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http://ilmanifesto.info/terremoto-devastante-nel-centro-italia/

“Nel dolore più profondo…

aspettando la prossima fatale alluvione.

Pensarci prima mai.”

Maurizio Gabrielli

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12 risposte a

  1. biscarrosse2012 ha detto:

    L’ha ribloggato su le portrait inconsciente ha commentato:
    « Dans le chagrin le plus profond… en attendant la prochaine crue. Jamais y penser avant » (Maurizio Gabrielli)

  2. Manuela Marchesi ha detto:

    Un grande dolore

  3. Vu hier soir à la télé des photos “avant” et “après” des rues d’Amatrice, notamment celle qui mène au campanile dont l’horloge s’est arrêtée à l’instant précis du tremblement de terre.
    La nature est sans pitié (on dirait qu’elle rivalise avec les hommes).

  4. Pingback: AVANT … ET … APRES … | Archiwatch

  5. Sergio 43 ha detto:

    Io affiderei al prof. E.M. Mazzola la gestione della struttura tecnica per la ricostruzione dei paesi ruinati e dei paesi da mettere in sicurezza prima del prossimo terremoto.
    Comunque come è strano e mutevole il destino delle case dei nostri padri perché, chi più chi meno, tutti noi cittadini abbiamo le nostre lontane radici su quelle vertebre della spina dorsale che sono gli Appennini e sulle vertebre cervicali delle Alpi.
    Forse qualcuno, oltre me, conoscerà l’abruzzese Roccacaramanico. Ci capitai quarant’anni fa, quando l’emigrazione verso il Canada l’aveva spopolato. Le case erano ancora intatte, come svuotate in una notte, molte porte e finestre sbattevano al vento lasciando credere non si avesse avuto tempo di chiudere gli infissi. Entrai in alcune e in molte c’erano ancora dei fiaschi sui ripiani delle cucine, su un tavolo sfogliai il quaderno con i compiti non finiti di un fanciullo tirato via dai genitori in fuga con il vicinato perché la “corriera” sollecitava i ritardatari. Qualche anno fa un amico mi invitò a Caramanico Terme. Ne approfittai per fare un escursione e tornare alla Rocca in alto. Molte case abbandonate avevano oramai i tetti crollati e le mura lesionate mentre altre, sorprendentemente, apparivano fresche di restauro, le finestre spalancate verso la Maiella con i vasi di gerani sui davanzali. Mi dissero che molti figli di quegli emigrati erano tornati per recuperare le case di famiglia dove tornavano per le vacanze. Chi lo sa che cosa potrà rivitalizzare paesi come Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto dove ci fermavamo, all’inizio delle vacanze estive, per un sorso alle cannelle da dove usciva l’acqua più buona del mondo, come diceva mio padre. Su Amatrice nutro forti speranze di una sua ennesima ricostruzione. Troppo bella la sua conca con i Monti della Laga, il lago Scandarello, la Via Salaria e, soprattutto, cosa fondamentale e non da poco, un simbolo della tradizione culinaria italiana: la “MATRICIANA”.
    Soltanto, come?

    • Maurizio Gabrielli ha detto:

      Chiedo al vento : a chi giova spendere 100 volte di più per una ricostruzione post sismica di quanto costerebbe la prevenzione anti-sismica ?

  6. Pingback: “Forti speranze di un’ennesima ricostruzione” … | Archiwatch

  7. Sergio 43 ha detto:

    Hai ragione da vendere, Maurizio. Una volta parlai della mia piccola esperienza personale. Insieme ad altri proprietari delle case vicino, venimmo espropriati per la costruzione dell’Autostrada Adriatica A14. Con una variante al piano regolatore, venne concessa agli espropriati un terreno, da un lato più vicino al mare, ma dall’altro anche più vicino all’alveo di un torrente. Facemmo una lottizzazione e cominciammo a costruire. Mentre disegnavo, mi ricordai di racconti fatti dagli anziani davanti al caminetto prima di andare a letto, tra cui la tragedia di moltissimi anni prima, prima della guerra, in cui due anziane signore erano annegate dentro la loro abitazione invasa dall’acqua del torrente che aveva tracimato per una piena improvvisa. Da allora, fatti dei lavori di arginatura, non accadde più niente. Io non mi fidai e costruii la casa su un piano pilotis. Gli altri scavarono e ottennero garage interrati, sale hobby, spazi per uffici. Sentii le loro critiche per l’opportunità che avevo sprecata. Molti anni dopo, in una notte “buia e tempestosa, direbbe Snoopy, si scatenò l’ira di Dio. Come vengono chiamate adesso? “Bombe d’acqua”! Allora non si chiamavano così ma l’effetto fu il medesimo. Il torrente tracimò, tutta l’acqua percorse velocemente il piano intorno fino a precipitare come tante cascate e cascatelle negli imbuti dei vani sotterranei. La mattina dopo galleggiavano in quelle piscine automobili, computer, mobilia, salotti. Io me la cavai con 20 centimetri di buona fanghiglia alluvionale che il terreno assorbì rapidamente e che ci permise di ricavare dall’orto ripiantato ottimi pomodori, insalate, fagiolini, carciofi, melanzane. Ultimo sberleffo a chi mi aveva criticato, misi una piccola lapide con una manina dal dito puntato che indicava il livello raggiunto dall’acqua. La copiai da una lapide della facciata di Santa Maria sopra Minerva che indica la data e il livello di una piena del Tevere. La mia lapide indica, adesso non ricordo precisamente il giorno e l’anno, il mese di Maggio.

  8. Pingback: COME … IL LIMO … DEL NILO … | Archiwatch

  9. Maurizio Gabrielli ha detto:

    Già, proprio così. In una scala molto più grande supponiamo, tu avresti risolto in modo morigerato e lungimirante un grande problema, ma avresti mandato pe’ stracci imprese, lavoratori, amministratori e partiti di provenienza, creando un’immane catastrofe ! In Italia i grandi problemi non si devono risolvere e la logica del massimo risultato col minimo sforzo è bandita da tutte le segreterie politiche del Regno. È come con le guerre…non servono se non a chi ci guadagna…e tanto. È come con tutte le grandi opere, il circolo vizioso e’ il medesimo !

  10. Maurizio Gabrielli ha detto:

    E ora che ci penso meglio..è la logica della mucca da mungere. La stessa di Mafia Capitale.

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