L’ANIMATA RESISTENZA … DI MASSI APPENNINICO …

simone massi Books2b MASSI Da Eduardo Alamaro: …

“AAAappunti AAArtigiani AAAappenninici …
Tre euro, solo tre euro. Eppure eravamo in pochi. Solo sette, li ho contati, al cinema Astra al Mezzocannone di Napoli-Università. Ieri sera alle 19.00 per il “Cinema esteso”, una rassegna di film della Biennale che rotolano da Venezia a Napoli.
E rotolano così giù Massi di disegni faticati dall’Appennino marchigiano. Dico di SIMONE MASSI, “nato a Pergola nel 1970, fra gli ultimi pionieri dell’animazione “a passo uno”; con oltre 200 premi vinti nei principali festival nazionali e stranieri è ritenuto uno dei più importanti autori di cortometraggi di animazione a livello internazionale.”
Perciò son venuto all’Astra, per vedere questo “animatore resistente”, (viene prima l’uomo e poi l’artista); per vedere “l’animata resistenza”, un documentario sul suo lavoro artigiano in rapporto all’Appennino che l’ha partorito.
Filmato struggente, patetico, questo di FRANCESCO MONTAGNER e ALBERTO GIROTTO. E’ il ritratto di Massi disegnatore che incide letteralmente sulla sua vita; che usa le sgorbie e la matita come una zappa, nel tentativo (riuscito) di legarsi a quella dura terra dei suoi cafoni avi. Il nostro “resistente totale” infatti non si serve del computer per realizzare il suo prodotto, ma realizza tutto a mano, all’antica maniera. “La tecnica dei “graffi”, che egli ha adottato nelle ultimissime sue opere, gli consente di completare appena 6-7 disegni al massimo in una giornata, lavorando senza sosta dalla mattina alla sera, come un contadino. Per tale sua scelta di campo, per fare un film di 8 minuti, gli sono necessari anche due anni e mezzo di lavoro.”

Massi e’ evidentemente un prodotto autoctono dell’Appennino, con i suoi usi e costumi, con le sue durezze (la morte degli animali, che lamenta, per esempio); la gerarchia, l’ordine, la disciplina, ecc…). Massi ricorda con note dolenti il tempo perduto che ha impiegato per imparare ad amare la collina. Traguardo che raggiunse nel 2000, verso i trent’anni, quando scoprì morbida, soft, la collina; imparando così ad accarezzare con lo sguardo quel cuscino colorato nel quale riposarsi; quei seni odorosi di verde: è l’Appennino erotico e primordiale del Pan e del Pen, delle ninfe nei boschi …
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude….”, ma son cose passate. L’infinito è finito, pare. Oggi quelli sono scenari deserti, senza futuro, abbandonati, poesia che fu …
“Macerie, solo macerie, fine della civiltà contadina appenninica”, dice infatti Massi, l’ultimo “uomo del monte”; fine di quelle voci dell’infanzia sua, ancora echeggianti di lacerti di guerra partigiana, di fascisti, di tedeschi, di partito comunista, di passioni minori e di macerie ‘900, nemmeno nobili: macerie povere fatte solo di fango e di pietre di fiume e di ruscelli, ….
Poi la caduta del Muro, dei muri, delle mura, delle speranze, delle case, delle cose, di tutto. … Amen, una prece!
Tanti sacrifici, tanti morti, tanti monti da spianare, destinati al macero. Cos’è rimasto di tutto ciò? Niente, il resto di niente, come le rivoluzioni. “Tutto ciò non è servito a niente”, dice Massi l’appenninico. E allora perché resisti?, perché fai “animata resistenza? Perché incidi?” Niente, interrogato il Massi, il Massi non risponde … (una ipotesi: forse resiste per tigna, per cocciutaggine. “Per non dargliela vinta…”, come disse quel soldato di Napoleone che aveva resistito al “generale inverno” russo nella ritirata. E così, per tigna, per testardaggine, salvò la sua pellaccia e la speranza: l’attesa del Maggio, prima ver, prima verità. Appunto.
Saluti, Eldorado

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4 risposte a L’ANIMATA RESISTENZA … DI MASSI APPENNINICO …

  1. simone massi ha detto:

    Bell’articolo, molto partenopeo. Una domanda: in quale parte del film mi si chiede “perché resisti? perché fai animata resistenza”? All’inizio, al centro, alla fine? Così, per curiosità.

  2. eldorado ha detto:

    Leggo oggi “Una risposta a L’ANIMATA RESISTENZA” …
    simone massi ha detto il 25 settembre 2014 alle 18:59: “Bell’articolo, molto partenopeo. Una domanda: in quale parte del film mi si chiede “perché resisti? perché fai animata resistenza”? All’inizio, al centro, alla fine? Così, per curiosi-tà.”

    Risposta partenopea ta-ttà: sempre l’ho chiesto, dal principio alla fine del film resistente, non l’hai sentito, Simone? L’ho domandato (per darti una spinta, per aiutarti) dall’alba al tramonto del sole dietro la collina dell’Appennino tuo marchigiano autocentrato. Sopra, sotto e in mezzo al guado innocente e al guardo mio persistente. All’inizio, al centro, alla fine del tuo gioco d’animazione, con fredda mia commozione resistente! A sinistra, a destra e al centro del campo di gioco scenico del documentario. Cioè, meglio, gioco critico, evidente-mente. Gioco tra opera e spettatore. Tra osso e polpa che palpa e che pulpa. Tra monti e costa; tra guardia e ladro del tratturo. Tra artista e critico neorurale. Tra Massi mossi & rotolanti …. che vanno fino all’ombra dell’Ambra di Napule bella mia Mezzocannone. E ritorno, con interesse critico, in salita appenninica, via blog Muratore. E’ sempre andata e ritorno così: mazza, Massi e pivezo d’opera aperta artiGiana, oggi e sempre più veloce. Che maraviglia sto wuebb de la post-modernità, ta-ttà!!
    Saluti, Eldorado

  3. Pingback: “PERCHE’ RESISTI?” … | Archiwatch

  4. simone massi ha detto:

    Chiedo venia, nel trambusto non avevo sentito la domanda. Comunque sì, la risposta la indovini, è quella giusta.

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