VILLA PETACCI … MA FACESSERO ‘N PO’ COME JE PARE …

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Daniele on: ROMA … RICOSTRUIAMO VILLA PETACCI …

Corre voce, di questi giorni, … che l’attuale proprietario del sito, … l’ambasciata dell’Iraq, … sia intenzionato a …

“Ben venga la ricostruzione di Villa Petacci al posto di quella rivoltante ammucchiata di roba che è l’attuale ambasciata dell’Iraq… anche solo per poter guardare il panorama salendo la scala che portava al terrazzo.
Spero però non si ripeta il caso del campanile di Aprilia (v. Pennacchi, “Fascio e Martello”) dove hanno ricostruito ma hanno ricostruito diverso. Più bello di prima, secondo loro (dice Pennacchi).
Ora, a quanto ne so esistono ben pochi disegni originali della Villa: forse coperti fin dal principio dal segreto di stato fascista? Forse vittime della damnatio memoriae che colpì la famiglia Petacci dopo la guerra? O forse semplicemente andati perduti nel deserto della sciatteria culturale di questo paese? (o magari ricordo male io e in realtà all’Archivio di Stato ci sono pure i dettagli 1:1 delle leggendarie maniglie d’oro?) ma qui Lei, professore, ne saprà sicuramente molto più di me e anche più del diavolo.
In ogni caso possiamo ritenere possibile una ri-costruzione à l’identique, senza se e senza ma? O dovremo accontentarci di una operazione facciatista che poi magari dietro, sul retro, nasconde tutt’altro? E come star certi che qualche architetto in vena di interpretazioni non si prenda l’ardire di fare una revisione “migliorativa” alla memoria di Monaco&Luccichenti? Che poi, che cosa ne sapranno mai gli iracheni di Monaco&Luccichenti?”

…………….

Stante il fatto che …

qualsiasi cosa facciano …

hanno tutto il diritto di poterlo fare …

l’unica paura è che …

essendo la cosa fin troppo facile …

un po’ banale, persino ovvia …

ci sarà sicuramente qualcuno …

che troverà senz’altro il modo di rompere i coglioni …

P.S.: …

non so chi le abbia parlato di “maniglie d’oro” …

ma mi puzza tanto di cazzata metropolitana …

la villa era di certo razional-hollywoodiana …

con certi vezzi da bordello, …

ma non poi così cafona …

JAJA JAJA … EJA EJA … BUNGA BUNGA …

FANTASMIAROMA …

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2 risposte a VILLA PETACCI … MA FACESSERO ‘N PO’ COME JE PARE …

  1. Michele Granata ha detto:

    Ecco due esempi di architetture di concetti diametralmente opposti, ma entrambe affascinanti.
    Una, quella del lotto 24 di De Renzi alla Garbatella, che rivisita una forma palladiana e questa, di Monaco e Luccichenti, che oserei chiamare di un razionalismo …. radicale.
    Entrambe meritevoli di restauro.
    Restauro: il lavoro piu’ difficile che un architetto possa compiere.
    Intanto perché deve intervenire su di un lavoro che non gli appartiene e sempre con una voglia matta di metterci, in qualche modo, qualcosa di suo.
    E poi perché bisogna renderlo compatibile, per lo meno all’interno, con il funzionamento della vita contemporanea.
    Tutto poi si complica se si vorrebbe un restauro conservativo.
    Ma presto questo si rivela impossibile.
    Allora si cominciano ad abbattere i muri, si creano nuovi spazi, si inseriscono dei materiali nuovi etc. e cosi’ lo spirito originale del progetto viene completamente snaturato.
    Snaturato perché l’architettura di un edificio non è solo la composizione della facciata, ma anche la distribuzione interna dei locali e spesso l’una è strettamente legata all’altra, anche se oggi molti se ne sbattano altamente di questo rapporto.
    E cosi’ si sventrano i palazzi, lasciando solo l’estetica dei prospetti, come se fosse una scatola, una bella scatola, una grande scatola, ma una scatola vuota.

  2. Sergio 43 ha detto:

    D’accordo. Due anni fa accolsi con favore l’invito di un amico a visitare l’ultima residenza romana di Mario Ridolfi nella “Casa delle Streghe” che il figlio, in procinto di sposarsi, aveva comprato. L’appartamento era completamente vuoto e potevo apprezzare la perfetta distribuzione interna della casa-studio. Poi venni a sapere quali erano le intenzioni demolitorie e ridistributive della sposina. Inorridii con lui, altrettanto contrario a tali trasformazioni ma l’ultima cosa che desideravo era mettermi a discutere con una sposina tanto insensibile. Fatica sprecata. Ci lasciammo con un “No, grazie” che il mio amico d’infanzia comprese allargando, sconfitto, le braccia. Adesso, quando passo a Via Marco Polo, mi chiedo che cosa avrà combinato la fanciulla. Mi sono rimaste, a futura memoria, le foto che feci nella visita.

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