NUVOLA AL TRAMONTO …

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6 risposte a NUVOLA AL TRAMONTO …

  1. Sergio 43 ha detto:

    Migliorerebbe, anzi, toccherebbe il sublime se venisse colorata con i colori delle nuvole al crepuscolo invece di quel bianco tristanzuolo? Anche il bianco che conosciamo del mondo classico sappiamo non essere stato apprezzato dai nostri antichi che davano una mano di colore a tutto, giusta la pittura sull’Ara Pacis.

  2. Ancora una volta l’ignoranza diffusa impedisce di comprendere che cosa è architettura.
    Il problema vero è l’ignoranza venduta come capacità decisionale:
    l’ignoranza dei politici, l’ignoranza degli architetti (archistar in primo piano, in questo caso “forse” voluta), l’ignoranza diffusa che non permette di capire quello che si legge, su uno schermo o su una carta, (Umberto Eco aveva detto che gli italiani al 70% non riescono a capire tutto quello che leggono).
    L’ignoranza è quella cosa che rende ciechi e sordi tutte quelle persone che hanno bisogno di un “leader” per interpretare l’importanza delle cose, filtrata e finalizzata ai propri interessi, e della cultura in particolare, che non è una cosa da biblioteca o da salotto ma quella cosa che serve, tra molte altre funzioni, a salvare delle vite umane.
    L’architettura è il prodotto della storia del rapporto uomo-natura, come animale tra le specie animali, che per sopravvivere deve modificare l’ambiente che lo circonda per diminuire e controllare la pressione selettiva (terremoti compresi e non solo) della natura.
    Sul significato di architettura, nel mondo occidentale, permangono, a tutt’oggi, i concetti ereditati dal passato che ruotano, in modo vario e comunque, intorno a quelli espressi da Marco Vitruvio Pollione come concetti di Firmitas (solidità) (struttura fisica) , di Utilitas (per l’uso degli uomini) (bisogni) e di Venustas (bellezza, estetica) (perfezione formale).
    Tutti i teorici dell’architettura da Barbaro, a Leon Battista Alberti, a Palladio, a Milizia ed ai moderni architetti del novecento ruotano intorno ad un concetto di architettura come espressione formale di tipo artistico, quindi legato a “capacità individuali” di esprimere nella costruzione degli spazi architettonici un valore “estetico” (proporzione, bellezza, perfezione, armonia, eleganza, ordine, sintesi, estasi, ….) mai ben definito ( e non definibile come i “miti”) e legato soprattutto alla “fama” ed alla “autorità” dell’autore (conquistata come?).
    E’ luogo comune, quindi, considerare l’architettura come un insieme di forme e spazi rappresentativi generalmente intesi o come magnificenze estetiche, o come pensieri astratti geometrici, o come entità formali naturali nel senso di confronto con la natura (biologiche o ecologicamente sostenibili). La maggior parte (se non quasi la totalità) delle rappresentazioni delle architetture, nei testi critici o descrittivi dei cosiddetti “grandi maestri” o delle attuali “archistar”, mostrano generalmente o “forme complessive” del manufatto architettonico o dettagli di soluzioni come pensiline, scale e aggetti nelle più svariate forme e soluzioni senza alcun riferimento alle concezioni d’uso dello spazio architettonico ed alle tipologie sottese derivanti dalle concezioni d’uso e di comportamento.
    La critica o la comunicazione del fenomeno architettonico spesso si manifesta come un’indagine poliziesca sulle intenzioni del progettista e sui metodi (quasi mai espressi dall’autore) di progettazione e di concezione formale dell’architettura , generalmente a base geometrica o riferentesi a forme della natura, con riferimenti e interpretazioni culturali, nel migliore dei casi, di accostamento filosofico o storico.
    Fare architettura significa comprendere e determinare che cosa devono essere per l’uomo i luoghi e gli spazi in cui essa interviene, non significa definire un involucro astratto vuoto di senso e smerciato per un elemento della natura.
    Fare architettura non significa costruire pilastri, travi o tetti delle più svariate forme e materiali a somiglianza formale con elementi della natura ma significa comprendere e interpretare il flusso della storia naturale e culturale di quelle tipologie architettoniche che vanno determinate e che dovranno durare, forse, centinaia d’anni.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Riflettendoci : voglio vivere in una città comoda e bella, perché mi trovo a vivere in una città che è esattamente il contrario ? Che cos’è che non ha funzionato, esattamente ?

  3. Pingback: LA “FILOSOFIA” DER BOZZOLONE … | Archiwatch

  4. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Stavo facendo tutt’altro di là…poi ho aperto Archiwatch e ho letto questo post e ne sono rimasto colpito.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      E mi sorge il dubbio che l’architettura abbia smesso di essere quella cosa nata dal rapporto uomo (?) natura e basata su successivi principi vitruviani, da un bel pezzetto di tempo, se mai lo è stata per tutti e non solo per qualche privilegiato.

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