C’ERA UNA VOLTA … UN “MUSEO” …

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http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/10/19/news/roma_i_dissidenti_della_gnam_questo_non_e_piu_un_museo_-150088708/?rss

“Questa mattina ho letto la seguente notizia qui dalla mia nuova città,Ginevra. La mostra,caro professore, non l’ho vista e non posso esprimerr giudizi in merito ma quelle sale le ricordo tutte a memoria. Giorni interi o di passaggio ad osservare e studiare per gli esami di storia, per essere preparata di fronte alla professoressa Daniela Fonti quando scelsi il suo opzionale. Avere avuto la fortuna di uscire da lezione e poter vedere dal vivo opere e/o architetture che avevate spiegato per me è sempre stato il valore aggiunto di vivere a Roma, e di frequentare Valle Giulia. E nonostante tutto quando torno la meraviglia del suo passato mi invade e la trascuratezza del suo presente mi uccide.
Buona giornata Professore”.
Giada Ianni

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6 risposte a C’ERA UNA VOLTA … UN “MUSEO” …

  1. liuk ha detto:

    L’allestimento è assolutamente opinabile (Burri o Pascali che ritornano in varie parti del museo, o Penone posizionato come sfondo dell’Ercole e Lica, che scenograficamente si specchia nel mare di Pascali). Effettivamente scompare la funzione didattica. Ma l’architettura e gli spazi, compresi i giardini, sono di nuovo maestosi, splendidamente candidi e liberi da qualsiasi sovrastruttura.

  2. Sergio 43 ha detto:

    E dell’Ala Cosenza, che si dice?, che si dice? Tutto tace?, ‘tacci amari?

  3. Andrea Costa ha detto:

    Ricordo una visita nel 2012: allestimenti Clarelli-Lardera? La “scuola romana” dei Mafai, Pirandello, Scipione etc. allestita a ridosso di una uscita di servizio del museo, nella penombra di un lungo corridoio destinato alla optical art, non poteva non comunicare una scelta ben delineata, in tutta coerenza con la visione postmodern, debolista e “mainstream” della realtà -i più “anziani” direbbero ancora “sincronica” o funzionalista- che cancella la Storia dalle sale dei musei come dalle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. Non si poteva non sorridere ad una sala ricolma di tutti i capolavori contemporanei e delle avanguardie storiche intitolata premurosamente: “ma che arte è questa!”; con didascalie preoccupate, nel 2012, di spiegare al “burgeois épaté” -non più scandalizzabile e non più borghese- che il pitale di Duchamp e il grande “rosso plastica” di Burri sono opere d’arte. Con “i contemporanei” eravamo caduti a questo punto, mancavano i “moderni” a completare lo scempio. Eccoci allora arrivati alla nuova gestione Cristiana Collu in piena continuità con l’opera iniziata dalla Clarelli. Il museo non esiste: E’ il percorso mentale-associativo fedele al pretesto e non al contesto di chi amministra da vice-ré i nostri gioielli nazionali in mancanza di uno Stato che abbia la seppur minima idea di cosa siano politche culturali. Vecchia storia questa, lo fu per i carismatici Moretti, per la Bucarelli, per Luisa Cervelli e quei pochi “monaci guerrieri” consacrati alla causa e al tal museo che tanto diedero alla cultura italiana, senza che poi l’Italia sapesse proseguire il cammino da loro iniziato.

  4. Manuela Marchesi ha detto:

    Famolo strano, famolo novo…e ” moderno”………

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