SACRIPANTI … A FORLI’ …

Carissimo Giorgio,

leggo sul tuo blog delle prossime iniziative romane che riguarderanno l’architetto Maurizio Sacripanti.
Mi torna in mente la nostra breve passeggiata nel parcheggio forlivese firmato dal Sacripanti, nel maggio dell’anno scorso, che tante controverse discussioni creò e crea tuttora.
Due fronti schierati; da un lato chi vorrebbe raderlo al suolo, dall’altro i sostenitori e difensori dell’opera del “maestro”. A riaccendere l’attenzione sul parcheggio Sacripanti, un’incauta decisione della giunta forlivese che nel 2003 pubblicò il bando per un concorso di architettura nazionale per la Riqualificazione di Piazza Guido da Montefeltro.
Era un concorso di idee con l’indicazione di prevedere un parcheggio interrato in luogo del parcheggio a raso, mantenere la parte di parcheggio interrato esistente, la “barcaccia” per noi forlivesi, oltre ad attrezzature e servizi vari (non lo ricordo nei dettagli). Mi iscrissi anch’io per partecipare al concorso e costituimmo un gruppo di lavoro composto dai miei collaboratori e da altri amici colleghi ma, strada facendo, decidemmo di abbandonare e non consegnammo il nostro progetto (poi vi spiego le ragioni).
Il concorso scatenò le ire dei difensori dell’opera di Sacripanti che non ne volevano la demolizione argomentando che l’opera andava oltremodo salvaguardata e valorizzata ma mai e poi mai demolita, anche se solo in parte.
Siamo oramai sul finire del 2016 e del progetto di riqualificazione dell’area non se ne sa nulla…

Se la storia recente del parcheggio è nota o quantomeno facilmente reperibile, forse non altrettanto nota la storia meno recente, soprattutto del luogo che fu.

Senza andare troppo indietro nel tempo, un’immagine pubblicata nel 1926 illustra chiaramente la situazione di allora.

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In basso a sinistra il complesso conventuale con in evidenza la Chiesa di San Giacomo Apostolo dei Domenicani e, al centro dell’immagine, il complesso industriale della fabbrica di feltri Società Anonima Bonavita, di cui si iniziò la costruzione nel 1888.
Il convento fu fondato dall’Ordine dei Domenicani nella metà del XIII secolo e, più volte rimaneggiato e ampliato, nel 1867 venne definitivamente chiuso e trasformato in presidio militare e la chiesa trasformata, dopo essere stata espogliata, in maneggio tanto che alcuni ricordano ancora il suo soprannome: “la cavallerizza”.
Rezio Buscaroli, poeta, scrittore e giornalista di Lugo di Romagna, nella sua pubblicazione edita nel 1938 (Forlì – Predappio – Rocca delle Caminate, Collezione di monografie illustrate n. 116, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1938) citerà il complesso del San Domenico descrivendolo nelle sue fattezze e pubblicando una rara immagine del chiostro interno, allora intonso.

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La seconda guerra mondiale risparmiò sia l’ex convento che la fabbrica Bonavita come anche il tragico bombardamento alleato sulla città del 25 agosto del 1944.
Sorte diversa per altri monumenti forlivesi in virtù del fatto che nel novembre del 1944 i tedeschi in ritirata ne minarono molti, soprattutto campanili e torri.
In particolare la Torre civica, rovinando, crollò sul Teatro Comunale distruggendolo interamente; teatro inaugurato nel 1761, realizzato su progetto dell’architetto imolese Cosimo Morelli.

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Il teatro non verrà ricostruito ma l’esigenza dei forlivese di riaverne uno sarà molto sentita tanto che sul finire degli anni ’70 il Comune di Forlì bandirà un concorso nazionale per un nuovo teatro e l’attigua area dismessa della Bonavita, vinto nel 1976 dall’architetto romano Maurizio Sacripanti.

Qual era lo stato dell’arte dell’area di progetto?

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Dismessa la Bonavita, demolita la fabbrica, ne rimase a memoria l’alta ciminiera e un piazzale desolante, senza alcuna pavimentazione. Polvere d’estate e pozzanghere a non finire in tempo di pioggia. Ricordo che in estate allestivano degli spettacoli; felice il ricordo di un Motor show dove ardimentosi motociclisti volavano sulle auto con salti incredibili cui seguivano mirabolanti acrobazie. Ero un bambino e mi ci portò mio padre perché la cosa divertiva anche lui.
La ciminiera, nella memoria di molti, io compreso, verrà demolita nel 1980, con forte rammarico e proteste da parte dei forlivesi, per far posto al progetto del parcheggio di Sacripanti, unica parte realizzata del corposissimo progetto del teatro.
Quest’ultimo, forse già previsto nel bando di concorso, prevedeva la completa demolizione della parte del complesso conventuale e l’utilizzo della chiesa quale palcoscenico del teatro stesso.
Non so come si possa immaginare di radere la suolo un convento intero e utilizzare una chiesa come palcoscenico; me lo sono sempre chiesto come mi sono sempre chiesto dove fosse la Soprintendenza e quale ruolo ebbe.

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Sta il fatto che Sacripanti lavorò per molti anni al progetto, come dimostrato dalle numerose tavole elaborate (consultabili anche on-line nel fondo Sacripanti) ma, nonostante ciò, l’intero progetto non verrà realizzato.
Nel 1978 un crollo interessò parte della chiesa anche se colleghi professionisti malelingue, o persone molto informate dei fatti, parlano di un “crollo accompagnato” per favorire l’inizio lavori del teatro.

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Costruito il discusso parcheggio, le varie amministrazioni rivedranno, in seguito, l’ipotesi del teatro e ripenseranno al complesso domenicano destinandolo al restauro per trasformarlo in polo museale cittadino.
Oggi vanto degli amministratori, ha avviato la sua attività con una serie di mostre che hanno ricevuto il gradimento del pubblico.

Tornando al parcheggio, non apprezzo il progetto del Sacripanti, per tante ragioni, ma non condivido neanche la volontà di alcuni di demolirlo e per questo non me la sono sentita, ai tempi, di presentare il progetto di concorso.
Indipendentemente dagli esiti, la consegna delle tavole avrebbe, ai mio avviso, sottoscritto anche la mia volontà a demolire l’opera del collega.
Contribuire a cancellare altre tracce del nostro passato, per lo più recentissimo, quando già troppe tracce del nostro passato sono state cancellate nella stessa area concorrendo al quel progressivo processo di annullamento della memoria storica dei luoghi, non mi convinse, non mi piacque e così, rinunciai.

Un caro saluto a tutti Voi da parte di tutti noi,”

Carlo

RUDERI ROSSI … SACRIPANTI … FORLI’ …

DELIRIO ROSSO SETTANTA …

 

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2 risposte a SACRIPANTI … A FORLI’ …

  1. Sergio 43 ha detto:

    Come invidio le mancanze di scrupoli, l’innocenza amorale dei politici, degli immobiliaristi, di chi ci mette i soldi in vista di un guadagno, l’ignoranza dei cittadini che nulla mai sapranno del lavorio di questi nani e ballerine nelle segrete stanze e che, allo stesso tempo, neanche immaginano dei sudori nei laboratori dove bisogna pur elaborare dei disegni per sostenere la propria professione e la propria famiglia e, allo stesso tempo, degli scrupoli etici, delle dolorose rinunce, di indimenticati rimpianti coltivati in un identico laboratorio per un lavoro rifiutato perché….voi direte “Perché?”…..perché semplicemente contrasta con la vostra coscienza!

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Caro Sergio, tratteggi sempre con passione ciò che alla passione è stato strappato con la forza.
      Ora non ricordo con precisione qualcosa che avevo letto recentemente sul rimpianto, ma non indulgeva in merito. Credo avesse a che fare con i vettori; il tempo è mono vettoriale, non torna indietro ma spinge sempre avanti, tranne nel caso di una traiettoria più o meno circolare. Ma questo, noi, non possiamo saperlo.

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