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Wittgenstein, Tractatus, 6.41

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6 risposte a

  1. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Per quello che vale, non vi è nulla di più estraneo da me.

  2. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Ieri salendo su un mezzo pubblico ho trovato che tutto il senso del mondo era concentrato li, dentro di esso. Un’esperienza allucinante a significare che tutto nel mondo è come non deve essere e avviene come non deve avvenire e in esso era concentrato tutto il valore del mondo. Se ha senso la nostra esistenza e sofferenza è solo per trasformare quel mondo e quel senso. Provare per credere, la linea è quella del tram 8 ma poteva esser bene una qualsiasi.

  3. Sergio 43 ha detto:

    Quello che dici, Maurizio, è verissimo e ne facciamo esperienza tutti. Io tutte le mattine presto esco con il mio cane (anche il pomeriggio e la sera) e vedo la natura come è all’alba. Il mercato ancora non ha aperto, il bar è ancora chiuso, poco traffico. Mi passa davanti uno dei gatti della colonia con il sorcio in bocca, passa sfrecciando gioiosamente una formazione di pappagallini verdi, le cornacchie cominciano a chiamarsi, i gabbiani volteggiano più in alto, la rugiada brilla su ogni filo d’erba, il mio cane, felice di essere uscito dalla mia asettica casa, si inebria, naso a terra, dei messaggi odorosi dei suoi simili, le foglie dei tigli e gli aghi dei pini tappezzano il quartiere e aspettano che una folata di vento le porti via perché nessuna ramazza a mano, ma neanche le spazzole rotanti, passeranno mai a pulire la città. Poi Jack si ferma, io mi piego sul marciapiede e, con la paletta, raccolgo. Allora mi accorgo che, oltre ciò che l’economia della natura distribuisce a piene mani, c’è lì a terra tutte le tracce del mondo degli uomini, dei suoi capitali, dei suoi animali, delle sue merci e dei suoi vizi: i foglietti del Bancomat, gli scontrini della spesa del mercato, le merendine dei bambini che vanno a scuola cui, evidentemente, nessuno insegna, essendo loro il futuro, a non comportarsi come gli adulti, fogli della pubblicità buttati via distrattamente e tutto ciò di indifferenziato che la decina di cassonetti distribuiti lungo la strada ha rigettato ciò che è rimasto della cernita di ciò che è recuperabile e di qualche valore. Approfittando di quella mezz’ora in cui il mio quartiere ancora dorme, perché mi vergognerei a farmi vedere, uso la pinza della mia paletta per raccogliere ogni cosa che deturpa quei cento metri della mia passeggiata con Jack. Quando sono arrivato al portone mi volto indietro, soddisfatto. Ho trasformato il mio pezzo di città, ho trasformato il mondo dove vivo che ha riconquistato il senso di un mondo netto e senza colpe con cui è stato progettato da Ludovico Quaroni. Quando il Professore disegnava queste stecche a ventaglio del Casilino 23, quando io mi misuravo con le quote di pianta, prospetto e sezione e adesso quando ammiro i moderni rendering su una rivista, nessuno si sogna di rendere più espressiva e reale la tavola disegnandovi, oltre qualche ragazza con il moroso, anche la mondezza delle nostre strade e gli escrementi dei nostri cani.
    Adesso, caro Maurizio, mi dirai: “Ma che c’entra quello che dici a go-go con quello che sento quando osservo il mondo che mi circonda per quello che è e vorrei che il mondo fosse diverso e lotterei perché fosse diverso?”. Vediamo! Anche i grandi rivoluzionari della Storia, limitiamoci a quelli a noi più vicini, Robespierre, Marat, Marx, Engels, Lenin, si sono impegnati a trasformare il mondo (mi piace questa frase!) e non ci sono riusciti né con l’idee nate dall’Illuminismo, né con quelle figlie dell’idealismo (non ero molto bravo in filosofia al Liceo e forse dico delle castronerie) perché nei loro avvincenti esperimenti teorici e utopici manca la “merda e il sangue” dell’uomo. Noi adesso siamo 7 miliardi di individui, ognuno con il suo peccato originale, detto, Dio me ne scampi e liberi, non in senso teologico ma psicologico.
    Dovendomi, comunque, anche io aggrapparmi a qualcosa per non soccombere, mi tengo sempre a mente due frasette:
    A) Vangelo di Marco, 14,1 – 11: “Gesù disse….i poveri infatti li avrete sempre con voi e potete beneficarli quando volete…..”
    B) Immanuel Kant. “Scritti Politici”: “Da un legno storto come quello di cui è fatto l’uomo non può uscire nulla di interamente diritto”
    Voglio chiudere, Maurizio, con un altro filosofo tedesco (‘sti teteschi ti Crande Germania!). Herr Martin Heidegger da cui mi sono sempre tenuto lontano per i sui oscuri trascorsi nazisti ( che, mi sa, non dovessero essere soltanto criminali ma di una profondità tutta teutonica). Mr. Herr, la faccio facile, dice che l’uomo non può decidere il suo operato in piena libertà rispetto al mondo mentre il mondo è sempre più trasformato dalla tecnica.
    Questo mi è venuto in mente l’altra mattina presto, passeggiando con il mio Jack. Davanti il mercato c’era Il ragazzo di colore che divide il posto a turno con un’anziana signora rom (Peccato! Era così letterario il termine “zingara”!). Ho salutato Miché il ragazzo cui ogni tanto dò qualcosa. Miché non mi ha risposto subito perché, assorto, stava scrivendo rapidamente con i suoi pollici sulla tastiera del telefonino. Seguendo Jack, ho incrociato un gruppo di ragazzette avviate verso il vicino Liceo. Ognuna intenta a chattare sul telefonino, senza scambiarsi una parola tra loro, senza un sorriso su quei bei visetti da adolescenti. Jack seguiva una traccia a terra e mi ha trascinato sul vasto piazzale dove c’era solo un uomo che urlava al telefonino senza notarmi. Dalle poche parole che ho intercettato, prima di allontanarmi rapidamente per rispettare la sua privacy, era sicuramente una questione di corna. Per me tutto ciò era anche una questione di disumanizzante trasformazione del mondo la quale si sta dimostrando, ogni giorno di più, tanto più reale delle questioni poste dalle parole al vento dei media che ci assordano senza neppure essere ascoltate. A proposito! Ho notato che i più, invece di salutarmi con un buongiorno, mi chiedono: “Tu che voti? Sì o No?”

  4. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Bene io voto no. Heidegger l’ho un po frequentato grazie a Vattimo, ma la filosofia e la logica non le ho potute approfondire altrimenti mi sarei concentrato su Spinoza e come sai non ho mai creduto che il mondo si potesse cambiare, semmai migliorare. Però salire su un mezzo pubblico ed essere tramortito da un odore di pecora afghana morta, ti insegna più di mille trattati di geo-politica e sociologia. Ti chiedi : ma cosa sta succedendo ? Più o meno quello che dirò quando vedrò il mare a Spinaceto diventando quello che oggi è il lido di Ostia. Certo aver studiato Marx mi consente di leggere il mondo nell’unico modo, anche se incompleto, in cui realmente si manifesta. Il resto sono chiacchiere con la pancia piena e la coscienza sporca. E siccome la coscienza e l’unico capitale che ho, cerco di tenerla pulita e in forma. Mi consola in questi anni pregni di ragionevoli orrendi presagi, la parola di Papa Francesco, uno dei pochi che c’ha capito qualcosa. E la cosa un poco mi rassicura perché vedi, non sono cattolico ma credo che la Chiesa abbia la capacità, se vuole, di contribuire in modo decisivo allo sforzo di migliorarlo il mondo, al pari della scienza e della politica che, neanche a dirlo, per me è lotta di classe.

  5. Pingback: IO VOTO NO … | Archiwatch

  6. Maurizio Gabrielli ha detto:

    …e poi Sergio carissimo, bisogna distinguere il Marx scienziato da quello profetico. Si, era figlio dell’idealismo ma come tutti siamo figli di qualcuno. Egli infatti chiude con quello e apre il materialismo storico. Il suo pensiero attraverserà i secoli perché è fatto della stessa materia di cui sono composte le vite degli uomini e dei loro rapporti, che sono sempre, sempre, sempre, rapporti sociali di produzione.

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