LA “FILOSOFIA” DER BOZZOLONE …

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Guglielmo Thomas d’A… su: NUVOLA AL TRAMONTO …

“Ancora una volta l’ignoranza diffusa impedisce di comprendere che cosa è architettura.
Il problema vero è l’ignoranza venduta come capacità decisionale:
l’ignoranza dei politici, l’ignoranza degli architetti (archistar in primo piano, in questo caso “forse” voluta), l’ignoranza diffusa che non permette di capire quello che si legge, su uno schermo o su una carta, (Umberto Eco aveva detto che gli italiani al 70% non riescono a capire tutto quello che leggono).
L’ignoranza è quella cosa che rende ciechi e sordi tutte quelle persone che hanno bisogno di un “leader” per interpretare l’importanza delle cose, filtrata e finalizzata ai propri interessi, e della cultura in particolare, che non è una cosa da biblioteca o da salotto ma quella cosa che serve, tra molte altre funzioni, a salvare delle vite umane.
L’architettura è il prodotto della storia del rapporto uomo-natura, come animale tra le specie animali, che per sopravvivere deve modificare l’ambiente che lo circonda per diminuire e controllare la pressione selettiva (terremoti compresi e non solo) della natura.
Sul significato di architettura, nel mondo occidentale, permangono, a tutt’oggi, i concetti ereditati dal passato che ruotano, in modo vario e comunque, intorno a quelli espressi da Marco Vitruvio Pollione come concetti di Firmitas (solidità) (struttura fisica) , di Utilitas (per l’uso degli uomini) (bisogni) e di Venustas (bellezza, estetica) (perfezione formale).
Tutti i teorici dell’architettura da Barbaro, a Leon Battista Alberti, a Palladio, a Milizia ed ai moderni architetti del novecento ruotano intorno ad un concetto di architettura come espressione formale di tipo artistico, quindi legato a “capacità individuali” di esprimere nella costruzione degli spazi architettonici un valore “estetico” (proporzione, bellezza, perfezione, armonia, eleganza, ordine, sintesi, estasi, ….) mai ben definito ( e non definibile come i “miti”) e legato soprattutto alla “fama” ed alla “autorità” dell’autore (conquistata come?).
E’ luogo comune, quindi, considerare l’architettura come un insieme di forme e spazi rappresentativi generalmente intesi o come magnificenze estetiche, o come pensieri astratti geometrici, o come entità formali naturali nel senso di confronto con la natura (biologiche o ecologicamente sostenibili). La maggior parte (se non quasi la totalità) delle rappresentazioni delle architetture, nei testi critici o descrittivi dei cosiddetti “grandi maestri” o delle attuali “archistar”, mostrano generalmente o “forme complessive” del manufatto architettonico o dettagli di soluzioni come pensiline, scale e aggetti nelle più svariate forme e soluzioni senza alcun riferimento alle concezioni d’uso dello spazio architettonico ed alle tipologie sottese derivanti dalle concezioni d’uso e di comportamento.
La critica o la comunicazione del fenomeno architettonico spesso si manifesta come un’indagine poliziesca sulle intenzioni del progettista e sui metodi (quasi mai espressi dall’autore) di progettazione e di concezione formale dell’architettura , generalmente a base geometrica o riferentesi a forme della natura, con riferimenti e interpretazioni culturali, nel migliore dei casi, di accostamento filosofico o storico.
Fare architettura significa comprendere e determinare che cosa devono essere per l’uomo i luoghi e gli spazi in cui essa interviene, non significa definire un involucro astratto vuoto di senso e smerciato per un elemento della natura.
Fare architettura non significa costruire pilastri, travi o tetti delle più svariate forme e materiali a somiglianza formale con elementi della natura ma significa comprendere e interpretare il flusso della storia naturale e culturale di quelle tipologie architettoniche che vanno determinate e che dovranno durare, forse, centinaia d’anni.

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