Quella cosa che chiamiamo “casa” o “paese” o “città” …

2.jpg

Castel Clementino – Servigliano …

Guglielmo Thomas d’Agiout su: RICOSTRUIRE DOVE? … RICOSTRUIRE COME? …

“Per capire che cosa bisogna fare per i luoghi terremotati non bisogna chiedere pareri alle persone che hanno un’immagine pubblica (il più possibilmente nota per avere un consenso alle proprie azioni) ma bisogna chiedere pareri alla cultura, quella vera non politicizzata o fondata su interessi economici, per capire che cosa è l’architettura, ovvero quella cosa che chiamiamo “casa” o “paese” o “città”, che abbiamo perso e che dobbiamo rigenerare (non ricostruire).
Gli ultimi che possono esprimere pareri sono quegli architetti che nelle loro “opere” hanno dimostrato di non comprendere che l’architettura non può essere, e non è, una macro-scultura che erige monumenti a se stessi, agli interessi economico-politici, alla diffusa ignoranza e che pretendono di confrontarsi con luoghi che sono stati determinati da milioni di anni di trasformazioni della natura o da migliaia di anni di storia umana.
Rigenerare non significa ricostruire un edilizia a somiglianza formale con quella storicamente esistente o con un edilizia sostitutiva vuota o senza senso (anche se antisismica).
Rigenerare significa, innanzitutto, comprendere e determinare che cosa erano, e devono essere, i luoghi di paesi che spesso hanno già perso la loro identità come luoghi “vissuti” e che sono diventati dei luoghi ibridi in cui la memoria è molto spesso legata a involucri vuoti abitati da persone che non vivono in quei luoghi come parte integrante di un ambiente naturale-culturale.
Ricostruire significa far permanere la memoria non con false ricostruzioni formali ma fissare nella materia il tempo e gli eventi che hanno determinato la trasformazione di quei luoghi.”

Assolutamente d’accordo …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura, Archiwatch Archivio. Contrassegna il permalink.

15 risposte a Quella cosa che chiamiamo “casa” o “paese” o “città” …

  1. memmo54 ha detto:

    Perdonate ma non mi riesce proprio di comprendere come si possano fissare nella materia il tempo e gli eventi.
    Qualcuno può spiegarmelo ?
    Saluto Confuso

    • Tutta l’architettura è una fissazione del tempo nella materia, gli “stili”, le “epoche”, i “poteri”, il “consumo”, il “degrado” … .
      Gli eventi si fissano lasciando i segni degli eventi, fissando una memoria degli eventi che non vanno cancellati ma fissati nella materia per ricordarli nelle cause e negli effetti.

      • memmo54 ha detto:

        Quindi, se non ho capito male, bisognerebbe lasciare i ruderi in vista e ricostruirci sopra ?
        Approfitto per fare qualche ulteriore domanda e per capire meglio cosa si intendenda.
        La fissazione dovrebbe avvenire In modo generalizzato o solo per testimonianza.?
        La Rigenerazione avverrebbe con gli stessi materiali presenti sul luogo o con qualcosa di diverso ?
        Saluto e Ringrazio Ancora

  2. memmo54: La fissazione della memoria si ottiene, come per i monumenti, in modo puntuale (non generalizzato) ma non isolato (nel nostro caso avendo il terremoto distrutto non un singolo monumento ma un paese o un territorio).
    Per rigenerazione si intende non la ricostruzione materiale dei manufatti, ma la ridefinizione delle tipologie oggetto della ricostruzione adeguandole ai tempi attuali ed agli eventi succeduti.
    La scelta dei materiali dipende dalle scelte e dalla logica progettuale.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Non ho mai capito a cosa corrisponde in architettura la “rigenerazione”. Un architetto ristruttura, riorganizza, progetta e riprogetta, pianifica e restaura, erige, costruisce, risolve e abbatte, consolida, abbellisce e alla fine firma ma non può rigenerare.

      • “per rigenerazione si intende non la ricostruzione materiale dei manufatti, ma la ridefinizione delle tipologie”…”adeguandole ai tempi attuali ed agli eventi succeduti”.
        Esempio : Una chiesa antica “sconsacrata” ha perso la sua funzione tipologica (la tipologia non è solo la forma di un’architettura ma è, anche e soprattutto, il “modo” d’uso di un’architettura). Rigenerarla significa, per esempio, mantenere la forma e modificare il “modo” d’uso, ovvero trasformarla in una sala di concerto mantenendone l’architettura formale come memoria dell’antico tipo.
        Le attività che hai descritto di un architetto sono non quelle di un architetto ma di un operatore di impresa edilizia.

  3. Sergio 43 ha detto:

    Concetti e parole difficili: “Ricostruire significa far permanere la memoria non con false ricostruzioni formali ma fissare nella materia il tempo e gli eventi che hanno determinato la trasformazione di quei luoghi”. Forse il mio assunto non c’entra nulla con le questioni post-terremoto ma questa frase mi riporta alla chiave di lettura della mia tesi di laurea, mezzo secolo fa. La città di Fermo, chiusa nelle sue ampie mura, domina in alto su una collina piramidale; anzi ne sembra la naturale pietra di culmine, il “pyramidion”. Una forma geometricamente perfetta che non volevo intaccare pur prevedendone l’espansione urbana. Le strade giungono alle porte cittadine seguendo le strade di crinale del sistema collinare che la cinge. Volevo impedire che la crescita urbana si svolgesse allungandosi per queste direttici che avrebbero permesso soltanto una crescita lineare con sovraccarico di servizi e perdita di centralità del Centro Storico, Fermo voleva diventare Provincia della ricca zona agricola e industriale delle scarpe che aveva dominato per secoli con i suoi Istituti Scolastici, con la sua Sede Arcivescovile, con le sue Istituzioni. Ma dove espandere una città che, ferma da secoli, era destinata a crescere negli anni esplosivi del dopoguerra? Volevo impedire che la città compatta assumesse una morfologia a stella, un po’ come Roma e le sue consolari, con l’unico vantaggio per le speculazioni fondiarie e immobiliari, né favorire lo spostamento traumatico di gran parte della sua popolazione attratta dalla costa dove si cominciava ad impostare la litoranea Autostrada Adriatica che diventava fattore di disequilibrio tra le comunità interne e le comunità marinare. La faccio breve: Quando Roma conquistò il Piceno trovò un sistema di “oppida”, le rispettò ma ebbe anche necessità di una penetrazione più rapida verso la prima fascia collinare e la seconda montana. Nella valle del fiume Tenna, sottostante Firmum Picenum, i Romani centuriarono il fertile territorio lungo il fiume, vi disegnarono il rettifilo della Via Faleriense che attraversava la nuova città di Faleria disegnata con il solito sistema Cardo-Decumano. Quando l’impero decadde per le invasioni barbariche, le pacifiche popolazioni tornarono in alto sulle vette delle colline per stringersi a difesa abbandonando i sistemi urbani vallivi. Questa forma si cristallizzò per secoli e secoli, finchè, in questa zona pacificata dello Stato della Chiesa, avvenne un tragico evento: la città di Servigliano franò completamente. Il papa Clemente XIV ordinò che fosse ricostruita a valle. La nuova Servigliano, ora Castel Clementino, venne ricostruita, come vediamo nel bel disegno nel titolo, come un castro romano, chiuso nelle sue mura ortogonali. Io avevo la stessa necessità: costruire un’espansione compatta, un’Addizione moderna sotto l’antica Fermo collegate, pur nella loro indipendenza formale, unicamente da un sistema meccanizzato di funicolare o altro sistema meccanico (metropolitana). Lo stile della “Tendenza”, che era stato assorbito negli esami di composizione, mi sembrò il più adatto per disegnare un planivolumetrico che mi risolveva tutti i problemi.
    Chiosando la frase di testa dell’articolo, “il tempo e gli eventi che hanno trasformato i miei luoghi natii” mi hanno guidato nella elaborazione di una proposta che non snaturasse, sotto la spinta di interessi corposi, la qualità urbana che dal Centro Storico volevo trasferire nel nuovo progetto. Logicamente “gli interessi corposi” hanno vinto e adesso Fermo ha la sua periferia, non disastrata come la romana, ma anch’essa senz’anima.
    Era questo il metodo cui accennava Guglielmo Thomas d’Agiout per studiare come e dove ricostruire, riattare e riadattare ciò di cui è rimasta memoria? Giunto alla fine, forse ho frainteso. Il mio forse è un caso particolarissimo che non torna con quello che è successo sui Sibillini ma il compito che abbiamo di fronte è da far tremare i polsi.

  4. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Sono quelle di un operatore d’impresa edilizia. Che non significa nulla come “rigenerare”, ma contento te…

  5. Sergio 43 ha detto:

    Accidenti! Mi scusi sig Guglielmo Thomas D’Agiout. Dove le hanno insegnato che attività dell’architetto è trasformare le chiese distrutte nei paesi rasi a terra dal terremoto in “sale da concerto” e, ove il mercato lo richieda, in “sexi-shop”, “happy- hour”, “sala da scommesse” e non voler resuscitare chiese e campanili per restituire alle comunità tornate al loro ambiente, ricomposto nelle modalità scientifiche più opportune, e di cui, mi pare, ancora non si ha chiara coscienza, il loro secolare “Concerto di Campane”? Lei è stato addirittura convinto dai suoi maestri che la città, tutte le città, in questo caso Servigliano o i poveri disegni a riga, squadra e china di un laureando, non siano urbanistica ma unicamente attività di un operatore di impresa edilizia, alla Caltagirone, diciamo? E io che credevo che questo nuovo amico del blog potesse portare delle profonde ipotesi per restituire all’italia, all’Europa un pezzo vitale della sua cultura senza perderne l’anima!. Comunque, per la civiltà mercantilistica che la vuole avere vinta, lei è l’operatore adatto. Si fanno un sacco di soldi progettando “OUTLET”!

    • Antonio C. ha detto:

      Concordo Sergio 43, concordo.
      Tuttavia anche progettando “NUVOLE” se ne fanno altrettanti, mi pare.
      Saluto

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Esattamente Sergio, che parole nuove per cose che hanno già parole giuste, non significano altro mai che malafede, mascherata da una “romanella” d’ipocrisia. Avendo “operato” nella ricostruzione dopo il sisma del ’97 in Umbria, non mi sono in nessuna circostanza imbattuto nella rigenerazione; al contrario ho spesso incontrato e condiviso il tempo con la “serietà” dei problemi da risolvere nella ricostruzione con le armi classiche dell’architettura : progetto, morfologia, tecnologia, tecnica, struttura, infrastruttura, cultura, tradizione, innovazione, storia, sociologia, pianificazione, contro stupidità, cupidigia, corruzione, malafede.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Ecco, “resuscitare” è una parola che spiegherebbe meglio il concetto.

  6. Umberto Eco aveva detto che gli italiani al 70% non riescono a capire tutto quello che leggono, e aveva ragione.
    Non capisco queste reazioni alle quali le cose espresse non appartengono e che possono essere derivate solo dalla non comprensione delle cose lette.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Provo a spiegarmi : “rigenerazione” è una parola che dal mio punto di vista in architettura e urbanistica non spiega nulla, non andrebbe neanche storicizzata tanto e’ ambigua. A conforto della mia opinione sta il fatto che se ne è fatto largo uso dagli addetti ai lavori in questi anni, quasi fosse una moda.

  7. Sergio 43 ha detto:

    Regola di bon- ton prevede, in ogni caso, che si dica: “Forse non mi sono spiegato bene”. E’ poco gentile affermare: “Lei non ha capito nulla o non mi ha letto”.
    Lo so che faccio un torto a un signore che a volte ammiravo e a volte no, ma quando si parla di dati statistici, ne abbiamo avuto recentissima dimostrazione, è bene non azzardare, soprattutto quando si piegano i numeri a una personalissima convinzione. Comunque niente di male se abbiamo fatto a “nun capisse” o forse dicevamo le stesse cose e non ce ne siamo accorti, preoccupati come eravamo che gli enormi problemi che hanno davanti le popolazioni coinvolte e gli italiani tutti amanti del loro Paese, trovino le giuste soluzioni. Pensiamo che non si capiscono fra loro fior di accademici e di studiosi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...