MA QUESTI SO’ PROPRIO SCEMI … GLOBALIZZATI … MA SCEMI …

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Maxxi e Triennale biglietto unico a 15 euro …

Quando uno dice: …

“La città territorio” …

e la prossima volta …

ce mettono pure er MOMA …

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6 risposte a MA QUESTI SO’ PROPRIO SCEMI … GLOBALIZZATI … MA SCEMI …

  1. regolablog ha detto:

    Professore, a ben guardare non c’è stranezza. L’uomo dei consumi deve essere mobile, europeo, cosmopolita. Più è ampio il territorio di azione, maggiori sono le occasioni di consumo. Le radici consumano poco.
    La generazione Erasmus è stata creata apposta: per creare cittadini sradicati. In quale altro modo avrebbe potuto durare la UE, un mostro burocrativo senza radici!
    Poi accade che i millennials di questa generazione guadagnino meno delle due precedenti e allora le certezze cadono, forse fermarsi un attimo a pensare potrebbe sembrare mica una cattiva idea.
    Oppure il rifugio è la protesta disperata della decrescita felice, dell’utopia del ritorno alle origini.
    Quanti discordi a vanvera per un abbonamento che io non farò mai!
    Cari salti
    Pietro

  2. Pingback: FERMARSI UNA ATTIMO … A PENSARE … | Archiwatch

  3. Sergio 43 ha detto:

    Comunque si può fare. Ti alzi presto, corri al MAXXI, dai un’occhiata, corri a Termini, prendi un panino al volo, salti sul predellino del Freccia Rossa in movimento, non hai fatto in tempo a fare il biglietto e paghi la multa, ti fai un sonnellino con la testa appoggiata sulla spalla di un prete che cristianamente ti sopporta mentre legge il Salterio e ti scuote arrivati alla Centrale, scalpiti verso la Triennale, dai un’occhiata, ricorri alla Centrale evitando un “ghisa” che, stravolto come sei, ti ha scambiato per un equadoregno in fuga da una banda rivale, afferri per un maniglione L’Italo che sta partendo, non hai fatto in tempo a fare il biglietto e ripaghi la multa, stremato ti addormenti appoggiando la testa sulla spalla della splendida fanciulla che occupa il posto accanto, ti risvegli perché il fidanzato ti sta prendendo a sganassoni e ti allontana con un calcio in culo, fai il viaggio in piedi attaccato a una maniglia come viaggiassi sul “64” all’ora d punta, scendi a Termini evitando due, tre borseggiatori per evitargli il dispiacere di trovarti senza il portafoglio essendo partito soltanto con i biglietti per le due mostre, sali sul “101” vergognandoti come un cane perché non hai il biglietto da obliterare mentre le famiglie di cinesi, le ragazze nigeriane, i senegalesi con lo zaino sulla spalla hanno evidentemente tutti l’abbonamento Metrebus perché si disinteressano completamente della scatoletta gialla attaccata al palo. Fai le scale a piedi perché un po’ di moto fa bene, ti butti in poltrona, tua moglie ti saluta dalla cucina: “bentornatocarotihopreparatoifagioliconlecotichechehaivistodibello?” – “Boh!”

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Era scritto sul retro del biglietto che non hai fatto, reo confesso, che sarebbe andata così. Ma certo che ci vuole della temerarietà pe fa’ ‘na cosa così. Ma che avevi fatto ‘na scommessa ?

  4. Sergio 43 ha detto:

    Certo! Con me stesso. Ho fantasticato di competere con mio padre quando raccontava di quella volta che battè il record da casello a casello! Niente da fare! Lui rimane il mio eroe del volante come quella volta che, partendo da Marina Palmense, percorrendo la vecchia Salaria per cui conosco bene quei paesini quasi sconosciuti come Pescara del Tronto, Spelonca, Arquata del Tronto, fino a casa nostra vicino Piazza Tuscolo, non fummo mai superati da alcuno, mentre adesso, sia quando portavo al mare le mie figlie, sia adesso le mie nipotine, sento le loro vocette da dietro: “Papà! Nonno! Perché non vai più veloce?”. Vi ricordate il vecchietto che ne “Il Sorpasso” chiede a Gassman e Trintignant: “Nun gure ‘sda machina?”.

  5. maurizio gabrielli ha detto:

    Li conosco anch’io quei paesi, ci passavamo con la 1100 D per andare dai parenti di parte di padre sparsi un po’ nell’area dei monti della Laga e giù fino al mare, in una S. Benedetto del Tronto e Grotta a Mare con delle spiagge che non avevano nulla da invidiare a Copacabana, negli anni ’60.

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