ANALFABETI URBANI …

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Angelo Gueli su: SPERIAMO DI NO …

Sarà il nuovo simbolo di Parigi?

“Simbolo. E’ questa la parola chiave. Tutte le città storiche (e anche quelle un po’ meno storiche) ne hanno uno o più d’uno. In mezzo a questi simboli ci sono poi gli “edifici simbolo” che molto spesso assurgono a vero e proprio marchio della città. In linea di massima si tratta edifici che per la loro dimensione si stagliano sull’edificato comune. L’elenco è lunghissimo si passa da un’innumerevole quantità di cattedrali a torri di tutte le fogge e tipi, anfiteatri, teatri, palazzi comunali, regge e via discorrendo. Da sempre gli edifici simbolo hanno costellato le nostre città. Nella città storica hanno però tutti, inesorabilmente, una componente: rappresentano un sentimento / visione politica / religione condivisa e accettata dai cittadini. Sono cioè un distillato di retorica e lo sono a prescindere dalla loro funzione poiché rappresentano una convergenza intorno alla quale si concentra il sentire comune.
Emblematico è proprio il caso della Tour Eiffel, invisa e sgradita a molti intellettuali dell’epoca, poi però mantenuta all’evidente scopo di rappresentare e ribadire la supremazia tecnologica francese. In parole povere l’edificio più alto di Parigi pur essendo oggettivamente un enorme traliccio dalle poche se non nulle qualità estetiche ha motivo di essere lì poiché rappresenta ed è il simbolo di una nazione, è simbolo di un intera città. Immagine simbolica nella quale i parigini, a prescindere dall’oggettiva inutilità funzionale della torre, si riconoscono.
Così come Parigi anche la mia cittadina natale ha un simbolo: una colonna dorica del quinto secolo avanti Cristo oggetto di anastilosi nei primi anni del novecento alla quale i mie concittadini attribuiscono chiaro valore simbolico e rappresentativo, non è quindi necessario essere una capitale o grande città per aspirare ad un “edificio simbolo” ( mi viene da pensare grande città grande birillo, piccola città piccolo birillo…).
Ecco, tutta questa premessa porta ad un punto, gli edifici simbolo quando non sono di proprietà pubblica sono qualcosa che a essa molto si avvicina (chiesa, sinagoga, palazzo reale) ovvero sono oggetti intorno ai quali c’è condivisione di interesse, ergo sono di interesse pubblico.
Per secoli si è prestata molta attenzione sul fatto che l’edificio più alto della città non può e non deve essere il risultato della volontà di un singolo o di un ristretto gruppo di persone ma deve essere espressione di una comunità (a questo proposito è interessante la vicenda della Mole Antonelliana).
Venendo al dunque ritengo sia da idioti consegnate ad un privato la possibilità di realizzare un edificio simbolo che scavalchi o gareggi con la carica simbolica degli edifici pubblici. Che sia poi un sindaco socialista è veramente il colmo, è l’abdicazione del bene comune nei confronti degli interessi del singolo privato. Intendiamoci se domani lo stesso sindaco dicesse: “ ok adesso tutti possono costruire grattaceli”, un po’ come succede a New York o a Dubai, sarebbe una scelta politica, insensata per Parigi, ma pur sempre dettata da una logica, nella quale si ribadisce che tutti i potenti possono realizzare un edificio che soddisfi le proprie manie di grandezza, ne più ne meno di ciò che accadeva nelle città tardo medioevali italiane come San Gimignano. Ma a quel punto si tratterebbe di una scelta democratica che mette tutti i cittadini al pari tra loro: se hai i quattrini costruisci la torre che vuoi, se non li hai mi dispiace per te ma dovrai aspettare fino a quando non li hai messi da parte.
Viene da se che se tutti hanno la possibilità di costruire una torre non esisterà più un edificio simbolo ma l’insieme di quanto realizzato sarà esso stesso la rappresentazione del sogno di una comunità, New York e San Gimignano ne sono il chiaro esempio.
Viceversa consentire ad un qualunque Sig. PincoPalla di rivaleggiare con la Tour Eiffel dimostra semplicemente analfabetismo urbano.”

Angelo Gueli

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