urbanistico romano del “Casilino 23″….Adesso basta! Sono le 23:59, è passato il Primo Gennaio del 2017, mi auguro che Maurizio abbia festeggiato in allegria il suo compleanno come lo ha festeggiato in allegria il mio amico Enrico Del Debbio jr, noi che siamo lontani, ma non tanto, dalla Turchia. Questi discorsi ti portano lontano e, così pieni di buchi neri e di misteri, è facile, per me almeno, che non ho una robusta coscienza politica marxista come Maurizio e Roberto, dire delle stupidaggini (ai loro occhi). Io ho l’impressione che ciò che ci divide sia la loro convinzione manichea che ci siano i “buoni” e i “cattivi”. e che una forte attività rivoluzionaria dei “buoni” possa emendare il mondo dai “cattivi”. E allora saremo tutti felici. Io non ci credo. Credo che siamo tutti fatti del medesimo “legno storto” kantiano e che, per chi sa quale spirito di sopravvivenza, per quale tensione d’amore e sublime solidarietà e solo per la presenza nascosta di 36 giusti per i cui meriti l’umanità è perdonata, ci sia ancora qualche speranza che possiamo superare indenni anche questo 2017. Auguri!!!!!…..Ah! Avevamo cominciato parlando dello stadio. Ma lo stadio della Roma non si farà mai. Non interessa neanche più ai romanisti come me. E se anche lo chiedeste a Berdini: “Ma tu, ‘sto stadio dove lo metteresti?”, non saprebbe risponderti. Per esempio, avevo l’impressione che la Romanina, vecchio sogno del grande Presidente Dino Viola che si fece fare un abbozzo di progetto da Vittorio Gregotti (anche lui si ispirò al Colosseo! e che ci sarebbe di male, che c’è di male?), potesse essere un luogo adatto: Autostrada Roma-Napoli, Metro C e Metro A con i necessari piccoli aggiustamenti, Centro Sportivo “Calatrava” a due passi. Purtroppo la storia di questo appartamento regalato a Marra dal costruttore Scarpellini ha bloccato questa ipotesi. Tanto è bastato! Per un probabile patto corruttivo tra due personaggi, probabilmente l’A.S.Roma e le sue migliaia di tifosi perdono lo Stadio. Ah! Ma c’è un però! Lo sapevate che a Roma ci sono le caserme? e i Forti? dove li mettiamo i Forti? Ne ho visti pochi, bene solo uno: Il Forte Casilino, nell’area del vecchio Aeroporto di Centocelle, forse di proprietà del Ministero della Difesa. Bellissimo! Vi ho seguito anche dei Corsi di Ballo con mia moglie, organizzati nei bei locali intatti dagli Ufficiali della vicina Regione Aerea. Poi abbiamo smesso perché io ero molto più bravo di mia moglie nel ballo: tango, valzer, rumba e lei si mortificava. A proposito, se sto qui a perdere tempo, a quest’ora poi!, a battere sui tasti è perché il virus influenzale che, partito dalla mia nipotina, ha fatto il giro di tutta la famiglia, me compreso. oggi si è affezionato a mia moglie e io, ai suoi richiami, tra un colpo di tosse e l’altro, le sto portando tutto ciò che le serve: borsa dell’acqua calda, tachipirina orosolubile, camomilla bollente con miele e limone. E’ inutile che me ne vado a letto per alzarmi poi in continuazione.
    Adesso chiudo veramente! Spero che nessuno mi legga! Mi sto accorgendo dal torpore invincibile che potrei aver scritto qualsiasi cosa. con errori di sintassi e di battitura….Oddio! Ho svegliato il mio Jack che mi fa capire scodinzolando che deve fare una capatina in strada. Bastardo! (infatti è un meticcio, trovato abbandonato anni fa). Cappello, guanti e giaccone e via! L’unica consolazione è che a quest’ora Roma è bellissima. E’ sufficiente guardarsi intorno con circospezione, Uno lo reggo ma, se sono già due o tre, mi rinfilo di corsa, io e Jack, nel portone. Jack è un bastardo di volpino che mi ha già messo incinte tre cagnoline ma, a coraggio, siamo scarsi. Ecco! Chiudo! Quando torno vado a vedere in TV qualche incontro NBA!

  5. maurizio gabrielli ha detto:

    Eccomi caro Sergio. Mi piace quando scrivi tutte ‘ste cose tenute insieme dalla tua colta fervida e un po’ fanciullesca fantasia !
    1) L’analisi marxiana va tenuta separata dalla produzione “profetica” delllo studioso di Treviri, come ben dimostra Carandini in un suo libro dal titolo “Un altro Marx” di qualche anno fa. Cioè lo scienziato va staccato dall’ideologo.
    2) Proprio perché di formazione marxiana, non mi sono mai sognato di dividere il mondo in buoni e cattivi ( sei proprio un adorabile primitivo !)
    3) Tengo a dirti che Marx ha scritto pagine bellissime e inarrivabili sulla nascita del Capitalismo e sarebbe impossibile qui cercare di farne una sintesi, però da architetti possiamo dedurne cosa è significato la nascita di una civiltà, gli albori, le sue miserie e crudeltà ma anche i suoi splendori come il RINASCIMENTO ITALIANO e non solo.
    4) Viviamo oggi, coi tempi della storia, il CREPUSCOLO di quella civiltà e da architetti lo deduciamo dalle nostre città o meglio dalla loro forma.
    5) Sono fermamente convinto che il Colle Palatino sprigioni un’aura particolare e indecifrabile, qualcosa di misterioso ma tangibile.
    Ora ho finito il tempo, però più tardi concludo le riflessioni sul tuo post che il mio poco sapere mi consente.

  6. Sergio 43 ha detto:

    Grazie, Maurizio, So che hai colto la leggera ironia e autoironia con cui mi diverto a scrivere in questo fresco angolo, in questo “Speaker’s Corner” di Archiwatch Park. E’ un modo non aggressivo di elaborare le nostre delusioni……………..
    (Ho cancellato tutto quello che avevo buttato giù………parole, parole, parole! Invece ho letto con attenzione solita le tue sottolineature, Su Marx siamo d’accordo. Ho solo il rancoroso riflesso di un cane che ringhia verso il bastone che è stato usato sulle sue spalle invece di mostrare i denti a chi ha usato quell’innocente legno per fare il prepotente).

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Capitano, mio Capitano ! Di rancore ne serbo anch’io un po’ con chi ha usato cinicamente e in modo anti storico ciò che un grande studioso aveva lasciato a prezzo della propria vita; uno strumento formidabile per analizzare la realtà oggettiva, trasformandolo in uno squallido mezzo di dominio ideologico. F.Engels non a caso sulla tomba di Marx disse che il suo nome e la sua opera avrebbero attraversato i secoli. Nella lunga storia del movimento operaio internazionale infatti, si annoverano innumerevoli distorsioni e tradimenti di quella che era si, una visione del mondo, ma soprattutto un metodo del tutto scientifico e dunque emendabile nel tempo, come fece Sraffa sulla “caduta tendenziale del saggio di profitto” correggendo delle equazioni di Marx, di analisi e lettura dei rapporti sociali di produzione che sono sempre quelli che decidono le nostre fottutissime vite. Studiando come posso questi rapporti, cerco di pormi la domanda di come siano leggibili nella forma della città e forse perdo il mio tempo non ritenendomi all’altezza, però ci provo semplicemente perché mi piace e perché è parte immanente del mio lavoro. E’ provato che la città e la sua storia e dunque la sua architettura, in senso lato, sia l’espressione di, oserei dire è, quei rapporti, al netto di quanto poi i singoli architetti riescono a mettere in forma…che è in parte tutta un’altra storia che archiwatch ci aiuta a comprendere.

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