CAMPUS BRERA … CAMPUS ARTI …

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Il titolo di questa relazione indica il punto di vista che ha orientato la ricerca progettuale condotta da me e dai miei collaboratori negli anni recenti, affrontando le questioni che l’acceso dibattito sul futuro di Brera pone all’attenzione.
A partire dal workshop organizzato nel 2014 dalla Scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano, diverse occasioni di mostre e convegni hanno contribuito alla discussione in corso, innestandovi l’apporto di conoscenza che è proprio del progetto di architettura, qualora esso venga finalizzato a immaginare soluzioni sulla scorta di una sperimentazione che trova nel disegno la sua espressione tecnica e artistica.

È questo il senso con cui vengono qui presentati, in sintesi, alcuni esiti di lavoro svolto sulla scorta di un impegno e di una consapevolezza critica che trascendono qualunque forma di preconcetto o di riduzionismo ideologico.

Brera nel sistema dei musei e della cultura di Milano

La necessità di salvaguardare il carattere di Brera in quanto ensemble di più istituzioni, consolidando le funzioni di Pinacoteca Nazionale e di Accademia di Belle Arti nella sede storica, non è necessariamente in conflitto con una nuova articolazione dell’Accademia nella città, che – per entrare nel merito degli attuali scenari di sviluppo – possa valorizzare la potenziale risorsa costituita dalla Caserma XXIV Maggio. In tale prospettiva, l’area della caserma può divenire spazio di ampliamento per il sistema di Brera, non, al contrario, luogo di trasferimento forzato legato a ragioni pragmatiche.

Si sostiene cioè la tesi che si possa cercare una decisiva sinergia tra la contrada di Brera e l’ex-area militare, tramite l’attivazione di un sistema culturale diffuso e, al contempo, coeso nel centro di Milano.
Difatti l’area militare, che oggi si pone come un corpo separato nel tessuto urbano, ha il potenziale per diventare un vero “Campus delle Arti”, integrandosi con l’ambito Parco Sempione – Palazzo dell’Arte – Castello Sforzesco, e di costituire un caposaldo entro il sistema articolato di istituzioni museali e della cultura che rappresentano una risorsa assolutamente originale della città di Milano.

A sostegno dell’attualità di questa proposta complessiva, gli interventi progettuali qui illustrati si sono concentrati, nello specifico, sul riassetto e sul consolidamento del “Campo di Brera”, presentando contemporaneamente, in sintesi, la possibile ridefinizione di quello che fu il “Quartiere delle Milizie”.

Per entrambe le aree si sono formulate proposte progettuali sia attraverso il recupero degli edifici esistenti, sia con appropriati innesti architettonici, allo scopo di rendere possibile non solo una nuova fruibilità, ma anche la reinvenzione a tutti gli effetti degli edifici esistenti: non più manufatti isolati ma veri e propri pezzi di città in senso morfologico e spaziale.

La Contrada di Brera, città nella città: il Campo di Brera

La valorizzazione del Palazzo di Brera si può compiere attraverso un lavoro progettuale che prenda avvio dalla riscrittura del “pezzo di città” e dalla sintesi interpretativa dei progetti susseguitisi nei secoli: da Martino Bassi, al Richini, dalla pianta dei Gesuiti conservata alla Braidense, al Piermarini, al Pollack (e al Gilardoni), fino al progetto dei Razionalisti per la nuova sede dell’Accademia e alle trasformazioni, alle proposte, alle alternative che si sono susseguite dal Dopoguerra a oggi.

Le gallerie e le corti vengono assimilate a vie coperte e piazze porticate, poste in un dialogo senza soluzione di continuità con via Brera e via Fiori Oscuri, arrivando a comprendere la chiesa sconsacrata di S. Carpoforo; il giardino di Palazzo Citterio si consolida con l’Orto Botanico, consentendo il passaggio di un collegamento che renda possibile una visita ininterrotta alle due sedi previste della Pinacoteca. Diventa così esplicito il riferimento a quel carattere di “introversione” della città di Milano che dà luogo a sequenze spaziali di strade e

corti configurate come veri e propri “interni urbani”. Tra questi le corti di Brera ritrovano il ruolo rappresentativo che ebbero per lungo tempo, come luogo di ritrovo – Università di Milano ante-litteram – di artisti, scienziati, letterati e intellettuali.

Accademia e Pinacoteca: integrazione originaria, dialettica per un nuovo sviluppo

L’idea guida è la scelta di rivalutare, anche dal punto di vista espositivo, il carattere di museo-laboratorio proprio dell’Accademia, così da ridefinire il suo ruolo didattico e il suo rapporto con la Pinacoteca. È, infatti, tale ruolo il motivo principale per cui, in età neoclassica, si decise di disporre di luoghi adatti all’esposizione delle prime collezioni d’arte di Brera, sede di molteplici istituzioni culturali. Del resto la vocazione verso gli studi e la ricerca è un carattere originario di Brera fin dal trasferimento dei Gesuiti in luogo degli Umiliati e della riforma dell’impianto architettonico del complesso, che si componeva di due parti: il “Cortile delle scuole” e il “Collegio”. Così che la soppressione degli ordini religiosi, nel 1773, rese gli immobili di Brera disponibili a essere ridestinati per istituzioni culturali prestigiose e rivolte al pubblico: l’Osservatorio, la Biblioteca, la Società Patriottica, l’Orto Botanico, l’Accademia di Belle Arti.

La nascita di un vero e proprio museo a Brera corrispose al programma napoleonico di dar corpo e rafforzare sedi istituzionali di livello nazionale, stringendo forti rapporti tra Parigi e Milano. Iniziò così un processo che portò la Pinacoteca ad acquistare sempre maggior prestigio fino a diventare ente autonomo nel 1882, separando il suo destino da quello dell’Accademia e, tuttavia, accentuando la dicotomia che è oggi stridente.

Pur essendo oggi avviata la trasformazione museale di Palazzo Citterio, si devono considerare imprescindibili sia la necessità di trovare nuovi spazi per la Pinacoteca, sia quella di potenziare l’Accademia, ricercando i modi appropriati per la didattica, oltre che per musealizzare alcuni spazi – si pensi per esempio allo studio di Hayez – così da produrre, attraverso i laboratori di ricerca, il lavoro preparatorio per l’esposizione delle collezioni d’arte e delle raccolte storiche.

La connessione del Palazzo di Brera con l’Orto Botanico e con Palazzo Citterio

L’Orto Botanico di Brera, fondato per volontà di Maria Teresa d’Austria nel sito dell’antica Spezieria gesuitica, affidandone il disegno al Piermarini, mantenne nel tempo l’impianto originario, seppure con modificazioni già iniziate nel periodo napoleonico, derivanti dalle oscillazioni del suo ruolo, conteso tra la didattica e il ritrovo per i cittadini.

Attualmente l’intreccio di questi valori è accentuato dalla circostanza che l’Orto Botanico costituisce lo spazio, o meglio la stanza a cielo aperto, entro cui può attuarsi la connessione tra Palazzo Brera e Palazzo Citterio, estensione della Pinacoteca.
Il progetto, qui presentato, commissionato da Amici di Brera e Orto Botanico, prevede la realizzazione di un percorso espositivo che si dispone lungo il confine ovest, ridefinendo il fondale del cosiddetto pratone. Esso consiste nella porzione meno precisata dell’Orto, per la quale viene proposta una definizione formale consona al suo carattere di arboreto.

La linea che disegna il perimetro e l’affaccio sull’Orto del nuovo percorso origina dall’edificio dell’ex-Serra che pare auspicabile ricondurre alla destinazione originaria, integrandone l’uso con una nuova caffetteria. Partendo dall’innesto sulla testata neoclassica, il percorso piega il suo sviluppo per salvaguardare gli esemplari arborei esistenti. La recinzione fissa l’altezza della controparete, che nel suo profilo superiore si sagoma per convogliare lo scolo delle acque meteoriche e portare la copertura, in modo che quest’ultima non gravi sul muro esistente e, anzi, se ne possa distaccare.

L’involucro che protegge i nuovi spazi è costruito da una struttura di travi e pilastri con serramenti a parete e a soffitto, così da favorire la continuità visiva con il paesaggio dell’Orto.

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