CASE NORMALI … PER PERSONE NORMALI …

VENUSTA CORTESI- RESIDENZA VIA MAESTRI CAMPIONESI-MILANO.jpg

Venusta Cortesi, residenze via Maestri Campionesi, Milano

“ANCHE A MILANO, TALVOLTA, SI FANNO CASE NORMALI PER PERSONE NORMALI:

CHE SIA UNA PREROGATIVA FEMMINILE ?”

Averroè 46

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8 risposte a CASE NORMALI … PER PERSONE NORMALI …

  1. stefano salomoni ha detto:

    “Eva offre sempre, sorridendo, solo un pomo puro e semplice da mangiare ad Adamo: quell’idiota molte volte prende invece un trattato sul come mangiare il pomo: comincia la catastrofe.” (Gio Ponti, Amate l’architettura)

  2. Sergio 43 ha detto:

    Prima di leggere le parole di Stefano, studiavo la foto e mi girellava in testa un nome: GIO PONTI.
    Scendo e me lo ritrovo (Gio Ponti, Amate l’architettura). Quello che abbiamo sempre temuto! A Milano amano l’architettura. i loro maestri, le loro scuole. A Roma abbiamo perso ogni vitale rapporto con storia, tradizioni e “Scuole Romane”. Questo perché? Perché, per certi menti sofisticate e in cerca di riscatto, Roma si era troppo compromessa con il fascismo e quel tutto doveva essere buttato ai rovi. Ma Roma, da grande capitale si è messa al servizio di ogni potere, e ogni potere, dai Sette Re di Roma, alla Repubblica Romana, all’Impero mondiale, al Papato Universale, al breve Impero Napoleonico, alla Monarchia con le “gambe corte” e alla Dittatura con le “penne in testa”, ci ha lasciato tracce che la rendono città irripetibile. Il Dopoguerra ci ha volutamente lasciato poco. Una parte politica ossequientemente attenta a proteggere gli interessi fondiari e immobiliari di chi sappiamo e un’altra parte politica che, a colpi di falce e martello, ha inteso recidere il cordone ombelicale con il passato, recente, lontano e lontanissimo. in attesa di un improbabile futuro. Il risultato è stato una città senza capo né coda. Mi ricordo gli anni in cui nominare Roma, i Fori Imperiali, l’EUR era disdicevole. Di quegli stessi anni mi tengo caro il Monumento delle Fosse Ardeatine, il P.R.G. del 1962 ma non voglio fare lo sforzo di elencare le poche altre.
    Chiudendo: Milano – voto OTTO. Roma – voto QUATTRO.

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Bravissimo Sergio. Come fosse la tua condanna da espiare in questo indispensabile Blog, giunge Maurizio a precisare l’unica cosa di cui sa qualcosa : l’allora falce e martello, già qui ci sarebbe da distinguere, non ha mai oggettivamente avuto la forza a Roma, di proporre/imporre il suo gioco sul piano urbanistico, e questo per tante ragioni che sono pari pari quelle della vicenda Florentino Sullo, che non bisogna mai, mai dimenticare od omettere. Poi ci sono state le infatuazioni e, già in nuce, la tendenza a scalare potere che ha portato col tempo e con gli aiuti dell’amico americano a quella che profeticamente Berlinguer definiva “la Questione morale” e che è diventata in una delle sue declinazioni “Mafia capitale”. Ma in buona sostanza a Roma con il crimine organizzato e istituzionalizzato, abbiamo una lunghissima conoscenza, millenaria, perché è qui e non a Milano che tutti s’incontrano, compresi i milanesi e tutti concludono gli affari di tutti da Palermo a Trento.

  3. stefano salomoni ha detto:

    Prima, però, il Nostro affermava anche “non Architetti donne, tranne tre; cercatele: una opera lontano”, questa frase non mi ha mai entusiasmato.

  4. Maurizio Gabrielli ha detto:

    …dimenticavo. Poi circa vent’anni fa è arrivata la finanza dei derivati e li il linguaggio è cambiato e possiamo vederne gli esiti nelle cose che sono state fatte ma più ancora in quelle che NON sono state fatte fra cui spiccano quelle che sono state lasciate morire. L’economia dello scambio finanziario veloce non ha tempo per riflettere e progettare, è nata per altri impieghi. È una sorta di vampiro sociale che svuota di risorse la materia lasciandola cadere in putrefazione e accumula la ricchezza materiale accumulata per garantirsi una bara dorata.

  5. Maurizio Gabrielli ha detto:

    “… e usa la ricchezza materiale accumulata…”

  6. Luigi P. ha detto:

    Ma credete davvero che la semplicità o l’architettura buona sia un affare di donne?

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