TRA GLI ORRORI DELLA CITTA’ ANALOGA …

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Sergio Brenna su: RISCRIVERE LA STORIA …

Comunità Italia …

“L’immagine richiama subito alla memoria la sicumera assertoria della “Tavola degli orrori” di Pietro Maria Bardi nel 1931, anche se qui, invece, si vorrebbero altrettanto assertoriamente documentare i presunti capolavori misconosciuti dal dopoguerra ai giorni nostri. Nella presentazione di Ferlenga e Biraghi, poi, sorprende che tra i tantissimi nomi più o meno noti ritenuti meritevoli di citazione (nell’ordine di elencazione: Aldo Rossi, Guglielmo Mozzoni, Alberto Ponis, Davide Pakanovsky, Pino Pizzigoni, Arturo Mezzedemi, Enrico Taglietti, Adolfo Natalini, Leonardo Ricci, Giovanni Michelucci, Maurizio Sacripanti, Aldo Loris Rossi, Vittorio De Feo, Paolo Soleri, Luigi Vietti Vittorio Gregotti, Carlo Aymonino, Saverio Muratori, Giancarlo De Carlo, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, Gabetti & Isola; alcuni, come Mozzoni, memorabili davvero solo per l’assurda bizzarrìa della sua “città a sfera” che riproponeva maniacalmente per ogni occasione possibile) manchi quello di Guido Canella, di cui si possono apprezzare o meno le realizzazioni soprattutto del suo ultimo periodo, ma il cui apporto teorico rimane fondamentale in scritti come “Mausolei contro computers”, “Un ruolo per l’architettura”, “Vecchie e nuove ipotesi per i centri direzionali” altrettanto quanto quello di Aldo Rossi con “L’architettura della città” (con la sapientemente voluta ambiguità di significanza tra “architettura generata dal contesto storico-insediativo della città” e “architettura per il contesto storico-insediativo della città”) assai più del periodo in cui, – rapito dall’adorazione dei “fan” nell’empireo delle archistar – svagò tra gli stilemi di occasioni progettuali di edifici, mobili e caffettiere.
Dietro l’accatastamento iconografico temo ci sia un altrettanto accatastamento di proposte progettuali eterogenee poste tutte sullo stesso piano della riscoperta di una genialità misconosciuta, dentro cui credo sarà ben difficile trovare il filo di un ragionamento critico coerente”

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Una risposta a TRA GLI ORRORI DELLA CITTA’ ANALOGA …

  1. Anna Civita ha detto:

    Tutto figlio della dicotomia tra le diverse ” specializzazioni” volute nei tempi moderni dell’architettura . Ossia l’urbanista , che non parla con il progettista, che non va in cantiere e che non è obbligato ad essere Direttore dei Lavori , il progettista ultraspecializzato che si occupa solo di design (altra parola priva di significato sulla bocca di tutti) , ma che non capisce niente di come forma e sostanza di devono sposare con il contesto della via, del quartiere e quindi della città.
    Altresì , ammesso che ce ne fosse la necessità di un specifica specializzazione (mi si passi l’impiccio di parole); l’urbanistica ormai ridotta a schiava dei politici e fatta solo di pesi e misure e non certo di idee per lo sviluppo della città e quindi di filosofia di come si deve progettare una città.

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